L’aggravamento omeopatico

L’aggravamento omeopatico                                                                              

Nella pratica ambulatoriale, arriva il momento in cui bisogna rispondere alla domanda più difficile: “Dottore, ma che cos’è l’aggravamento omeopatico? È pericoloso per il mio animale?” Spiegare il significato  dell’aggravamento con parole semplici ed esempi esplicativi non risulta cosa facile. Così ricorro ad un espediente che, in qualche modo, ne descrive il senso. Utilizzo la parola “crisi”. Infatti in lingua cinese il termine “crisi” (mei-ji) è formato da due ideogrammi: uno significa pericolo e l’altro opportunità. Questo spesso serve a fare un po’ di luce sul concetto di aggravamento omeopatico, visto nell’ottica di una manifestazione utile e positiva. Più tecnicamente: partendo dal presupposto che ogni sistema altamente organizzato reagisce ad una sollecitazione producendo la migliore risposta della quale è capace in quel momento (principio della cibernetica), si può dire che ogni sintomo è l’espressione di ciò che può fare l’individuo in quel momento. Quindi a maggior ragione, l’aggravamento omeopatico, che è un fenomeno leggibile nei sintomi, non è altro che la migliore risposta alla sollecitazione (rimedio omeopatico) di cui l’organismo sia capace. Infatti, in seguito alla somministrazione del rimedio omeopatico corretto, l’individuo può produrre una risposta che si manifesta come esacerbazione del sintomo patologico. Questa manifestazione è un fenomeno transitorio e di breve durata che non mette mai a repentaglio la vita dell’animale. Di fatto per il medico omeopata tale fenomeno ha una valore prognostico importante perché indica il corretto andamento verso la guarigione. L’aggravamento omeopatico tuttavia è in relazione con le capacità di reazione dell’individuo, quindi con lo stato di salute che un paziente presenta al momento della somministrazione. Così, individui in buono stato di salute che si presentano in ambulatorio con una sintomatologia acuta, possono anche non esprimere l’aggravamento omeopatico e ristabilire velocemente lo stato di salute ottimale (fig. 1). Individui in buone condizioni soggetti a forme acute ricorrenti o individui affetti da patologie croniche non gravi possono elaborare un aggravamento omeopatico di varia intensità. In questi casi, per il periodo in cui si presenta una intensificazione breve del sintomo patologico, è bene sospendere temporaneamente la somministrazione del rimedio omeopatico (fig. 2). Casi in cui lo stato di salute sia compromesso in modo serio e per lunghi periodi di tempo come nel caso di patologie croniche gravi, l’aggravamento omeopatico spesso non si verifica e il caso procede con il progressivo miglioramento dei sintomi più invalidanti (fig. 3). Ho curato recentemente una gatta in un buon stato di salute che presentava cistiti ricorrenti con ematuria e stranguria. Il giorno seguente alla prima somministrazione del farmaco omeopatico la gatta ha manifestato minzione abbondante  per alcune ore. Dopo questo fenomeno (da interpretare come aggravamento omeopatico) è stata ripresa la somministrazione e la gatta non ha più presentato alcun sintomo riferibile a cistite. Questo esempio ci può facilmente illustrare che cosa si intende per aggravamento omeopatico. A volte, in casi più complessi, l’aggravamento può manifestarsi non come intensificazione del sintomo patologico, ma sottoforma di sintomo apparentemente nuovo, in un altro distretto. Ad esempio, ricordo un caso di un cane con dermatite atopica che ha prodotto un forte episodio di diarrea risoltasi spontaneamente dopo la sospensione del rimedio. Questo episodio ha avuto un importante valore prognostico e il cane è guarito definitivamente in pochi giorni. Si capisce quindi come l’aggravamento omeopatico, se la prescrizione del rimedio è corretta, non è assolutamente un evento pericoloso per il nostro animale, anzi, è addirittura auspicabile. Ci sono però casi in cui anche un aggravamento lieve può provocare un forte disagio all’animale. Questi sono animali colpiti da gravi patologie o individui estremamente debilitati ai quali anche il più leggero peggioramento può risultare problematico. La potenza del rimedio omeopatico, allora, deve essere scelta in modo da ridurre la gravità della reazione. Questo si ottiene utilizzando le basse potenze (per esempio 12K), oppure le diluizioni LM iniziali (per esempio 06LM). In fine, non si deve confondere l’aggravamento omeopatico, descritto precedentemente come fenomeno transitorio qualora si verifichi, con l’aggravamento generale del caso clinico. In questo caso non solo il sintomo patologico aggrava la sua intensità, ma le condizioni cliniche generali peggiorano. In una tale situazione si può supporre che si è incorsi in una prescrizione poco corretta del rimedio ed è quindi necessario riconsiderare il caso sotto altri aspetti (Fig. 4).

aggravamento

Ripensando all’esempio iniziale della parola “crisi” e al suo significato in lingua cinese, credo che ciò possa davvero esprimere come la dottrina omeopatica valuti, in una ottica diversa, il significato dei sintomi e, in linea generale, il processo di guarigione.

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