Quali sono i Principi dell’Omeopatia?

L’omeopatia si basa su 4 principi fondamentali:

1.  la sperimentazione sull’uomo sano delle sostanze che saranno usate come farmaci;

2.  la scelta e la somministrazione dei farmaci sperimentati secondo la legge di similitudine ;

3.  il farmaco unico ;

4.  il farmaco diluito e dinamizzato.

la sperimentazione sull’uomo sano
Quanto sappiamo sui farmaci omeopatici deriva essenzialmente da studi compiuti su persone sane volontarie (sperimentatori). Un gruppo di sperimentatori sani assume il farmaco omeopatico e scrive accuratamente i sintomi insorti. La raccolta di questi. studi (provings) ci dice quale sia l’azione del farmaco sull’uomo.
I vantaggi di questa metodica sono:
1- non essendovi sperimentazione su animali, non c’è il problema, tipico della farmacologia allopatica, di vedere se l’azione dei farmaci sull’uomo sia diversa.
2- inoltre, le sperimentazioni sono state molto accurate. Per i farmaci più studiati sono stati raccolti migliaia di sintomi, di conseguenza il medico omeopata ne conosce a fondo l’azione. Non si sono mai verificate in omeopatia le “sorprese” (cioè effetti non precedentemente osservati) che hanno portato al ritiro dal commercio di molti farmaci allopatici. Ma come possono essere stati raccolti migliaia di sintomi?
Ad esempio uno sperimentatore può aver notato che il farmaco X ha causato tosse, ma più precisamente una ” tosse grassa che viene dopomezzanotte a letto disteso”. Poiché i sintomi del farmaco cambiano anche a seconda della reattività individuale, ciò spiega l’enorme numero di sintomi e la grande conoscenza clinica dei farmaci che si ha in omeopatia.

la scelta e la somministrazione dei farmaci sperimentati secondo la legge di similitudine
Il medico omeopata conosce i sintomi prodotti (temporaneamente !) dai farmaci omeopatici sulle persone sane. Quando, durante la visita, il paziente espone i suoi problemi, l’omeopata dovrà cercare di riconoscere quale farmaco ha prodotto nelle persone sane i sintomi più simili a quelli del paziente che ha di fronte. Se per es. un paziente è molto freddoloso, suda di notte nel capo ed ha le unghie fragili, allora il medico dovrà prescrivere un farmaco che nelle sperimentazioni abbia prodotto gli stessi sintomi. (Può sembrare strano che un farmaco omeopatico abbia prodotto sintomi comelafreddolosità o la fragilità delle unghie, ma in effetti è quanto è stato ripetutamente sperimentato). Se il farmaco è stato ben scelto, innescherà una reazione curativa nel paziente, che quindi guarirà dai suoi sintomi: il simile cupa il simile.
A prima vista, questo modo di procedere può sembrare molto strano, ma rispetta le leggi che l’organismo mette in atto per cercare di guarire. Se per es. un bambino di buona costituzione fa una faringite, il suo organismo producel’infiammazione della gola (che diventa infatti possa) per cercare di superare la malattia (innescata da virus o batteri); se il bimbo ha una buona reazione, ilmeccanismo dell’infiammazione permetterà di uccidere i batteri o di creare gli anticorpi ai virus: quindi, l’infiammazione è una reazione dell’organismo che serve alla guarigione. Se invece al bimbo viene somministrato un farmaco sintomatico, un anti infiammatorio, questo sì migliora i sintomi, ma inibendo l’infiammazione (anti infiammatorio) inibisce anche la capacità dell’organismo di guarire: quel bambino, la prossima volta che farà una faringite, avrà i meccanismi naturali dell’infiammazione inibiti, e di conseguenza la sua reazione sarà inferiore, per cui avrà più difficoltà a guarire. Questo meccanismo spiega come i farmaci allopatici curino bene le malattie acute, ma anche come il soggetto, che li assuma spesso, si ammali frequentemente. è un’osservazione clinica effettuata da migliaia di medici e milioni di pazienti.
Si potrebbe obiettare che il bambino del nostro esempio si riammala perché reso debole dalla malattia precedente; questo però è soloparzialmente vero, in quanto se si inizia a curare correttamente il bimbo con l’omeopatia, egli si ammalerà meno frequentemente ed avrà una reazione alla malattia più veloce. Molto spesso le persone tendono ad ammalarsi sempre più frequentemente non solo per la malattia in sé, ma anche per l’azione dei farmaci allopatici che inibiscono le reazioni curative dell’organismo.
Se diamo quindi al bambino con la faringite, che non ha da solo sufficienti capacità di auto-guarigione, un farmaco omeopatico, in realtà gli diamo un medicinale (diluito e dinamizzato, v. dopo) che abbia prodotto nei soggetti sani quel certo tipo di infiammazione(la più somigliante). La caratteristica veramente unica del farmaco omeopatico è che esso viene preparato in modo tale da stimolare la ripresa e l’efficacia del processo infiammatorio, il quale può così avere ragione dei batteri o dei virus. Questo meccanismo stimolato dal farmaco omeopatico ristabilisce quindi un corretto funzionamento dei meccanismi di difesa di quel bambino.

il farmaco unico
Gli studi sugli effetti dei farmaci omeopatici (provings) sono stati compiuti sperimentando un solo farmaco omeopatico: di conseguenza, il medico omeopata prescrive un solo farmaco omeopatico, simile ai sintomi presentati dal paziente. Occorre chiarire che in nessun proving sono mai stati sperimentati diversi farmaci omeopatici in diverse ore del giorno (per es.: farmaco – a – al mattino ; farmaco – b – al pomeriggio ; farmaco – c – alla sera) e non sono mai stati sperimentati miscele di farmaci diversi ( per es.: miscela x composta da farmaco a, farmaco b, farmaco c).
Di conseguenza, non è possibile sapere esattamente che cosa succedanell’organismo umano prescrivendo (1) farmaci omeopatici diversi in diverse ore del giorno e (2) miscele di diversi farmaci omeopatici; quindi, le terapie omeopatiche che utilizzano le metodiche del punto (1) oppure (2) non hanno un valido fondamento. Su questo punto c’è chi sostiene che l’omeopatia unicista sia sorpassata, e che sia meglio ricorrere a metodiche più moderne… Noi crediamo però che avere sperimentazioni omeopatiche come base per la pratica clinica omeopatica non sia affatto sorpassato…
Chi sostiene la validità di dare diversi farmaci omeopatici insieme,perché non rifà le sperimentazioni sulle persone sane dando diversi farmaci omeopatici insieme? Proponendo per una volta un esempio chimico, è noto che l’idrogeno e l’ossigeno sono due gas, ma uniti nella stessa molecola formano un liquido, cioè l’acqua: il mescolare due o più sostanze di partenza diverse può produrre effetti completamente nuovi, non prevedibili in partenza. Ci sembra quindi evidente che dare alla stessa persona farmaci omeopatici diversi produca un aumento del disordine interno dell’individuo: lo stato di malattia è caratterizzato da un progressivo aumento del disordine dell’organismo, la terapia omeopatica (come qualsiasi terapia corretta) deve aiutare l’organismo a trovare il suo ordine, il suo equilibrio e non deve quindi dare stimoli contraddittori.
Come riconoscere allora una prescrizione unicista? L’ omeopata unicista prescrive un solo farmaco per volta. Sulla ricetta ci sarà il nome (in latino) di un solo farmaco omeopatico, per es.:

Sulphur 200 CH (il numero 200 e la sigla CH indicano come è preparato il farmaco, v. dopo)

altro esempio:

Sulphur 30 – 200 CH (qui ci sono due numeri , 30 e 200: significa che il paziente deve assumere lo stesso farmaco, ma
con due preparazioni – dette diluizioni- diverse)

L’omeopata pluralista prescrive nello stesso paziente diversi farmaci omeopatici in diversi orari od in diversi giorni, per es.:

– Sulphur 9 CH ore 8

– Ignatia 30 CH ore 12

– Aconitum 9 CH ore 22

oppure:

– Sulphur 30 CH – Ignatia 30 CH a giorni alterni

L’omeopata complessista prescrive di solito diversi preparati (con nomi commerciali variabili) di diversi farmaci in diverse ore del giorno; vi sono esempi in cui, nella stessa ricetta, sommando i farmaci contenuti nei diversi preparati , si possono avere anche 40/50 farmaci omeopatici diversi per lo stesso paziente

il farmaco diluito e dinamizzato:
Il fondatore dell’omeopatia,- il medico tedesco Samuel Hahnemann, iniziò a sperimentare diversi farmaci nella terapia, ma incontrò subito difficoltà perché molti di quei farmaci erano tossici. Come si può notare, i problemi di allora sono simili ai problemi di oggi: per diverse malattie esistono farmaci efficaci, ma non è possibile usarli a lungo in quanto tossici. A questo punto, Hahnemann cominciò a diluire i farmaci, per diminuire la pericolosità, ma così facendo diminuiva anche l’efficacia degli stessi (anche oggi, in allopatia, se diluiamo farmaci attivi ma potenzialmente tossici, o ne diminuiamo la prescrizione, che equivale a diluirli, diminuiscono però sia la pericolosità che l’efficacia). Come uscire da questo vicolo cieco? Hahnemann fece una grande scoperta: se il farmaco, oltre ad essere diluito, veniva anche dinamizzato (cioè scosso dall’alto in basso per un certo numero di volte), l’efficacia del farmaco aumentava; inoltre, se questa operazione veniva ripetuta (cioè il farmaco epa progressivamente diluito e dinamizzato), il farmaco diventava sempre più efficace. Occorre sottolineare che:

1- Hahnemann non inventò nulla, fece solo delle osservazioni sperimentali ripetute ;
2-il procedimento di diluizione e dinamizzazione ,che porta al farmaco omeopatico, permette di avere un farmaco dalle caratteristiche uniche: è contemporaneamente efficace senza essere tossico (al contrario, in allopatia, i farmaci efficaci hanno tutti una tossicità, più o meno rilevante). Questo procedimento, inoltre, permette di usare come farmaci anche sostanze all’origine estremamente pericolose: in omeopatia, vengono usati per es. veleni di serpenti, ma la preparazione omeopatica ne elimina la tossicità.

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