La patogenesi e la Materia Medica: esperienza solo sull’uomo, perchè non sugli animali?

Autore: Med Vet Dr. Eric Vanden Eynde

Introduzione: ci sono soltanto due veri pilastri che sostengono saldamente in piedi l’arcobaleno dell’Omeopatia e gli conferiscono i suoi colori.

I due pilastri dell’Arte Omeopatica:

–          La descrizione del “Malato” attraverso “i suoi” sintomi peculiari.

–          La descrizione del “Rimedio” attraverso “i suoi” sintomi peculiari.

La descrizione del “Malato” attraverso “i suoi” sintomi peculiari: ogni malato è un essere umano unico tra i miliardi di uomini  vicini a noi nel presente, nel passato e nel futuro.

La malattia quindi non coincide con il malato, ed il malato conferisce alle caratteristiche nosologiche della malattia le sue caratteristiche individuali.

Perché “la” “malattia” che colpisce il paziente è soltanto una diagnosi nosologica, “apsorica”, “scientifica”, ci dice Hahnemann. L’Omeopatia è dinamica come la vita, è “quantica” e “psorica”, perché secondo Hahnemann non mira soltanto a guarire l’uomo dalla sua psore personale, cioè dalla sua malattia cronica vera e propria.

Questa malattia umana (o miasma) è invece psichica, perché è secondaria all’imperfezione innata, ad una percezione erronea, anche aberrante, del senso della vita umana, ad un rifiuto del supremo scopo esistenziale collegato ad ogni filo spirituale del Creatore, ad un divorzio fra l’alleanza eterna degli esseri terreni con le forze creatrici celesti (= della forza vitale universale creatrice del mondo materiale).

Organon, § 78.

Le autentiche malattie croniche naturali sono quelle che provengono da un miasma cronico, che fanno incessantemente dei progressi se non ci si oppone loro con mezzi di cura specifici e che, malgrado tutte le precauzioni immaginabili rispetto al regime del corpo e dello spirito, subissano l’uomo di sofferenze sempre crescenti, fino alla fine della sua esistenza. Sono i tormenti più numerosi e più grandi della specie umana, perché la forza della complessione, la regolarità dello stile di vita e l’energia della forza vitale non possono nulla contro di essi.

Hahnemann non parla molto dell’impiego dell’omeopatia né per le piante, né per gli animali, perché anch’essi sono “apsorici”; sono delle rappresentazioni fisico-materiali perfette del mondo metafisico immateriale, vitale ma non vivente, non organico, senza corpi carnali, ma tuttavia creatore. Il mondo fisico ed organico viene messo gratuitamente a disposizione di tutti i membri dell’umanità!

Tutti gli uomini sono dei fili spirituali della forza creatrice vitale e dei fratelli terreni di piante ed animali, partner sociali nel corso del nostro viaggio terreno. Quindi, la specie umana è come gli anfibi: certi di dover avanzare nel loro involucro di carne nella terra ferma ed anche obbligati ad accettare che torneranno nel mondo celeste dell’eternità e saranno quotidianamente posti di fronte alla scelta di utilizzare o meno la propria coscienza.

L’anfibio non si è potuto evolvere come gli altri animali terrestri, che tornano all’acqua soltanto per una nuotata. Gli anfibi dipendono sia dall’acqua che dalla terra ferma per la loro procreazione! Anche l’uomo, durante la sua vita terrestre, non può rinnegare la sua appartenenza a questi due mondi: un mondo materiale ed un mondo spirituale. La “religione” o ogni tipo di filosofia (1) che sostiene l’uomo lungo il suo cammino volontario nello sforzo di collegarsi alla terra ed al cielo, senza rinnegare né un mondo né l’altro, è un seme, un dono che soltanto l’uomo, fra gli animali sulla terra, possiede a livello potenziale.

Dopo questo discorso filosofico, gettiamo uno sguardo scientifico (2) sul nostro mondo:

Gli animali, le piante ed il mondo minerale ci offrono uno scenario vitale, ci nutrono e ci insegnano a vivere e diventano anche i nostri strumenti per cavarcela quaggiù e ci possono anche porgere dei rimedi omeopatici dinamici per guarirci dalle nostre aberrazioni, che sono le cause di tutte le patologie sul nostro pianeta.

Questo riconoscimento scientifico dell’implicazione della volontà umana in tutti i fenomeni terreni è già stato dimostrato mediante la fisica quantica più di 100 anni fa! La forza dinamica vitale di tutti gli elementi della natura è stata dimostrata mediante gli esperimenti di Hahnemann già più di 200 anni fa!

Quindi, si possono stabilire soltanto dei processi patogenetici validi sugli uomini, percettori e trasmettitori del mondo immaginario, immateriale.

Le piante e gli animali che non hanno accesso volontario a questo mondo spirituale o metafisico non possono esprimere il messaggio cosmico universale. Non possono raccontare ciò che provano! Le piante e gli animali sono dei membri del mondo terreno senza la percezione del mondo immaginario; esprimono una patologia vivente che risponde alle deviazioni o alle privazioni della salute cui sono sottoposti, indipendentemente dalla loro volontà. Le malattie che gli animali e le piante ci mostrano sono, per natura, delle prove della nostra mancanza di una buona gestione: la loro salute dinamica e la loro fertilità naturale dicono che il loro ambiente fisico ed etico è più che sufficiente.

L’uomo di buona volontà e cosciente provoca delle metamorfosi nel mondo animale e vegetale. Il mondo animale e vegetale sono creati in modo perfetto, e perdono questa armonia quando non possono più risolvere il loro compito vitale preciso, codificato geneticamente.

Per questo, deformiamo patologicamente piante ed animali quando ci allontaniamo dalle leggi naturali (scienze esatte) e provochiamo delle metamorfosi buone, adattate alle nostre scoperte naturali, quando seguiamo un’arte di vivere rispettosa della Natura.

Per esempio, scoprire che l’albero non offre soltanto frutti, perché ci permette di creare artigianalmente delle piroghe, delle case, dei mobili e delle ruote. Scoprire che dei grani di cereali sminuzzati ed ammollati richiamano il lievito che fa gonfiare la pasta, per diventare il nostro pane quotidiano. Scoprire che un lupo, utile in montagna, muta la sua forma in cane di montagna e quello che deve lavorare sul bordo dei laghi si trasforma in cane d’acqua, palmato.

Gli animali e le piante sono “corpi ed anime”, corpi animati; l’uomo è “corpo ed anima” ma è anche altro, grazie alla sua possibilità di accedere al mondo spirituale. L’uomo quindi è un figlio spirituale del Creatore ed un figlio della Creazione. L’homo sapiens è la Creatura Terrestre con il potenziale di “cambiare” il mondo e di fornirgli un “avvenire” dall’alto della coscienza collettiva. Se agisce in coscienza con solidarietà, consente l’elaborazione di un mondo giusto quanto quello della giungla, ma più colorato, più umano, perché più spirituale. Se l’Umanità presente non solidarizza con la Creazione, rileviamo delle patologie, degli inquinamenti e delle malattie nelle nostre piante e nei nostri animali che ci segnalano le nostre aberrazioni esplicite. Le patologie dei nostri animali e delle nostre piante sono dei processi patogenetici collettivi sul piano terreno. Quando siamo malati, noi possiamo utilizzare gli elementi della natura triturandoli, diluendoli e dinamizzandoli per guarirci individualmente.

La piccola prefazione delle Malattie croniche che segue, riassume molto bene la definizione della malattia “umana”. Non ci parla ancora della malattia degli animali, né delle malattie delle nostre piante. Perché queste sono sempre conseguenti ad un intervento maldestro degli esseri umani e ci servono a ritrovare la strada della comprensione.

Prefazione delle malattie croniche

Samuel Hahnemann ha apportato due cose alla medicina: dapprima un sistema terapeutico basato sulla Legge delle Similitudini, con la sua chiave, il modo originale di preparare i medicamenti attraverso la diluizione-dinamizzazione, poi una concezione della malattia basata sulla miasmatica, ovvero sulla definizione della malattia costituzionale e delle modalità di reazione di difesa utilizzate dal malato.

È attraverso lo studio, meditato, del Trattato delle Malattie Croniche, secondo testo fondamentale dell’opera di Hahnemann, che si potrà comprendere il concetto hahnemanniano della malattia.

Hahnemann si pone innanzitutto il problema del “miasma”, difetto nell’equilibrio dell’energia vitale nell’essere umano, sempre presente allo stato latente e che tende a manifestarsi sotto l’azione di fattori aggressivi esterni di natura psichica, fisica, chimica o traumatica. Questi fattori sono i rivelatori di una predisposizione alla malattia preesistente nell’individuo. La causa reale della malattia è quindi interna al malato.

I microbi, i vermi, i parassiti, gli incidenti ed i traumi, il tempo umido, il freddo ed il vento non sono che dei rivelatori di una mancanza di qualità di autodifesa, di un’insufficienza fisiologica o psichica, di un miasma o stato fragile della condizione umana, di animale imperfetto che si può elevare da solo, se se ne dà la pena. Questi fattori scatenanti, queste cause occasionali che costringono la malattia acuta a manifestarsi, sono incondizionatamente delle occasioni da non perdere! La malattia acuta o contagiosa è indispensabile per la cura di una condizione di salute, per rinfrescare nel quotidiano l’immunità di ogni organismo. È quando queste malattie contagiose o i processi fisiologici di pulizia interna non scoppiano che il corpo degenera e si abbruttisce per far fronte alle privazioni della salute in corso fino a che una malattia cronica degenerativa non si esprima debilitando per sempre il benessere del soggetto. In medicina, accanirsi a sopprimere tutte le cause occasionali e tutti i fattori scatenanti è aberrante, anche criminale.

Questo concetto fondamentale impone all’atto terapeutico una direzione precisa, se vuole essere efficace. È ciò che si deve raggiungere, è la causa della malattia. Ciò che bisogna raggiungere e cercare di guarire nel malato è quindi la sua suscettibilità fondamentale, la sua recettività ai fattori aggressivi esterni e non quelli occasionali da soli.

Si ha quindi l’evidenziazione della sintomatologia vicariante, eliminatrice, che consente per qualche tempo di salvaguardare il funzionamento ottimale degli organi essenziali per la vita. Questa sintomatologia esprime il tentativo, lo sforzo compiuto dalla forza vitale allo scopo di ritrovare il proprio equilibrio e, per questo motivo, deve essere rispettata.

La soppressione di questi sintomi vicarianti, attraverso un trattamento localizzato di una qualsiasi sorta non potrà che aggravare la malattia fondamentale, che allora si manifesterà necessariamente, prima o poi, sotto una forma identica o diversa, ma sempre più grave.

La chiara comprensione di questo meccanismo della malattia, così come i modi approntati dalla Forza Vitale per rimediarvi, evita al medico di commettere questi due errori grossolani che consistono in un primo tempo nell’ingannarsi sulla causa reale della malattia e poi nel procedere ad interventi terapeutici che aggravano la condizione del malato.

In terzo luogo, lo studio del Trattato delle Malattie Croniche ci insegna questa nozione fondamentale di “continuità nella storia patologica del malato”. La malattia di oggi deriva da quella di ieri, che non è stata guarita perché la terapia applicata non ha modificato la suscettibilità del malato.

La sua predisposizione non è stata corretta allora ed è per questo motivo che è di nuovo malato oggi. Hahnemann ci insegna a ristabilire l’unità del malato nel tempo e ci indica come e perché i diversi avvenimenti della sua vita patologica siano concatenati, con l’ultimo che necessariamente deriva dai precedenti.

Il miasma o suscettibilità fondamentale causa reale della patologia, reazione curativa di eliminazione, unità del paziente nel tempo: ecco i tre grandi punti della concezione hahnemanniana della malattia, sviluppata nel Trattato delle Malattie Croniche.

*L’omeopatia pratica, diretta e tecnica della maggior parte dei veterinari detti omeopati è applicata allo scopo di annientare la malattia di un animale. Questa omeopatia è sempre reattiva nell’intento di sopprimere i sintomi osservati che causano disagio al proprietario; quindi è un valore ancora più alto dell’allopatia, perché l’omeopatia di questo livello non è chimica e non è tossica. Risolleva sempre la qualità dell’energia vitale dell’animale che allora può trovare un altro modo biologico o comportamentale per sfuggire alla patologia indotta da una mancanza di qualità della vita.

Questa omeopatia di primo grado ci consente quindi di intervenire sul terreno esteriore malsano o senza etica, finché non ci si impegna per migliorarlo. Questa omeopatia pratica e piuttosto facile ha i suoi successi in tempi più o meno brevi nell’ambito dello sfruttamento degli animali da reddito, che ci forniscono i nostri alimenti patogeni ed anche nell’animale domestico, che nel nuovo vocabolario mondiale può essere definito “pet”, trastullo affettivo  privato del cittadino del pianeta mondo, turista nel quotidiano.

Una volta catalogato come animale da reddito oppure da affezione, questo essere vivente non ha più alcuna probabilità di gioire di una vita “naturale”, in un ambiente sano che ne rispetti il territorio, l’alimentazione naturale e la cultura o tradizione da cui deriva. La certificazione di origine sana, normale e naturale non è più accettabile. L’animale viene deportato e non è trattato in conformità con la sua natura! Per rispondere alle nuove esigenze del nostro nuovo mondo dalla seconda guerra “mondiale”, tecnologica ed atomica, questa volta il medico che si definisce omeopata dove sapersi destreggiare fra l’astenersi dal fare quello che farebbe ed impegnarsi a fare ciò che serve a seconda del “momentum” del momento e l’atmosfera dell’ambiente in cui la visita si svolge.

Un rendimento economico valido è sempre meno parallelo all’investimento personale del medico che segue le regole dell’arte di guarire.

Invece, le guarigioni incontrate lungo il cammino dell’omeopata hahnemanniano suscitano sempre ammirazione e superano sempre i limiti attesi.

Org. §9.

In condizione di salute, la forza vitale immateriale che anima dinamicamente la parte materiale del corpo esercita un potere illimitato. Mantiene tutte le parti dell’organismo in una ammirevole armonia vitale, sotto il rapporto del sentimento e dell’attività, in modo che lo spirito dotato di ragione che risiede in noi possa liberamente impiegare questi strumenti viventi e sani per raggiungere l’obiettivo elevato della nostra esistenza.

* Nuove difficoltà dovute al modernismo:

Il nostro mestiere, la nostra arte richiede, dunque, ancora di più oggi a colui che pratica l’arte di guarire, perché il mondo non è più “naturale”, più “terreno” né “tellurico”, ma artificiale, falso, virtuale, pieno di tesi indecenti ma allettanti e quindi senza avvenire biologico, né ecologico. Soltanto un robot sarà ideale per accettare l’artificio e l’inquinamento. La produzione di “cloni” in laboratorio da oggi in poi sarà più efficace della fertilità naturale e carnale. Un umano robotizzato sarà meno suscettibile moralmente, meno sensibile fisicamente alle malattie acute ma allora altrettanto meno capace di evolversi consciamente.

Per i comuni mortali la difficoltà a vivere le nostre privazioni di salute imposte dal sistema economico planetario è relativamente la stessa: per una mamma che lo voglia, diventa molto difficile partorire nel calore della sua famiglia, in casa sua con l’aiuto di una donna esperta, senza alcuna iniezione tossica nel profondo della colonna vertebrale. L’andamento naturale è anormale ed illegale! I veri mestieri sono decaduti, come l’arte di vivere, ma le professioni seguono delle procedure aberranti, che però, per contro, sono sostenute dai nostri nuovi regolamenti.

Ogni Omeopata deve quindi – ancora oggi – prima di tutto restare un buon clinico e deve evitare di diventare unicamente un teorico. Senza lo studio clinico non c’è modo di valutare una prognosi, né una strategia d’azione. Ma con una diagnosi nosologica non c’è modo neanche di trovare un rimedio dinamico e diluito che non sia soppressivo.

Senza lo studio delle scienze dette esatte e della fisica quantica, nel rifiuto delle norme terrestri e telluriche naturali, il medico non può più acquisire abbastanza discernimento per valutare l’intervento più sano, più rapido e meno nocivo da seguire! Deve innanzi tutto rispondere alla legge inumana del momento, oppure trovare l’arguzia che permette di sfuggire a tutto quest’inganno.

Quindi il medico che decide di rispondere alle leggi della salute, della malattia e della guarigione, leggi universali descritte nei due grandi capolavori – L’Organon dell’Arte di guarire e le Malattie Cronichedel nostro Maestro Samuel Hahnemann, sa che non avrà mai abbastanza tempo durante la sua vita terrena per acquisire tutte le conoscenze di questo Universo, ma che non è necessario per conservare la forma; saprà accettare la “misura umana” che è umile, ma alla sua giusta altezza e soprattutto al momento “buono”!

Saprà che non ha bisogno di una tecnologia sofisticata per trovare i veri sintomi guida, i soli indici omeopaticamente validi.

*I sintomi primitivi ed unici del paziente(§153) si possono scoprire soltanto attraverso l’arte dell’osservazione, con un ascolto senza pregiudizi del paziente e con un’esperienza clinica seria, ma artigianale, condotta con i cinque organi di senso che abbiamo in comune con tutte le creature viventi che hanno portato a compimento lo sviluppo del “mammifero superiore”, il carnivoro e l’onnivoro.

Tutte le ricerche tecnologiche in laboratorio sono necessarie e apprezzabili per scoprire il nome della malattia nosologica e l’handicap anatomico, che sono apsorici: tutti i sintomi che le sono specifici e patognomonici o che derivano dall’handicap anatomico non rivelano il nome del rimedio omeopatico!

Tutt’al più si potranno scoprire i fattori o le privazioni della salute che provocano queste malattie o sindromi specifiche.

Una volta scoperta, la privazione della salute più causale deve essere messa fuori funzione volontariamente, il più in fretta possibile. Tutti i sintomi patognomonici riconosciuti saranno il più delle volte eliminati dalla lista dei sintomi omeopatici.

*Il lavoro sul sé e la resistenza alle proposte indecenti della modernità:

L’uomo, l’Homo Sapiens, Mammifero “pensante e quindi ragionevole” deve dunque lui stesso accettare e mettersi dei limiti propri che devono rispondere all’Evidenza “terrena” ed alle limitazioni che l’Etica umana impone agli esseri detti “saggi” e “di buona volontà”, che mirano a rendere la generazione seguente un mondo ancora più sano e più gradevole di quello che possiamo condividere oggi. È quindi indispensabile tenere uno sguardo critico sul mondo presente, quello in cui ci muoviamo.

La tecnologia “moderna e sofisticata” che oggi dirige tutti i movimenti di ogni cittadino e di tutti i suoi dirigenti non può che illuminare il cammino di un “extraterrestre”. Il cittadino planetario trasforma volontariamente o innocentemente la terra in un paesaggio lunare, in cui la vita sana e gradevole è esclusa per tutti coloro che non indossano una tuta da astronauta (in materiali sintetici petrolchimici, isolanti al 100 per cento) per una “passeggiata spaziale sicura” nel vuoto (l’ideale per l’interspazio tra i pianeti, senza gravità né atmosfera terrestre).

La tecnologia è il nuovo motore e la nuova bussola che guida l’astronauta disumanizzato (quello che rifiuta di restare terreno) nel suo proprio inquinamento, per cui non si confronta più né con l’autentico, né con l’etico. Lo sostiene nel suo divorzio con il suo pianeta, la sua culla e il suo alto destino eterno (divino). Questo divorzio esplicito certifica la decadenza e l’inquinamento che disabilitano tutti gli esseri viventi del pianeta. La nostra tendenza disumana trascina tutto il pianeta nella patologia debilitante in cui il più “abbrutito” si sente il più felice!

L’omeopata che si rifiuta di avere una visione allargata alle norme terrestri e celesti o quello che si rifiuta di notare le privazioni della salute che favorisce o che non neutralizza nei suoi pazienti limiterà così il potenziale del rimedio omeopatico. La guarigione non potrà più rispondere ai criteri hahnemanniani.

b)       La descrizione del  “Rimedio” attraverso i “suoi” sintomi peculiari.

1/ Qui interviene il senso di “La patogenesia”, la chiave dell’opera di Hahnemann, la sperimentazione dei rimedi studiando i suoi effetti sull’uomo sano.

Org. § 120.

Bisogna quindi distinguere bene i medicamenti gli uni dagli altri, perché è da questi che dipendono la vita e la morte, la malattia e la salute degli uomini. Per questo, è necessario fare con cura delle esperienze pure, che abbiano per obiettivo lo svelare le facoltà che appartengono loro e gli effetti autentici che producono nelle persone che stanno bene. Procedendo così, si impara a conoscerle bene, ad evitare ogni equivoco nelle loro applicazioni al trattamento dei malati, perché non c’è che un rimedio ben scelto che possa rendere al malato, in una maniera pronta e durevole, il più grande bene della terra, la salute del corpo e dell’anima.

Io vi richiamo un passaggio di uno scritto del Dr. Edward C. Whitmont nel libro di Jeremy Sherr intitolato “Principi e metodologia della patogenesia omeopatica”.

“Paracelso, Philippus Theophrastus Aureolus Bombastus von Hohenheim », e grande precursore di Hahnemann, affermava “che non esiste una malattia per cui non sia stato creato un rimedio naturale e determinato per scacciarla e guarirla”. L’opera patogenesica di Hahnemann, di Allen, di Hering, di Kent e dei loro successori, ai quali bisogna aggiungere Jeremy Sherr, ha stabilito sperimentalmente la probabile fondatezza di questa ipotesi capitale. Infatti, la molteplicità delle sostanze che esistono sul nostro pianeta sembra ben essere il riflesso dei vari tipi di malattie e di conflitti interiori che esistono nell’uomo.”

Una sperimentazione omeopatica deve restare conforme alle esigenze scrupolose che Hahnemann ci ha descritto e che Jeremy Sherr ci ricorda: senza pubblicazione, le nostre patogenesie non possono essere conosciute e quindi sono inutili.

Org. § 21

Dato che l’essenza curativa dei medicamenti non è riconoscibile di per sé, il che è innegabile, e le esperienze pure, anche quelle condotte da osservatori dotati della più rara perspicacia, non ci potranno far percepire nulla che sia in grado di far definire queste sostanze come medicamenti o mezzi curativi, tranne la loro facoltà di produrre dei cambiamenti manifesti nella condizione generale dello stato di salute del corpo umano e, soprattutto, di rendere malato l’uomo che sta bene, nel quale suscitano numerosi sintomi di morbilità ben caratterizzati, dobbiamo concludere che, quando i medicamenti agiscono come mezzi curativi, non possono esercitare la loro virtù se non attraverso questa facoltà che possiedono, di modificare la condizione generale dello stato di salute, facendo nascere dei sintomi specifici.

Di conseguenza, bisogna attenersi unicamente agli accidenti morbili che i medicamenti provocano nel corpo sano, considerandoli come la sola manifestazione possibile della loro virtù curativa intrinseca, se si vuole apprendere quale sia, per ognuno di loro, il potenziale di generare malattie, il che equivale a dire quali malattie sono potenzialmente in grado di guarire.

§110.

Scorrendo ciò che gli autori hanno scritto sugli effetti dannosi delle sostanze medicinali che, per negligenza, intenzione criminale o altro, erano pervenute in grande quantità nello stomaco di persone sane, ho percepito una certa coincidenza tra questi fatti e le osservazioni che avevo raccolto su me stesso e sugli altri, in occasione di esperienze in cui lo scopo era riconoscere il modo di agire delle stesse sostanze nell’uomo sano. Li si cita come casi di avvelenamento e come prove di effetti perniciosi inerenti l’impiego di questi agenti potenti. La maggior parte di coloro che li riferiscono ha avuto l’obiettivo di segnalare un pericolo. Qualcuno li annuncia anche per fare sfoggio dell’abilità che ha dispiegato, trovando dei mezzi per ripristinare a poco a poco la salute degli uomini che l’avevano persa in modo così violento. Parecchie persone, infine, per scaricare la loro coscienza della morte dei malati, adducono la malignità di queste sostanze, che allora chiamano veleni. Nessuno fra questi ha sospettato che i sintomi nei quali volevano vedere soltanto prove della velenosità dei corpi capaci di produrle, erano degli indici certi, che svelavano l’esistenza in questi stessi corpi della facoltà di distruggere, a titolo di rimedi, i sintomi simili a malattie naturali. Nessuno ha pensato che i mali che suscitano sono l’annuncio della loro omeopaticità salutare. Nessuno ha capito che l’osservazione dei cambiamenti ai quali i medicamenti danno luogo nelle persone che stanno bene era l’unico mezzo di riconoscere le virtù curative di cui questi ultimi sono dotati, perché non si può arrivare a questo risultato né per ragionamento a priori né attraverso l’odore, il sapore o l’aspetto delle sostanze medicinali, né mediante l’analisi chimica, né con la somministrazione ai malati di ricette in cui sono associati ad un numero più o meno grande di altre droghe.

Infine, nessuno ha presagito che queste relazioni di malattie medicinali forniranno un giorno gli elementi di una vera e pura materia medica, scienza che, dalla sua origine a questo giorno, non consiste che in un ammasso di congetture e di finzioni, o che, in altri termini, non ha ancora affatto avuto un’esistenza reale (1).

Anche se non si conoscono ancora abbastanza bene i primi policresti già sperimentati dai nostri maestri deceduti, bisogna anche adeguarsi alle esigenze delle nuove aberrazioni che il nuovo mondo ha ordito. I nuovi inquinamenti morali e fisici rendono la salute impossibile: oggi il pianeta è inequivocabilmente malato e provoca così delle nuove sindromi che stanno minacciando la vita degli uomini ed indirettamente quella delle loro piante ed animali domestici. Gli ostacoli alla salute delle nostre piante e dei nostri animali, che sono costituiti da tutti i pezzi derivanti dalla nostra evoluzione in disaccordo con le leggi naturali, pongono delle nuove sfide agli uomini che tentano di curare il loro prossimo e i loro animali domestici.

Già Hahnemann ci ha messo la pulce nell’orecchio annunciandoci il primo “nosode” “psorico” come rimedio che sblocca il malato intrappolato da un ambiente sofferente ereditato. Quando intere generazioni non hanno portato a termine le loro missioni umane tutto il pianeta e tutti i sopravvissuti presenti sono sottoposti ad una patogenesia comune, che colpisce anch’essa i diversi soggetti in un modo individuale ed occasionale.

Se i salmoni (Oncorhynchus, acque salate) e le anguille (Anguilla, acque dolci) non possono più compiere il loro viaggio intorno al globo nel modo proposto dal loro codice genetico, se d’altra parte gli scorpioni (Androctonus) e gli scarafaggi (bacherozzi o blatte) si vedono favoriti dalla comparsa di un inquinamento radioattivo traumatico esterno e da un isolamento deciso delle nostre nuove case, che sono costruite con le caratteristiche dei nostri bunker durante la guerra atomica, dobbiamo proprio cedere all’evidenza: “Bisogna trovare i nuovi rimedi omeopatici che ci possono liberare da tutto ciò che ci ha fatto dimenticare la verità e abbandonare il buon senso”.

Per esempio, ogni persona che vive in un “bunker o una gabbia di Faraday” subisce dei traumatismi che sono delle privazioni della salute. Oggi gli architetti laureati presso le più grandi università del mondo non sono più i mastri costruttori di una volta, perché costruiscono senza scrupoli in tutto il mondo delle abitazioni adattate alla tecnologia, ma non conformi alla salute dei mammiferi superiori.

Davanti a tutte le nuove privazioni della salute stabilite dalla tecnologia moderna bisogna trovare i nosodi ed i rimedi che derivano da elementi naturali adeguati.

Tra le migliaia di possibilità bisogna con finezza trovare i rimedi derivanti dai vari regni naturali (es. salmone, scorpione) e selezionare i nosodi derivati dei nostri laboratori farmaceutici (nosodi vaccinali) e di altre industrie (per esempio, cioccolato) che squilibrano e bloccano ogni sana evoluzione.

Questi rimedi devono necessariamente essere passati attraverso lo screening delle buone patogenesie per poter infine essere trasmessi e utilizzati bene dai maestri nell’arte di guarire.

Apprezzamento della Qualità dei nostri nuovi rimedi. I nuovi rimedi senza patogenesia importante non sono rivelatori di un lavoro omeopaticamente conforme! Patogenesia su se stessi, patogenesia fatta da gruppi con un direttore di sperimentazione meticoloso.

Kent ci dice nei suoi “Scritti minori, nuovi rimedi”: “Non arriverete a trovare venticinque patogenesie adeguate dopo Hahnemann. Tralasciano ciò che richiama l’immaginazione e non presentano che l’anatomia patologica.”

Come Hahnemann egli insiste sul fatto che ogni omeopata affronti l’esperienza veritiera dell’omeopatia partecipando a delle patogenesie.

Apprendere su se stessi.

Elargire la nostra materia medica è indispensabile ma in modo conforme all’omeopatia.

Org. § 141.

Ma, di tutte le esperienze pure relative ai cambiamenti che i medicamenti semplici producono nella salute dell’uomo ed ai sintomi morbili dei quali possono provocare la manifestazione nelle persone che stanno bene, le migliori saranno sempre quelle che un medico dotato di buona salute, esente da pregiudizi, e capace di analizzare le sensazioni, farà su se stesso, con le precauzioni del caso. Non c’è nulla che si possa conoscere con maggiore certezza di ciò che si è provato su se stessi.

Nota: Le esperienze fatte su noi stessi hanno ancora un vantaggio che è non è possibile ottenere altrimenti. Innanzi tutto, procurano la convinzione di questa grande verità, che la virtù curativa dei rimedi si fonda unicamente sulla facoltà di cui essi godono, di provocare cambiamenti nella condizione fisica e morale dell’uomo. In secondo luogo, insegnano a comprendere le proprie sensazioni, i propri pensieri, la propria morale, fonte di ogni autentica saggezza (γνwθι  σεαυτoν) e fanno acquisire il talento dell’osservazione, di cui un medico non può fare a meno. Le osservazioni fatte sull’altrui non hanno affatto lo stesso fascino di quelle fatte su noi stessi. Quello che osservano gli altri è sempre a rischio del fatto che essi non approvino esattamente quello che dicono, o non esprimano in modo corretto ciò che sentono. Non si è mai sicuri di non essere stati affatto ingannati, almeno in parte. Questo ostacolo alla conoscenza della verità, che non si può mai scartare interamente quando ci si informa dei sintomi morbili provocati da un altro con l’azione dei medicamenti, non esiste affatto nelle prove che si fanno su se stessi. Colui che si mette alla prova sa  esattamente cosa sente, ed ogni nuova prova che tenta sulla propria persona è per lui un motivo per estendere di più le sue ricerche, trasferendole su altri medicamenti. Certo, come egli è, di non sbagliarsi, sarà sempre più abile nell’arte così importante di osservare, ed il suo zelo raddoppia nello stesso tempo, perché gli insegna a conoscere il vero valore delle risorse dell’arte, che sono ancora così carenti. È non crede d’altro canto che i piccoli inconvenienti che incontra provando dei medicamenti siano dannosi per la sua salute.

L’esperienza prova, al contrario, che non fanno che rendere l’organismo più adatto a respingere tutte le cause morbose, naturali o artificiali, e che lo fortificano contro il loro influsso. La salute diventa più solida, ed il corpo più robusto, come dimostrato da tutte le esperienze.

La conoscenza provata da una patogenesia fatta su se stessi è incomparabile rispetto a quella ottenuta dai libri. Fare una patogenesia è vivere un’avventura che ci fa sentire e comprendere che ogni uomo è veramente un figlio della terra, che è parte integrante dell’universo cui partecipa.

Ciò che si è provato di una patogenesia sveglia le capacità umane che resterebbero sepolte: un buon consiglio per tutti quelli che desiderano progredire bene nella scienza omeopatica è quello di fare esperienze partecipando a delle patogenesie.

3/ Ogni sostanza trovata sulla terra può essere strumento di una sperimentazione, ma per subire una patogenesia lo sperimentatore deve rispondere ad un certo criterio di “salute” morale e fisica!

§32.

Ma è ben diverso per le forze morbifiche artificiali che chiamiamo medicamenti. Infatti, in tutti i tempi, in tutte le circostanze, un vero medicamento agisce su tutti gli uomini, suscita in loro i sintomi che sono loro propri, alcuni dei quali risultano chiaramente percettibili, quando li si somministra a dosi abbastanza forti; in modo che ogni organismo umano vivente debba essere, in ogni tempo ed in maniera assoluta, attaccato ed in qualche modo infettato dalla malattia medica; il che, come io ho detto poco fa, non è affatto il caso delle malattie naturali.

§ 134.

Tutte le forze esteriori, e principalmente i medicamenti, hanno la proprietà di produrre, nella condizione dell’organismo vivente, dei cambiamenti particolari, che variano per ciascuna di loro. Ma i sintomi propri di una sostanza medicamentosa qualsiasi non si manifestano tutti nella stessa persona, né simultaneamente, né nel corso di una stessa esperienza; al contrario, si vede una stessa persona provare di preferenza talora questo, talora quello in una seconda, terza esperienza, tuttavia in modo che nella quarta, ottava, decima, ecc… persona, forse, vedrà ricomparire numerosi sintomi che si sono già mostrati nella seconda, sesta, nona, ecc… I sintomi non si manifestano neppure nelle stesse ore.

Quindi soltanto i malati in stadio avanzato sono esclusi da ogni tipo di sperimentazione omeopatica, perché la ripetizione di dosi troppo forti potrebbe perturbare la condizione di malato, se è troppo dissimile. Le patogenesie si fanno unicamente con persone che stanno bene! Eppure, noi vediamo perfino la possibilità di una guarigione in uno sperimentatore malato che non sa di esserlo, quando il rimedio sperimentato è vicino al suo simillimum! Il tutto sta nell’essere meticolosi nell’osservazione e prudenti quando bisogna ripetere le dosi!

§ 126

Colui che tenta l’esperienza deve evitare, durante tutta la sua durata, di dedicarsi a lavori faticosi per corpo e spirito, ad eccessi, a passioni disordinate. Bisogna che nessun impegno pressante gli impedisca di osservarsi con cura, e che da solo ponga un’attenzione scrupolosa a tutto ciò che proviene dal suo interno, senza che nulla lo distragga, affinché unisca alla salute del corpo il grado d’intelligenza necessario per poter destinare e descrivere chiaramente le sensazioni che prova.

LA VALUTAZIONE CLINICA, MALATTIE UMANE ED ANIMALI: QUALI DIFFERENZE?

Relazione delle malattie infettive sulla terra: l’animale selezionato dal microbo trasmette un messaggio? Ruolo delle zoonosi! L’evidenza dei “tropismi”!

Es. Toxoplasmosi e il gatto che minaccia così la donna incinta.

Mixomatosi, esclusiva per i conigli, non tocca l’uomo.

Rabbia ed i suoi vettori volpe e tasso e colpisce anche tutti gli animali a sangue caldo.

Poliomielite e il suino.

Tetano ed il cavallo.

Vaiolo bovino, canarino, ecc…

I microrganismi sono esseri invisibili ad occhio nudo, sono l’organizzazione stessa, fondamentale ed originale dello scenario vitale di tutti gli esseri viventi, sempre pronti ad adattarsi alle nuove esigenze:

1 – ripristinare l’armonia quando l’uomo agisce nell’aberrazione

2 – sostenere l’uomo e difenderlo quando va in direzione del buon senso universale

3 – riciclare nel silenzio e nel buio delle viscere e dei sotterranei tutto quello che si manifesta nella luce dell’universo visibile.

Il regno di tutti i microrganismi contiene anche degli organismi unicellulari che non appartengono né al regno delle piante, né a quello degli animali. È difficile definire queste cellule, esseri unicellulari cui per nascita è proibito evolversi verso il mondo manifesto e visibile ad occhio nudo. Non possono avere un’evoluzione e non potranno mai organizzare loro stessi per loro stessi: mai degli scioperi autorizzati, i sindacati proibiti per sempre!

Esclusi dall’appartenere ad una vera famiglia rispettabile ed apprezzabile dall’uomo, queste cellule inconoscibili tranne che attraverso analisi in laboratorio sono ignorate o detestate ingiustamente. Si può precisare questo regno di piccoli animali, più per quello che non è che per quello che è. Non sono né piante, né animali e molto poco differenziati. Non sono intrappolabili perché sempre all’opera ed alternano sempre la funzione secondo la necessità di ogni momento! Si moltiplicano ultrarapidamente, contengono un minimo di struttura molto semplificata e si adattano più in fretta delle nostre appropriate fabbricazioni di mezzi d’analisi che devono essere supersofisticati. Non li si può analizzare scientificamente che in un ambiente di laboratorio che si definisce “in vitro”, isolato dal loro contesto naturale; è per questo che tutte le analisi sono inutilizzabili, mentre quelle “in vivo”, nella vita corrente, risultano più vantaggiose.

Non cerchiamo dei medicamenti, né delle trasformazioni in laboratorio, laddove un’arte di vivere ed il buon senso di tutti gli “amanti della vita” possono “fertilizzare e guarire” tutti gli abitanti del pianeta.

Un consumatore diventa così in fretta impressionabile che l’espressione “per proteggere il consumatore” è sufficiente alla pubblicità menzognera ed ai gestori ministeriali per plagiarlo!

Anche il sistema di controllo delle misure adottate si fonda sulla convinzione che la semplice applicazione di un’etichetta adesiva da parte di un professionista o il ricorso ad un’amministrazione elettronica e burocratizzata, come Sanitel per esempio, siano sufficienti a garantire il benessere dell’uomo e dei grossi animali sottoposti alla sua tutela!

È questa infantilizzazione del mondo degli adulti che è necessario che guarisca! Occorrerà trovare molto presto una nuova strategia ma sicuramente arrestare il massacro medico!

I cani ed i gatti domestici, i nostri animali più vicini, subiscono le stesse aberrazioni  al loro condizionamento naturale innato e selezionano fra le malattie microbiche quelle per cui possiedono il codice genetico innato. Sono due carnivori con valori comuni e specificità peculiari!

Il gatto animale solitario, con destino regale, che tiene alla proprietà, ci chiarisce con la toxoplasmosi (zoonosi), e con le malattie dovute ai  sottovirus, come l’AIDS (Sindrome da immunodeficienza acquisita) che noi abbiamo abbandonato la giusta via, lasciando il nostro alto destino, la nostra dignità e l’integrità di uomini. Aderendo alla promiscuità ed ai nostri sistemi sociali che sostengono l’agiatezza, dimostriamo che abbiamo mollato la presa. È sicuramente l’attitudine utilitaristica, percezione dell’egocentrismo della maggior parte dei consumatori, che porta al caos attuale. Ci serve un certo rispetto di noi stessi, come fa il gatto, per dominarci e rifiutare senza chiacchiere le tesi indecenti attuali e per acquisire il sentimento di fraternità verso gli altri esseri umani. Colui che non ha occhi che per se stesso ha anche perso la sua qualità di difesa immunitaria originale personale. Molti uomini hanno perso la fierezza del loro “EGO”, non hanno più abbastanza egoismo per salvare la propria personalità ma mantengono la testa dritta nonostante il loro comportamento sleale.

E i cani, animali sociali, altruisti o bricconi, ci indicano molto bene che si adattano anche facilmente a questo modo di vita artificiale, facile e confortevole, che non obbedisce più alle esigenze sane ma acconsentono a pagare lo stesso prezzo dei loro proprietari, senza però lamentarsi. Reagiscono spontaneamente e lasciano degenerare i loro corpi, il loro organismo fino alla cronicità piuttosto che sviluppare delle malattie autoimmuni. Si adattano e formano così meno malattie autoimmuni ma soprattutto delle malattie croniche organiche degenerative e dei cancri… ecc.

Il cane è il conoscitore supremo del senso della gerarchia, capace di cambiare da maestro assoluto in una situazione a schiavo sottomesso in un’altra.

Riconoscimento della proprie capacità e dell’autorità dell’altro.

Per proteggere la chiesa al centro del villaggio passa spontaneamente da sinistra a destra e viceversa (vedi Lac Caninum).

L’igiene e la pulizia tengono conto dei microbi: la sterilità è criminale, decide di sterminare i microbi! Esiste quindi un saper fare, un saper vivere che permette l’eccellenza considerando l’essenziale.

Per funzionare bene bisogna tener conto del proprio alter-ego, l’altro, il contrario! Eliminare il proprio nemico è criminale e non è saggio.

Se l’uomo aiuta a rimettere in ordine se stesso, questi piccoli esseri microscopici spariscono e si inseriscono in una disoccupazione “tecnica”, ma restano “disponibili” al minimo indice di squilibrio. Prendete l’esempio delle drammatiche malattie epidemiche, come la peste ed il colera, che sparivano dal momento in cui l’uomo “architetto” organizza delle fognature e l’approvvigionamento di acqua potabile.

Si sono manifestate nei momenti decisivi in cui l’uomo che fugge dalle campagne si installa nelle città (paragonabili a bidonville) senza un’organizzazione adeguata. Non ha bisogno di antibiotici, di asepsi ed ancor meno di vaccini per regolare convenientemente il processo.

Queste epidemie sono atroci ma le cause che le provocano non sono ripugnanti, perché irragionevoli e, di fatto, patogene?

È stato necessario curare i malati con l’arte del guarire, interrare i morti, poi confessare i torti, riparare i danni ed organizzarsi bene per il futuro. La recidiva ci sta sempre sotto il naso! L’arte di vivere è quindi la sola prevenzione, la medicina non ha che un destino: guarire il malato. Impiegare dei medicamenti che sono curativi per definizione, in anticipo (medicina preventiva fruttuosa) è mettere il carro davanti ai buoi; è spettacolare, complicato e sofisticato ma del tutto inefficace.

I microbi nominati dall’inizio (rabbia, influenza, tetano, polio..) hanno un codice genetico prestabilito, sono dei “geni” della creazione, disponibili per compiti ben precisi, dei doveri precisi e limitati e sono ugualmente pronti a sonnecchiare visto che non c’è lavoro!

I microbi detti resistenti, i sottovirus (AIDS, Epatite B, C..) ed i prioni, che derivano dall’infiltrazione vaccinale, antibiotici e chemioterapici nell’uomo e nell’animale, sono ancora delle reazioni biologiche nei corpi infestati da spie. Questi parassiti sono sempre in subappalto e destinati ad una finalità deviata dall’originale ma adattata alla circostanza.

La tecnologia vaccinale:

La decodificazione di questo meraviglioso codice genetico originale, nei nostri laboratori sterili è indispensabile per la fabbricazione di un vaccino. Questa decodificazione indebolisce la “piccola bestia” per impedirle di impregnare il suo marchio originale nell’ospite. L’informazione che il microbo rivela al malato deve essere “virulenta” per riuscire a svegliare il sistema immunitario sonnolento dell’ospite. Il virus dopo dei “passaggi” in cellule animali di laboratorio perde ad ogni passaggio dei dati virulenti e si carica di informazioni parassite che provengono dalle cellule “straniere”.

L’uomo o il grosso animale che sarà vaccinato non rischia più di essere infettato dal microbo vaccinale così deformato da inattivarlo, perché il suo codice genetico non può rispondere che ad un codice originale, inviato da un microbo “UNICO” o un virus a codice limitato (RNA o DNA), ma di origine naturale e controllabile solo se risponde a queste condizioni d’origine.

Se l’ospite, grazie al vaccino, non è più sensibile ad un virus naturale, è diventato molto più vulnerabile di prima, perché ha perso la sua reattività immunitaria automatica e vegetativa, innata.

Il suo organismo è carico di anticorpi “parassiti” e si ritrova “inquinato” da prodotti chimici, microbi denaturati e, perché no, Prioni.

Es. di zoonosi:

La rabbia (o Lyssa), è una malattia trasmessa dalla Volpe, e nei Paesi in cui fu eradicata, dal Tasso, il più astuto fra i mammiferi.

Tutti gli animali a sangue caldo possono essere contaminati e portatori di questo germe, perché la volpe deve sorvegliare che questo ordine prestabilito dalla natura sia mantenuto entro i limiti autorizzati da Madre Natura. Già i carnivori ci dimostrano che bisogna “battersi” per conservare la propria ragione d’essere e non lasciarsi abbattere.

L’antenato delle volpi e dei fennec, la Superba Maestra Volpe, capomastro generale della natura, controllore dei massoni, dei bricconi, difensore dei deboli, “Zorro”, “Robin dei boschi”, controllore dei bracconieri, dei lupi canaglia, non aveva che da fare l’arrabbiata per far fuggire questi nomadi maldestri che cercavano di insediarsi e che distruggevano l’ambiente senza scrupoli.

La foresta di questi tempi era il rifugio dei condannati, che rifiutavano di sottomettersi al dittatore senza cultura della città e preferivano fare San Francesco d’Assisi nella foresta, cercando piuttosto di piacere a Maestra Volpe, attendendo che i cittadini scegliessero un Re migliore.

Presi in fallo, i colpevoli così scoperti lasciavano la presa. Non serviva un virus, “un veleno”, né un vero morso, per spingere il “colpevole” a darsi alla fuga, per poi ricominciare più lontano e più tardi. Bisogna attendere alle cose più urgenti, ci sarà sempre tempo più tardi per riparare i danni, la situazione attuale è salva.

La furbona responsabile, Maestra Volpe, riusciva a smascherare il colpevole che lasciava seduta stante il luogo del crimine. Così la Volpe poteva tornare alle sue occupazioni più gradevoli, mantenendo sempre la sua sorveglianza e facendo i suoi giri di controllo efficacemente, di sorpresa.

Robin dei boschi sapeva già che una procedura amministrativa non sarebbe mai stata all’altezza dei fatti, sostenendo gli amministratori in carica e troncando ogni iniziativa ed ogni creatività degli “imitatori”!

Gli oppositori, al contrario, trovano mille ed un modo di sfuggire a queste misure infantili controllate da usurpatori del potere in carica o attraverso dei metodi amministrativi e teorici infantili (certificati, etichette, bolli…). Un sabotaggio del buon senso!

Se la Volpe furba non ci riesce più, perché è stata ostacolata troppo a lungo e l’ambiente è troppo devastato, allora questa “mancanza di scaltrezza, di finezza, di strategia, di astuzia, dimostrata dalla comparsa di grandi danni all’ambiente”, necessita della formazione di un gene patogeno che impedisca ai colpevoli di continuare la loro distruzione senza danni boomerang: il “virus della rabbia” è nato dopo l’introduzione della peste da parte dei ratti che morivano nelle sporche bidonville, ma non trovavano un posto adeguato nella foresta. È per questo che la rabbia tormenta non soltanto le nostre città mal organizzate, ma anche le nostre campagne e le nostre foreste.

Quando il comportamento normale dei grandi animali non è più capito e non è più sufficiente a guidare l’uomo nella direzione del suo dovere, osserviamo che la Creazione ha il genio di inviare dei messaggi invisibili, dei microbi specifici, per provocare un ritorno, un “umstimmung” dell’uomo irragionevole, aberrante.

Così la natura gli fabbrica un virus (veleno) a sua misura specifica che fa da ostacolo boomerang nella speranza estrema di limitarlo nella sua follia.

Ciò che rifiuta di vedere con i suoi occhi, può ancora cercare di scoprirlo con uno strumento, il microscopio. Il microscopio (e la diagnostica per immagini medica o scientifica) non può mettere in evidenza che il “fattore scatenante”, l’inviato speciale o il “terreno d’accoglienza”, ma mai il colpevole!

Colui che manca di astuzia, prende la cattiva strada che si garantisce. Colui che incolpa il microbo come colpevole presunto, anziché colpevolizzare se stesso, cadrà ancora in molte altre trappole per sfuggire alla sua responsabilità ed al suo dovere di uomo. Vengono provocate malattie organiche, drammi sociali e catastrofi “naturali”.

Se non si mantiene l’ordine, il caos lo sostituisce senza aspettare!

L’uomo è il custode delle piante e degli animali, è il suo compito esistenziale. Se rifiuta la sua sola ragione di esistere, su questo pianeta, la natura reagisce con una risposta all’altezza del male. La natura è paziente, ha tutto il tempo. L’uomo è limitato e non dovrà perdere il suo tempo, già così ridotto.

La più alta missione dell’uomo di coscienza è di verificare se l’umanità, in quanto insieme, risponde al suo compito e viceversa di intervenire senza spezzare i suoi legami fra gli uomini. Per arrivarci non bisogna soltanto dominare la natura, ma anche la cultura o civiltà umana dal momento che è all’altezza del livello di coscienza o di mancanza di coscienza dell’insieme degli uomini.

Conoscere la natura, Riconoscerla, Ammirarla non è quindi ancora sufficiente, bisogna in più essere “ASTUTI”, per salvarsi salvando anche l’ordine e l’equilibrio esteriore. La franchezza del lupo e del cane è più semplice dell’astuzia. Dato che l’onestà non è presente e quindi bisogna inventarla, bisogna scoprire dei metodi validi per acquisirla; l’”astuzia” è il mezzo per eccellenza che consente di seguire le possibilità e di adattarsi positivamente ad ogni situazione imprevedibile.

L’astuzia è quindi necessaria per evitare la separazione e per arrivare a salvaguardare i legami, perché è soltanto attraverso la solidarietà umana che noi arriveremo alla fine elevata dell’uomo! L’uomo non è geniale se non arriva alla fine a portare i suoi partner – refrattari al buon senso comune – ad avere disgusto della loro azione malevola e ad essere attratti da un’azione difficile, buona e ad acquisire il sudore salvifico del lavoro. L’astuzia della volpe mantiene l’equilibrio biologico ed ecologico, l’astuzia umana è equivalente e addizionata di una abilità a trarsi d’impaccio sufficiente ad associarsi con i devastatori piuttosto che con i condannati. L’uomo dovrebbe anche essere sprovvisto del desiderio di riconoscenza perché prendersi cura di un bell’ambiente significa prendersi cura di se stessi, con un minimo di egoismo.

La virtù umana, che consente ad ogni individuo di sfuggire alla tentazione egocentrica e di salvare i propri congeneri dalla perfidia machiavellica e sorniona senza scrupoli del “homo economicus”, che ha lasciato il suo scopo esistenziale, unico ed “elevato”, firmando un contratto “economico e lucroso” è l’”astuzia”.

Soltanto un uomo pieno di risorse, diplomato, tattico, vecchia volpe, industrioso, furbo, sottile, troverà così l’abilità, l’indirizzo, la finezza, la strategia ideale… per deviare l’innocente, l’ignorante o il malevolo di suo proposito e di farne un alleato volontario e solidale al ripristino del bene comune senza esigere della riconoscenza.

La RABBIA è quindi un dramma per l’umanità, fa la sua eruzione nel momento in cui l’uomo diventa “folle geniale” e “buon Pasteur”, ricercando i mezzi tecnici per dominare il suo ambiente. La sua testa si è messa a girare, rifiuta la sua verticalità (filo a piombo, saturnismo) e la sua spiritualità e non ha più alcuno scrupolo, mentre per contro mette una taglia sulla testa delle bestie. È come un Dio del cielo, ma sulla terra e quindi a lui tutto è permesso. Non tiene più per nulla conto della Terra, sua madre che lo ha generato, nutrito, vestito e ne ha cura. Segna da solo la sua fine di morte!

Si comporta come un folle rabbioso attaccando tutto quello che lo ostacola sul suo passaggio: le piante, gli animali ed anche le malattie!

Per elevarsi, stermina senza pietà tutti gli elementi sulla terra che lo sostengono! “I grandi amici” della follia FURIOSA!

Le vaccinazioni ancora un po’ “oneste”, come ad esempio quella  contro il vaiolo,  sperimentate prima di Pasteur, fortunatamente non hanno conosciuto lo stesso successo della vaccinazione contro la rabbia!

Mettevano in evidenza dei rapporti fra razze di animali differenti e gli stessi agenti virali per aiutare a gestire un problema comune (cfr. la febbre aftosa per gli animali ad unghia fessa).

Per la rabbia, dall’inizio, i dubbi e le prove di falsità sono respinti, per certificare l’efficacia dello stratagemma. (La presenza del virus nella saliva del rabido non è stata provata, la presenza di anticorpi prima del morso nel morsicato neppure!).

Tutta la storia del vaccino è tessuta da falsi fili: i ricercatori non hanno mai seguito la tattica normale degli scienziati, né la strategia tipica del filosofo. Il vaccino non può rassicurare che i semplici: persiste un pericolo inevitabile!

La Volpe non ha la forza fisica del lupo, ma la dimostra con la sua astuzia, la sua abilità a manovrare i più grandi ed i più forti. Attiva, inventiva, audace, non lascia nulla al rischio, controlla tutto senza essere vista.

Il mondo degli animali è all’origine di una giungla in cui noi, gli uomini, siamo finiti. Siamo noi che abbiamo abbandonato i veri animali selvaggi lasciandoli sotto l’ordine di Sua Maestà il felino, il LEONE. Siamo partiti dalla giungla per formare campagne, foreste e villaggi in cui sarebbe bello vivere. Abbiamo chiesto al Lupo poliziotto di trasformarsi in cane fedele per impedirci di fare contrabbando con la natura  ed alla Tigre, attendente e principe di sua Maestà, di prendere la forma squisita del gatto domestico per verificare se noi continuiamo a restare degni delle nostre buone intenzioni e mantenere sane le nostre abitazioni.

Questi due carnivori ci hanno accompagnato fino alla nostra casa, ma la Volpe è rimasta nella foresta in cui l’uomo civilizzato non ha conoscenza sufficiente per tenere gli occhi aperti! Così Maestra Volpe, nostro capomastro fuori dalle nostre città, resta a casa sua per mantenere l’ordine tra gli animali selvaggi e la foresta. Il Signor Uomo, insediato nelle sue città, fatte con le sue mani doveva semplicemente mantenere a sua volta da solo l’Ordine in casa propria.

La città ahimè non è elevata al livello divino che si era immaginato, né è diventata il teatro fiammeggiante della cultura e della civilizzazione umana ad immagine della sua natura, ma un luogo inquinato moralmente e fisicamente. Per collegare le loro città spudorate, i consumatori smembrano le foreste costruendo le autostrade. I cittadini che vogliono fare del resto della campagna una camera da letto e dei campi da gioco o da golf, fuggono dalla città per saccheggiare ciò che resta della foresta; ecco dove siamo oggi!

L’astuzia della Volpe è già necessaria per salvare la foresta dai disastri provocati dagli animali medesimi, che si installano in un luogo (contro la sedentarietà). A parte l’orso nella sua grotta, nessuno ha il diritto di installarsi definitivamente nella foresta ed appropriarsi di un terreno. Ed è Maestra Volpe che non ha la forza degli altri predatori, né l’organizzazione di una muta, che deve fare in modo che questo disordine nella natura sia individuato, i devastatori riconosciuti ed obbligati ad abbandonare i loro insediamenti. Se la sua comparsa sul luogo del crimine non è sufficiente a far fuggire i colpevoli, ella può

fingere di essere rabida folle pericolosa per far fuggire i disturbatori.

Da qualche secolo l’uomo invade la natura e disturba il buon funzionamento della fauna e della flora. La volpe è ostacolata da quest’uomo che costruisce le sue autostrade che tagliano le foreste in quartieri chiusi. Gli animali non possono più lasciare i loro campi barricati sotto la pena di morire schiacciati, se riescono a passare le recinzioni. Ben presto le volpi più belle e sottili sono state uccise e soltanto quelle che si sono sottomesse alla miseria si sono riprodotte.

I conigli inoperosi che hanno dovuto abbandonare, contrari e forzati dalla distruzione dell’ambiente dopo l’intervento dell’uomo, i loro compiti fisiologici ed ecologici innati, si fanno sterminare dalla Mixomatosi, perché i franchi predatori sono spariti sterminati dall’uomo, le Volpi inoperose sono morte per la Rabbia. Quando era il cacciatore che gestiva la foresta, i meno astuti venivano eliminati.

Ma questa rabbia contamina anche l’autore e solo responsabile dello squilibrio ecologico: il Signor UOMO.

Quest’uomo ha rifiutato di impiegare l’astuzia e l’intelligenza per salvaguardare l’equilibrio naturale intorno alle proprie città. Ha violato troppo le leggi dell’ecologia e si è permesso qualsiasi cosa.

Gli animali della foresta oggi non hanno alcuna probabilità di trovare un ambiente sano ed adeguato per vivere insieme in questi ghetti, piccoli pezzetti di foresta isolati. Si sono condannati tutti da soli. Così la sciagura si estende anche a tutti gli animali a sangue caldo. La risposta umana non è venuta dalla parte buona: il ripristino dell’ambiente e dell’ecologia. La medicina si è mescolata una volta di più con ciò che non la riguarda.

Tutti i membri dell’umanità devono darsi la mano per salvare l’ambiente devastato, al fine di veder rinascere un equilibrio ecologico sano. Nessun vaccino, nessun medicamento può rimediare a questa follia. Gli architetti che fanno i progetti ed i costruttori delle strade sono responsabili di aver ammassato la fauna e la flora in aree ristrette, individuate con la zonizzazione.

Tuttavia l’industria farmaceutica propone i suoi servigi ed i responsabili di acque e foreste hanno creduto di essere intelligenti utilizzando la vaccinazione – inventata da cittadini che ignorano le leggi della natura – nella foresta, in modo selvaggio, ma con l’elicottero!

Risultati prodigiosi, le Volpi inoperose vaccinate sopravvivono nelle tristi vestigia di foreste, si moltiplicano come conigli e devono invadere le bidonville ed i villaggi spopolati degli uomini.

La rabbia naturale, la vera, la furiosa è maldestramente inattivata, non può più eseguire la sua triste opera, ma il flagello che la rimpiazza è più esteso e debilitante. La rabbia vaccinale, consente la sopravvivenza dell’inoperosità collettiva e della Volpe nella foresta decorativa, senza l’obiettivo della riassetto ecologico. L’astuto uomo si è macchiato di una nuova colpa. La vita senza direzione e senza controllo si è installata ovunque, nelle città ed in quello che ci resta delle foreste; l’evoluzione naturale sana delle piante, degli animali e dei nostri figli è ugualmente esclusa.

Se i consumatori o i turisti, gli occupanti attuali del pianeta, non si riconvertiranno rapidamente in persone legate alla terra, che ammirano e rispettano il loro ambiente, si rischia di raggiungere un punto di non ritorno.

Oggi l’uomo pensa di aver vinto una guerra contro i suoi microscopici compagni di cammino, pensa di dominare la rabbia del pianeta, di averlo sotto controllo o immagina di essere fuori portata da questa malattia isolando degli animali a sangue caldo o vaccinando i suoi animali da compagnia, ma si vede assalito da ogni sorta di malattie satellite, sottovirali, come l’epatite B per esempio, una malattia esclusiva dell’uomo che vive in un ambiente asettico, inospitale per gli animali ma che dimostra la degradazione definitiva dei propri mezzi di difesa originale innata. Il sistema immunitario integro è biologico, è il supporto della VIS NATURAE MEDICATRIX (forza di guarigione naturale). Una volta vaccinato, è pervertito. Nel corso di questo periodo il cittadino, nel suo attuale mezzo di locomozione uccide tutti i giorni qualche triste esemplare di ciò che resta della maestosa Volpe su tutte le nostre strade superaffollate.

È evidente che un sistema vaccinale non ci consentirà di lasciare il ricovero della corsa folle alla distruzione del nostro ambiente vitale, né di finirla con la medicina nella rabbia del profitto.

Nessuna vaccinazione aumenta le forze di difesa dell’infiltrato. Il vaccino non migliora mai il codice genetico immunitario del vaccinato; lo irrigidisce, lo fissa e limita le sue capacità spontanee.

Una vaccinazione “desensibilizza” l’inoculato, disturba e devia la funzione normale del sistema immunitario originale che lo rende insensibile, abbruttito, cieco e senza reazione contro il microrganismo immutato che lo terrorizza anche di più. Sicuramente, il terrorista o microbo mirato non ha più di per sè un’influenza su questo essere svalutato, ma possiede ancora tutto il suo arsenale di difesa, resta ugualmente nascosto ed il suo codice genetico (genotipo) originale è sempre vergine e reattivo.

Noi dimentichiamo volontariamente una delle proprietà dei microbi: il loro modo ultrarapido di riprodursi e moltiplicarsi adattandosi molto facilmente a nuovi ostacoli! Abbiamo perso queste proprietà specifiche di tutti i piccoli, guadagnando nel cambio un autocontrollo maggiore, sicuramente da accettare. Il microbo falsamente imputato di terrorismo che viene preso di mira invece è più forte di prima e il suo bersaglio più debole e meno libero e meno abile.

Il microbo selvaggio sfugge ancora e sempre alla vaccinazione selvaggia e resta quindi capace di progressi naturali nuovi. Il vaccino diminuisce la spontaneità delle sue reazioni immunitarie e impedisce un’efficacia assoluta.

È soltanto se possiamo limitare le sue capacità attraverso una vaccinazione che potremo vincerlo definitivamente. Il microbo può formare migliaia di fenotipi per adattarsi al nuovo codice immunitario dell’ospite che non è che una parte del codice genetico espresso dall’individuo. L’uomo, anche armato del suo computer, non potrà mai fabbricare questo microvaccino per i microrganismi, contro l’uomo terrorista suicida, né fabbricare un microelicottero per vaccinare selvaggiamente tutte queste piccole mini bestie. Abbandoniamo quindi tutti insieme e molto sollevati questa strategia che degrada il fabbricante più del bersaglio. L’arma non è adatta e manovre gigantesche contro delle minuscole piccole bestioline invisibili sono paradossali.

L’entrata in sciopero del cervello della maggior parte degli uomini sembra essere innescata dall’industrializzazione (medicalizzazione, degradazione, volgarizzazione, riduzione all’automatismo…) e follemente accelerata dai cambiamenti installati nel suo codice genetico dopo l’introduzione di vaccini a ripetizione dalla più tenera età e l’assorbimento di una alimentazione e di bevande sintetiche, denaturate, alterando la natura medicatrice di autodifesa dei consumatori.

L’introduzione a ripetizione dei microbi decodificati e di adiuvanti nei nostri corpi giovani e sensibili ci irrigidisce e ci abbruttisce a tal punto che non reagiamo più davanti alla valanga di catastrofi morali ed ambientali di questi ultimi anni. L’uomo sembra perdere il suo sentimento di fraternità e la sua gioia di vivere.

Il suo avvenire sembra dipendere dall’industria farmaceutica, dai laboratori che trasformano i codici genetici delle piante alimentari, degli animali e di loro stessi e dei chirurghi, piuttosto che dalla sua immaginazione e dal ripristino delle leggi naturali!

È tempo di fermare la nostra alienazione mentale, del resto i microbi che fabbrichiamo si avvicinano sempre di più al nostro cervello: l’encefalite e soprattutto la meningite (membrane protettrici del cervello) diventano un nuovo flagello. Per salvare la testa dell’uomo bisogna salvare la terra di tutte le anime viventi: ripristinare insieme fraternamente il nostro ambiente senza escludere tutte le piccole forme bastoncellari invisibili.

Un tempo, le zanzare, con la loro presenza sgradevole ed il pericolo di contaminazione dell’uomo con la malaria, si accanivano nelle paludi insalubri a respingere l’insediarsi dell’uomo. Le zanzare del nostro nuovo mondo vivono lontano dalle paludi e sono costrette e forzate ad abbandonare il trasporto della malaria, ma a veicolare e consegnare ai cittadini delle svergognate città “LA MENINGITE”. Le nostre città più grandi non hanno più paludi, ma delle fogne disgustose, degli enormi inceneritori fianco a fianco con torri grattacielo per rimpiazzare le immense foreste. Il cervello umano ha abbandonato il suo fine elevato e si è messo volontariamente in disoccupazione “tecnica”, sottomettendosi al fine lucroso o utilitarista della nostra società planetaria che rifiuta un comportamento simile o ad immagine della natura!

Invece di comprendere il messaggio delle zanzare: “zona invivibile per l’uomo” da ripristinare per essere salubre, l’uomo non cambia mai tattica, cambia marca di insetticida. Abbandona il DDT che si è dimostrato inefficace a medio termine e pericoloso. Il sindaco ordina di cospargere tutta New York, con l’elicottero, di Malathion ancora più tossico. Indubbiamente nulla è più possibile senza elicottero!

Cosa smetteremo di fare:

*di consumare farmaci chimici che abbruttiscono l’uomo obbligando il sistema fisiologico del suo corpo a deviare dalla sua norma naturale,

* di nutrirci con alimenti sterilizzati, pastorizzati, denaturati, sintetizzati o ricostituiti perché sono tutti sprovvisti della minima forza energetica rigeneratrice e di tutte le sostanze sane.

*di censurare il funzionamento normale del nostro sistema immunitario innato, con programmi e propagande per i vaccini che seminano la confusione nei sistemi immunitari naturali.

*di eliminare gli ultimi angoli della terra e delle foreste ossigenate.

–          per la costruzione di un’abitazione insalubre a causa del cemento, della plastica o altri prodotti sintetici isolanti, che impediscono la respirazione delle costruzioni e dei loro abitanti;

–          per la produzione agricola dei prodotti geneticamente modificati che non sono neanche più riconoscibili dai loro specifici microrganismi.

–          per la costruzione di autostrade e di strade ferrate per treni ultrarapidi che dividono la flora e la fauna.

Infine, potremo abolire la legge dell’eutanasia e l’installazione di inceneritori per eliminare i rifiuti che tutti gli animali e noi stessi stiamo per diventare!

Possiamo fare una ricerca di buon senso anche per le zoonosi seguenti: tetano, botulismo, poliomielite, influenza.. e tutte le malattie contagiose e parassitarie. Ma oggi sarebbe troppo

COSA POSSIAMO FARE PER I NOSTRI ANIMALI, COME VETERINARI E COME PROPRIETARI?

Fare il nostro mestiere, ma come, restando nella nostra professione che ha abbandonato ogni deontologia nei confronti dell’animale per associarsi all’economia mondiale?  Come responsabilizzare i nostri colleghi e tutti i proprietari di piccoli animali o di animali da reddito a riprendere un atteggiamento di rispetto e di ammirazione per la creazione? Come fare lo stesso con la classe medica deformata dalle strategie messe a punto dalle Università e poi dalle leggi che regolano il commercio della salute e vietano “la salute” per definizione. Perché la salute è il benessere naturale, senza dipendenza da un sistema industriale! Soltanto come parte di un “saper fare” quotidiano, si mantiene la salute. In caso di malattia, allora è necessario un saper fare, un’arte di guarire.Vi ricordo i primi cinque aforismi del’Organon:

§1.

La prima, l’unica vocazione del medico è restituire la salute alle persone malate; è quello che si definisce guarire.(1)

(1)      La sua missione non è, come hanno creduto tanti medici che hanno perso tempo e forze a correre dietro alla celebrità, forgiare dei sistemi combinando insieme delle idee vuote e delle ipotesi sull’essenza intima della vita e la produzione di malattie nell’interno invisibile del corpo, o di cercare incessantemente di spiegare i fenomeni morbili e la loro causa prossima, che ci resterà sempre ignota, annegando tutto in un ammasso di astrazioni inintellegibili, la cui pompa dogmatica viene imposta agli ignoranti, così i malati sospirano invano per chiedere aiuto. Ne abbiamo abbastanza di questi sapienti riveriti, che si chiamano medico teorico e per i quali si sono anche istituite delle cattedre speciali. È tempo che tutti quelli che si dicono medici smettano infine di ingannare i poveri esseri umani con parole vuote di senso, e che comincino ad agire, ovvero a sollevare e guarire realmente i malati.

§2.

Il più alto ideale della guarigione consiste nel ristabilire la salute di un modo rapido, dolce e durevole, a togliere e distruggere la malattia tutta insieme, con la via più breve, più sicura e meno dannosa, procedendo mediante principi facili da cogliere.

§3.

Quando il medico percepisce nettamente ciò che va guarito nelle malattie, ovvero in ogni caso morbilico individuale (conoscenza della malattia, indicazione); quando ha una nozione precisa di ciò che è curativo fra i medicamenti, ovvero in ogni medicamento in particolare (conoscenza delle virtù mediche); quando, guidato da principi chiaramente definiti, sa scegliere la sostanza che per la sua azione è più appropriata per ogni caso (scelta del medicamento), adottare per questa la modalità di preparazione più conveniente, stimare la quantità alla quale si deve somministrare e giudicare il momento in cui questa dose deve essere ripetuta, in una parola, abbinare ciò che c’è di curativo nei medicamenti a quello che c’è di indubbiamente malato nel soggetto attraverso un’applicazione tale che debba seguirne una guarigione; quando infine, in ogni caso speciale, conosce gli ostacoli che si frappongono al ritorno alla salute, e sa evitarli affinché il ristabilimento sia durevole, allora soltanto agisce in maniera razionale e conforme al fine che si propone di raggiungere, allora soltanto merita il titolo di vero medico.

§4.

Il medico è contemporaneamente conservatore della salute, quando conosce le cose che la guastano, che producono e mantengono le malattie e sa allontanarle dall’uomo che sta bene.

§5.

Quando si tratta di effettuare una guarigione, il medico si aiuta con tutto quello che può imparare sull’argomento, sia la causa occasionale più inverosimile della malattia acuta, sia le fasi principali della malattia cronica, che gli consentono di trovare la causa fondamentale di quest’ultima, dovuta nella maggior parte dei casi al miasma cronico. Nelle ricerche di questo genere, si deve avere riguardo per la costituzione fisica del malato, soprattutto se si tratta di un’affezione cronica, costituzione del suo spirito e del suo carattere, per le sue occupazioni, il suo genere di vita, le sue abitudini, le sue relazione sociali e domestiche, la sua età, il suo sesso, ecc…

In allegato i casi clinici che documentano la teoria.

Il cavallo “Kiki” di 6 anni, della Signora Karin, buona cavallerizza. Giumenta in maneggio. Montata tutti i giorni minimo per un’ora. Sulla paglia, con fieno normale, non preappassito, non confezionato nella plastica! Scuderia con vista sul cortile. Nessun prato, nessun grande paddock; una grande pista coperta ed una piccola pista esterna.

Osservazioni generali che il veterinario omeopata deve rilevare per applicare in modo opportuno l’arte di guarire:

Come li vediamo in Belgio, i maneggi di equitazione oggi sono professionalmente costruiti per rispondere alle esigenze dei gestori e dei clienti. Infatti la qualità dell’habitat non considera il cavallo come il fattore più essenziale.Il fieno non può respirare, si trova imballato nella plastica al riparo della luce e dell’aria. Eppure i nostri anziani sapevano molto bene che il fieno ben secco e raccolto conserva le proprie qualità se non è troppo compresso e se viene posto in granai in legno, ben aerati! Le scuderie di nuovo tipo sono troppo isolate e costruite in cemento per consentire un lavoro all’idropulitrice ed il passaggio di grandi macchine da lavoro.

L’uomo, con le sue invezioni moderne gira la schiena alla natura.

Nella nostra esistenza osserviamo che man mano che la macchina – scoperta dall’uomo – sostituisce l’animale per la trazione ed il lavoro e che l’industria rimpiazza tutti i prodotti di origine familiare (artigianali e genuini), per prodotti artificiali e di surrogato, si possono vedere le relazioni uomo-animale-natura prendere tutto un altro giro.

Al centro di tutto l’artificio che circonda l’uomo moderno – che si dice sempre civilizzato o evoluto – eppure l’uomo tiene ancora all’animale ed alla natura, ma in un modo diverso da un tempo. Non potrà mai distaccarsi dalle sue fonti vitali, che gli sono essenziali. Più se ne distacca, più risentirà dell’isolamento in cui si è spinto, e cercherà di fabbricare o acquistare prodotti di rimpiazzo, di cui diventa dipendente. Non potrà essere felice né aiutare altri a diventarlo. Si rende prigioniero dell’artificiale e del falso.

L’uomo moderno ha abbandonato il rispetto fondamentale del mondo minerale (rappresentato da aria, acqua e terra = ecologia) e del mondo vegetale (piante con caratteristiche vegetative e nutritive). Questo abbandono ha creato tra l’altro il buco nell’ozono e tutti i drammi ecologici (inquinamento radioattivo, chimico, ecc…), ed anche tutte le malattie costituzionali e dovute al benessere. Viceversa, il mondo animale gli è più vicino e lo confronta ancora quotidianamente.

Il cittadino Europeo sceglie il suo cane come pari ad un membro della famiglia e si può affermare che, nelle famiglie senza figli, spesso è il cane che tiene banco; basta dire che la sua esistenza coincide con quella del suo padrone.

Questa relazione affettiva con il cavallo non è mai così intima, perché va al pascolo o resta isolato dal proprietario in una scuderia.

Fra gli arabi, la coabitazione con il cavallo è molto intima. Presso di loro, il cane invece è lo schiavo, sempre cacciato come una lepre. Soltanto il levriero Sloughi coinvolto con i cavalli nella prospettiva del nobile sport della caccia, ha trovato grazia.

Questo per comprendere meglio perché il cavallo ha perso il suo posto “di sottile utilità” di una volta nella nostra vita quotidiana in Europa. Il tempo dei cavalieri, dei quattro moschettieri, è definitivamente compiuto. Abbiamo soltanto una percezione del cavallo, non lo conosciamo più bene come i nostri antenati. Fino a che utilizzavamo il cavallo per il trasporto non abbiamo mai avuto delle catastrofi ecologiche!

Da quanto il cavallo ha perso la sua utilità nei compiti quotidiani, non è più curato né circondato “come si deve”. La sua educazione, la sua attività e la sua alimentazione non rispondono più alle esigenze che sviluppano e mantengono la salute. Le sue innate qualità selvagge spariscono piuttosto che affinarsi attraverso una domesticazione attuata con buon senso.

Il cavallo è un Roditore delle foreste ed un Erbivoro delle pianure e delle steppe. È classificato nell’Ordine dei pachidermi, senza corna né palchi. La sensibilità a captare i messaggi sottili nei boschi e nelle steppe degli animali con trofei sul cranio (palchi e corna) fu trasportata ed instaurata nella pelle del cavallo. Questo pachiderma non ha la pelle spessa e crepata dell’elefante della giungla, né la sua proboscide, ma tutte le difese pachidermiche sono protette e raffinate in un’epidermide liscia.

Oggi, l’uomo si ammala volontariamente nelle città e nei piccoli centri urbani, negli enormi palazzi di cemento o nei magnifici castelli di marmo, che decora con fiori di plastica, proprio come si ammala l’animale domestico in batteria per proteggersi dai microbi cattivi del mondo esteriore, che considera come suo nemico. non ha più bisogno della natura, che ai suoi occhi è diventata selvaggia, cattiva e pericolosa, perché rappresenta le reazioni biologiche di cui non comprende più il senso. È più a proprio agio circondato dalle sue invenzioni sterili, artificiali, isolanti come la plastica ed il cemento. Ha perso il suo controllo in un ambiente naturale. Spiacente di doverlo ammettere, sono le nostre invenzioni che ci controllano.

Il cavallo senza alcun dubbio ha perso il posto che occupava un tempo: fino alla prima guerra mondiale era di “incontestata necessità nazionale”. Ed oggi è diventato, esclusivamente, per quanto riguarda il cavallo da sella o da corsa, lo strumento di un’industria internazionale dei piaceri, gestita, in generale, alla maniera di un’industria privata ed obbligata, di conseguenza, ad essere concorrenziale nei confronti delle industrie omologhe. Il cavallo non è più utile, ma utilizzato.

Fino a che era indispensabile per la vita di tutti i giorni, l’uomo voleva un rendimento impeccabile e quindi rispettava l’animale ed il suo ambiente. Si era stabilito un linguaggio sincero tra le due specie. Oggi soddisfa i piaceri degli uomini.

“Due esseri viventi cui si chiede di collaborare armoniosamente devono capirsi e rispettarsi per giungere ad un valido risultato”.

L’uomo doveva rispettare l’arte di vivere del cavallo, doveva evolversi per meritare il rispetto di questo animale evoluto. Gli animali non mascherano i loro pensieri; soltanto l’uomo ha acquisito una grande perfezione nell’arte della menzogna. Il linguaggio del cavallo è prettamente emozionale o affettivo e, di conseguenza, spontaneo.

“Per conoscere bene un popolo, bisogna parlare la sua lingua”, tutti i nostri grandi uomini lo hanno capito. Per ottenere la collaborazione amichevole del nostro fratello cavallo bisogna voler essere come questi grandi uomini. La conoscenza del linguaggio dell’altro è la base di ogni buona collaborazione. E questo linguaggio naturale l’uomo industriale, consumatore egocentrico non vuole più sentirlo parlare.

Torniamo al nostro caso clinico di KIKI: Sono chiamato il 4 febbraio 2004 alla sera. Sono convocato con grande urgenza per delle coliche spettacolari che si sono manifestate a fine pomeriggio. Aveva fatto molto freddo nei giorni precedenti, ma in quel giorno c’era un tempo primaverile, aveva fatto improvvisamente caldo. I responsabili non avevano pensato di togliere la coperta spessa. Il cavallo aveva 39,8°C di temperatura. Sudava molto in tutto il suo corpo. Kiki detesta di essere bagnata di sudore anche dopo il lavoro, questo la irrita. Quando si è asciugata è di nuovo calmo. Da una settimana la signora era in vacanza e il cavallo era uscito soltanto condotto alla mano da un palafreniere. La giumenta aveva cessato di evacuare (assenza di scibale). Ogni volta che cercava di spingere per evacuare, era subito spossata. L’ispezione rettale mise in evidenza un’enorme fecaloma all’entrata del bacino e l’intestino era molto contratto, molto spastico.

Kiki è stesa al suolo, con il collo teso in opistotono, poi si alza brutalmente, si ricorica e tende il collo all’indietro. Non può trovare pace, è fuori di lei e anche pericolosa per tutti quelli che l’avvicinano. Kiki è normalmente di comportamento “giusto” e “rispettoso”; anche la sua padrona è molto corretta. Il ceco nella curvatura lombare destra è gonfio e molto teso.

Addome, crampi dolorosi, con flatulenza

Addome, crampi dolorosi, accompagnati da opistotono

Stato del sensorio, sensibile al dolore, fuori di sé per il dolore

Stato del sensorio, sensibile, traspirazione

Condizioni generali, agitata, sta diventando aggressiva, movimenti di maneggio

Condizioni generali, abitudini sedentarie

Stato del sensorio, in cerca di quiete

Condizioni generali, cambio di clima, da freddo a caldo agg.

Stato del sensorio, ingiustizia, scarsa sopportazione, comportamento infantile; (gli animali sono sempre come bambini!)

Stato del sensorio, costipazione, agg.

Retto, costipazione, costrizione dell’intestino

Condizioni generali, feci, urgenza inefficace; dopo agg.

Griglia d’analisi Radar di Kiki

Somma dei sintomi (tri:deg) – Somma dei sintomi (tri:deg) – Considerazione dell’intensità

1 1234 1 ADDOME – DOLORE – crampi – accompagnati da – flatulenza 41
2 1234 1 ADDOME – DOLORE – crampi – accompagnati da – opistotono 2
3 1234 1 STATO DEL SENSORIO – SENSIBILE – dolore, a – fuori di sé dal dolore; essere 16
4 1234 1 STATO DEL SENSORIO – SENSIBILE – perspirazione, durante 11
5 1234 1 CONDIZIONI GENERALI – SCALDARSI – agg. 46
6 1234 1 CONDIZIONI GENRALI – SCALDARSI – maneggio – agg. 64
7 1234 1 STATO DEL SENSORIO – QUIETO  vuole essere 53
8 1234 1 CONDIZIONI GENERALI – CLIMA – cambiamento di clima – da freddo a caldo agg. 20
9 1234 1 STATO DEL SENSORIO – INGIUSTIZIA,  non può sopportare 55
10 1234 1 CONDIZIONI GENERALI – SEDENTARIE abitudini 28
11 1234 1 STATO DEL SENSORIO – COSTIPAZIONE agg. 3
12 1234 1 RETTO – COSTIPAZIONE – costrizione del tratto intestinale 1
13 1234 1 CONDIZIONI GENERALI – FECI – urgenza inefficace  – agg. 2

nux-v. bry. puls. acon. nat-m. bell. sep. lyc. chin. cham.
13/18 6/15 6/12 6/11 6/11 6/8 6/8 5/10 5/6 4/9
1 2 1 1 2 2 2 2
2 1
3 2 3 1 1 3
4 1 2 1 2 1 2
5 2 3 2 2 2 2 2
6 1 2 3 2 1 3 1 2
7 1 4 1 1
8 1 3 2 2 1 2
9 1 1 2 2 1 1 1
10 3 2 2 1 1 1 1 2
11 1 3
12 1
13 1

Ho redatto questa griglia per questa presentazione perché al momento dell’urgenza ho osato affidarmi alla mia conoscenza pratica dei sintomi che indicavano assolutamente Nux vomica. I sintomi in neretto sono quelli guida senza controllo nel repertorio. I sintomi in corsivo sono controllati nel repertorio e certificano la scelta del rimedio.

L’animale riceve Nux-vomica 30k diluita in acqua direttamente in bocca. Resta coricata e si calma in dieci minuti, non ha più lo sguardo adirato, fuori di sé (Stato del sensorio, violenta, febbre durante, dolore irascibile durante). Poi accetta di alzarsi ed è felice di essere condotta alla mano. Venti minuti più tardi fa una grossa palata di feci coperte di muco bianco, preceduta da gas rumoroso, poi si mette a mangiare del fieno.

La proprietaria comprende gli errori commessi che hanno alterato l’equilibrio dinamico di Kiki. Gli umani responsabili sono stati ingiusti! L’ambiente adatto è un dominio da rispettare per la psore di Nux-vomica. Non dimenticate che il cavallo non ha la cistifellea. L’organo, che secondo Annick de Souzenelle, è il simbolo della capacità del discernimento. Il cavallo è un fuggiasco perché non può scegliere, è il suo cavaliere che lo conduce. La fiducia nella sua guida è la sua pace!

In questo caso io ero felice di avere una cliente che avesse fiducia nel mio modo di agire: non pretendeva delle iniezioni antispastiche chimiche, né un intervento di introduzione di olio di vaselina mediante sonda rinogastrica. Era pronta ad accompagnare e sostenere il suo cavallo in questa prova ed accettava le privazioni della salute come cause evidenti di questa crisi. I gestori del maneggio e gli altri clienti invece non erano per nulla collaborativi e tentavano di persuadere la mia cliente a cambiare veterinario per agire con maggior forza con medicamenti più sicuri o portare il cavallo in una clinica equina!

Praticare l’omeopatia come Hahnemann ci ha insegnato diventa senza più difficile ed esige da parte del medico di essere dedito al suo compito, alla sua vocazione ed accettare le delusioni frequenti senza perdere il suo attaccamento a quest’arte di guarire così giusta e meravigliosa.

2/ Il gatto Léo di M.elle Corine. Visita dell’11 dicembre 2006.

Nato nel 2002, gatto abbandonato nel quartiere, raccolto. Leo è comico, fa ridere tutti. Nel suo comportamento è come un monello, ma sembra un vecchio. Ama nascondersi dietro le tende e da lì può far sussultare il passante. Si nasconde molto, tranne quando c’è Corine; allora si incolla a lei. Leo cerca la protezione di una mamma. Miagola da quando vede rientrare la padrona e non smette di attirare la sua attenzione. È molto magro, è folle con il suo mangiare: ha fame ma non sa come mettere del cibo nella sua bocca. Ha male in bocca, puzza, i suoi denti sono scalzati, la gengiva è malsana con ascessi. Il bordo della gengiva che tocca i denti è rosso. È nutrito con alimenti commerciali professionali, alla moda dei consumatori attuali. Ha paura degli altri gatti e scappa quando li incrocia per caso, tanto è timido. Rovescia tutto al suo passaggio. Ha paura del minimo rumore e sussulta subito. Il suo pelo è brutto, ma il suo sguardo è bello e gentile. Era pieno di croste di pulci, ecco perché Corine gli imponeva una dose di insetticida-acaricida tra le scapole. Da allora Leo tossisce, tende la lingua e resta prostrato.

La visita consente di vedere una ciste molle sottolinguale di circa un centimetro al frenulo. La si può toccare senza far male. Reagisce con fastidio quando solleva la lingua, ma non è dolorosa. La parte centrale della lingua invece è molto dura, come di cuoio, ed i bordi sono molli.

La prognosi quindi è riservata, ma Corine che è un’osteopata è subito d’accordo con un approccio psicobiologico, alimentare sano ed omeopatico. Corine è nubile. È una persona molto dolce, molto fresca e calma, che ama studiare. È molto desiderosa di fare le cose bene. Da quando ci sono dei visitatori, Leo si nasconde e tace. Da oggi lei proporrà degli alimenti freschi e di stagione, ecc.. Non giocherà più a nutrirlo.

Stato del sensorio, comportamento infantile – in anziani – ridicolo – frivolo

Stato del sensorio, cure, pieno di, affari domestici, circa

Stato del sensorio, Estranei agg

Stato del sensorio, alimenti da – protezione – protezione parentale, eccessiva

Stato del sensorio, si attacca – persone o mobili; a/dipendente da altri

Stato del sensorio, attaccamento ai bambini; in – madre; il bambino si attacca alla madre

Stato del sensorio, goffo, timido; da / Timidezza imbarazzo / paura

Stato del sensorio, facile comprensione

Stato del sensorio, espansivo/loquace

Stato del sensorio, si nasconde

Faccia, espressione sciocca

Bocca, ascessi gengivali ricorrenti/fistole

Bocca, alterazione del colore – Gengive, rosse – Margini

Bocca – Indurimento della lingua, al centro

Condizioni generali; segnalazione in bambini scrofolosi / emaciazione

Questo gatto è un’espressione certa della Materia medica di Baryta Carbonica, che gli somministro in 30k, diluita in un po’ d’acqua in tre giorni. Leo riceve uno sciroppo  di sambuco artigianale e dell’Animastrath (fermentazione di cereali e di frutti) in bocca.

Il gatto reagisce in fretta: già il giorno dopo esce dal suo nascondiglio di legno. Si lascia curare bene. Corine lo spazzola con una spazzola da pidocchi/pulci in metallo bagnato in aceto; cosa che lo stimola. Riesce a ritirare la lingua in bocca e la saliva non scappa più. L’odore nauseabondo diventa respirabile. Il terzo giorno arriva a lavarsi, non tossisce più e si mette a leccare della zuppa. Da allora è in piena forma ed ha ripreso peso. È sempre infantile. Corine viene a portarmelo una volta all’anno perché gli controlli la bocca. La cisti è andata via, ma il centro della lingua è ancora più duro dei bordi. Non ha più ascessi sulle gengive. Leo ama le verdure!

Osservazione: in questo caso, il gatto è scrofoloso al momento del suo arrivo. Non è nutrito come si deve e supporta più o meno bene la sua condizione cronica. Il collega lo curava con antibiotici che non gradiva e non facevano effetto, al contrario. L’introduzione di Frontline (antiparassitario cutaneo) è la causa occasionale che abbatte del tutto Leo, fino alla prostrazione. Quando la proprietaria si prende la sua responsabilità ed accetta il carico malato delle privazioni della salute di proposte indecenti che i professionisti mettono sul mercato diventa un motore che spinge la guarigione. Il gatto da allora ha un maestro di fronte a lui, più una mamma ipersensibile, e così può seguire il cammino esistenziale di un gatto “liberato”.

3/ Tess la Labrador nera sterilizzata per convenzione, appartiene ad una coppia di pensionati. Nata nel dicembre 1995

La cagna mi viene presentata per la prima volta quando ha 11 anni. È nutrita con crocchette. È curata per un reumatismi, artrosi e dei pruriti terribili che recidivano da più di nove anni. Di notte non dorme più, è nervosa, tutto il suo corpo la innervosisce. Spesso presenta delle lesioni da dermatite umida che morsica fino a farsi sanguinare. Cammina molto male ed è molto debole sui posteriori. Bisogna aiutarla per sollevarsi. Adesso              questo non serve più del tutto: la spondiloartrosi che colpisce più visibilmente il sacro e le prime vertebre caudali le impedisce di defecare. Da mesi le occorre tutta la passeggiata di un’ora per arrivare ad evacuare quasi nulla. Ciò che esce è appiattito e molle. Stessi sintomi dei maschi nel caso in cui la prostata ostruisce il passaggio. Vomita tutte le notti ed i medicamenti aggiunti non fanno alcun effetto, al contrario.

L’ispezione rettale consente di rilevare che il rigonfiamento osseo irregolare comprime il retto. Impossibile passare un dito a più di 3 cm.

Il collega propone l’eutanasia ma i proprietari che si curano presso un omeopata complessista volevano ancora avere un parere di un veterinario omeopata. È così che finiscono da me.

Una radiografia consente anche di verificare come le feci debbano superare un vero percorso ad ostacoli per trovare il lume del retto!

Le lesioni ossee sono enormi. La prognosi è molto riservata ma le privazioni della salute sono riconosciute dai proprietari che sono decisi a fare ciò che serve. Viene rispettato il digiuno e le offerte alimentari non contengono carne perché un handicappato non arriva a cacciare e quindi non mangia mai carne! Viceversa, mangia erba con formiche, lumache e ragni, della terra e lombrichi, tutte cose che si trovano senza fatica!

I dolori al posteriore destro provocano una zoppia da quando aveva due anni.

Il colloquio con i proprietari fa rilevare che il dolore della zampa destra comincia dopo una soppressione d’eruzione al sacro sulla schiena. Già cucciola, Tess manifestava degli episodi eczematosi ricorrenti. Era così violenta che si distruggeva la cute. Se c’era una pulce nel villaggio, subito si insediava su Tess. Quindi gli attacchi con antiparassitari, antistaminici e antinfiammatori non si sono fermati.

Alla prima visita discutiamo come nutrirla se era in buona salute, e poi come nutrire un cane in questa condizione patologica. I proprietari sono contenti perché seguono questa logica per loro e non capiscono come si siano potuti lasciar prendere da questo commercio veterinario.

Dato che la vecchia Tess aveva ricevuto la sera prima una miscela di Culex, Calendula e Urtica urens somministrata dal loro farmacista, aspettiamo per fare una prescrizione.

Un giorno di digiuno seguito da un regime di zuppa e farro con dell’Animastrath (fermentazione di cereali e frutta) determinano la comparsa di un appetito da uccellino, ma la possibilità di evacuare un po’ di feci ogni giorno con meno dolori. Dieci giorni più tardi, la cagna è meno bloccata e presenta sul dorso una lesione da dermatite umida che non smette di mordere a sangue. Questa esteriorizzazione può essere il sintomo di un drenaggio naturale primario. Ma l’autodistruzione è così forte che si decide di tentare: Arum triphillum 30k. Grani di lino cotti, sciroppo di sambuco ed un po’ di educazione.

Stato del sensorio, mordersi / grattarsi con le mani / naso, infilarsi le dita finchè non sanguina

Retto, dolore durante la defecazione, tenesmo

Sonno, sonnolenza-irrequietezza dall’organismo

Senza titolo

Somma dei sintomi (tri:deg) – Somma dei sintomi (tri:deg) – Considerazione dell’intensità

1 1234 1 STATO DEL SENSORIO – GRATTAMENTO con le mani – di se stessi 2
2 1234 1 NASO – INFILARSI le dita nel naso – finché non sanguina 4
3 1234 1 STATO DEL SENSORIO – MORDERE – se stessi 12
4 1234 1 RETTO – DOLORE – feci – durante – agg. – tenesmo 133
5 1234 1 SONNO – SONNOLENZA – irrequietezza, da – Corpo del 66
arum-t. acon. op. phos. agar. ars. ip. caust. merc-c. merc.
5/5 3/7 3/5 3/4 2/5 2/5 2/5 2/4 2/4 2/4
1 1
2 1 1
3 1 1 1 2
4 1 3 3 1 3 2 3 2 3 3
5 1 3 1 2 3 2 2 1 1

Due mesi più tardi ripassano alla visita con un cane che ha ripreso peso. Tess rifiuta ancora di mangiare verdure crude e legumi o frutti all’aceto. All’orifizio del retto si disegnano delle callosità verrucose, non dolorose. Ma Tess cammina meglio e arriva ad evacuare delle feci. Quest’evoluzione positiva è certificata ad ogni visita, più o meno ogni due mesi. Dopo quattro mesi sotto un regime naturale adattato al cane è capace di correre. Zoppica, ma senza dolore ed ha piacere di mangiare zuppe ma anche delle verdure crude e dell’aceto. Da allora è ancora migliorata.

Ha ancora ricevuto per 2 volte Arum triphyllum 30k con successo per gli eczemi della dermatite umida. Un anno più tardi, i tumori circumanali sono aumentati e secernono degli essudati maleodoranti. La cagna troppo sciupata diventa molto appiccicosa e non lascia più la padrona. Rifiuta la passeggiata. Quando ha camminato ha molto più male all’ano. La signora è stata ospedalizzata per un mese. Dal suo ritorno, la cagna Tess ha rifiutato la passeggiata per restare con lei. È passiva tutto il giorno. La sera è come un miracolo, si risveglia, vocalizza e tenta di mettersi in contatto con i suoi padroni. A questo punto mostra solo delle difficoltà di deambulazione, ma nessun dolore. Allora vuole passeggiare, fa delle flatulenze che le fanno bene, poi produce delle piccole feci che la liberano dai dolori che provengono dalla base del dorso. Dopo di questo rientra e fa festa nel salone.

La costipazione ritorna.

Retto, costipazione, urgenza inefficace e tenesmo

Retto, umidità

Retto dolore, passeggiata aggr.

Retto dolore, aggr dopo lo sforzo

Stato del sensorio, vivace – alla sera /umore mutevole/ capricciosità

Dorso, feci dopo miglioramento

Dolore del dorso, emissione di flatuelenze, miglioramento

Senza titolo

Somma dei sintomi (tri:deg) – Somma dei sintomi (tri:deg) – Considerazione dell’intensità

1 1234 1 STATO DEL SENSORIO – VIVACE – alla sera 7
2 1234 1 RETTO – COSTIPAZIONE – uregenza inefficace e tenesmo 250
3 1234 1 STATO DEL SENSORIO – ALLEGRIA- alla sera 36
4 1234 1 STATO DEL SENSORIO – BUON UMORE – alla sera 56
5 1234 1 RETTO – UMIDITA’ 92
6 1234 1 RETTO – DOLORE – passeggiata – agg. – dolore a fitte 12
7 1234 1 RETTO – DOLORE – sforzo agg. dopo – dolore acuto 1
8 1234 1 DORSO – FECI – dopo – miglioramento 7
9 1234 1 DORSO – DOLORE – emissione di flatulenze – migliorametno. 9
10 1234 1 STATO DEL SENSORIO – UMORE – mutevole 203
11 1234 1 STATO DEL SENSORIO – CAPRICCIOSITÀ 148

coc-c. sulph. lach. zinc. bell. chin. ferr. nat-m. alum. phos.
11/11 8/15 7/14 7/12 7/10 7/10 7/9 6/11 6/10 6/10
1 1 1 1 1
2 1 3 3 2 2 1 2 3 2 2
3 1 2 3 2 1 2 1 2 1
4 1 2 3 2 1 1 1 2 1
5 1 3 2 1 1 1 1 2 2 2
6 1 1 1 1
7 1
8 1 1 1
9 1 1
10 1 1 1 3 2 2 2 1 2 2
11 1 2 1 1 2 2 1 1 2

Coccus cacti 30 k (settembre 2007)

Dopo questo rimedio Tess ritrova la voglia di vivere nel ritmo della giornata. Si stacca dalla sua padrona ed ama accompagnare il signore. Riprende a mangiare volentieri ed arriva ad eliminare le sue feci.

Quest’evoluzione positiva continua ancora più di un anno. Quindi nel 2006 avrebbe avuto una soppressione eutanasica ed è nel gennaio 2009 che arriva un vero colpo di vecchiaia. I proprietari tornano a portarla alla visita perché non vuole far altro che riposarsi. Mangia poco, beve poco e vuole a tutti i costi ritornare alla sua cesta. Hanno deciso di aiutarla a partire più in fretta, perché non fa altro che dormire sempre più profondamento. Quando si sveglia, è sfinita. In presenza dei padroni le faccio l’iniezione finale. Questa volta sono i padroni che si staccano!

Osservazioni: nei nostri animali colpiti da malattie croniche debilitanti sono sempre da rallentare le privazioni della salute più urgenti da eliminare. Le materie mediche sono quindi anche dei mezzi efficaci per comprendere l’evoluzione della “falsa” malattia cronica. Esempio: Coccus cacti, la cocciniglia, insetto emittero, è un parassita sessile che si attacca al cactus e non demorde più. I proprietari della nostra storia non demordono per nulla al mondo! Il cane (Lac caninum) è l’animale più attaccato alla missione che l’uomo gli assegna. Qui il cane non aveva una missione, e sono i suoi proprietari che sono i servitori del cane! Un’altra grave privazione della salute è la sottomissione al nutrimento artificiale.

Ci sono due metodi d’allevamento, quello tradizionale e quello controllato.

Il metodo tradizionale prevede di piantare dei fichi d’India (Opuntia) già contaminati o anche l’infezione di cactus già esistenti da parte della cocciniglia seguiti dalla successiva raccolta manuale.

Il metodo controllato consiste nel collocamento in piccoli cestini chiamati nidi zapotechi (in inglese: Zapotec nests) sui cactus. Il metodo dovrebbe essere utilizzato per l’allevamento delle cocciniglie.

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