Animali da compagnia, una dieta naturale è possibile

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Il benessere è nel microbioma. Ecco la dieta ideale.

Finalmente la stampa nazionale scrive a riguardo della dieta naturale, dopo la trasmissione di Report andata in onda a Dicembre 2015. L’articolo di Repubblica presenta delle imprecisioni e sembra scritto da chi non è ferrato nell’argomento. Ma almeno ora non ci si scaglia addosso alla alimentazione naturale a priori. Leggi l’articolo originale, di Marco Angelillo (>>)

Lo studio delle università di Udine, Trieste e Pisa sconsiglia l’eccesso di cereali. È necessario un bilanciamento di proteine, amidi e fibre. Gli esperti: “Il corretto funzionamento dell’intestino contribuisce anche al suo benessere complessivo”

QUAL è la dieta ideale per i migliori amici dell’uomo? Ecco la ricetta: carne cruda di manzo di buona qualità (70%) più un complemento di farina di riso, farina di ceci, fiocchi d’avena, carote, acidi grassi omega 3 derivati da alghe e un complesso vitaminico minerale. Inumidire il tutto con acqua e servire una volta al giorno. La quantità, naturalmente, dipende dalla taglia del cane.

Il mix è frutto di un esperimento condotto da un team di ricercatori dell’Università di Udine con la collaborazione di colleghi degli atenei di Trieste e Pisa, il primo studio scientifico sul microbioma del cane. I risultati sono sintetizzati in un saggio pubblicato da BioMed Central (BMC), un editore scientifico britannico specializzato in riviste ad accesso libero, con il titolo di Raw meat based diet influences faecal microbiome and end products of fermentation in healthy dogs. Autori: Misa Sandri, Simeone Dal Monego, Giuseppe Conte, Sandy Sgorlon e Bruno Stefanon.

·LA SALUTE DELL’INTESTINO
Lo studio indaga le mutazioni delle popolazioni microbiche intestinali al variare della dieta e si avvale delle ultime conoscenze nel campo della biologia molecolare e di uno spin-off accademico costituito da veterinari e produttori di alimenti per cani. Le patologie gastrointestinali sono uno dei problemi più comuni e diffusi nei cani, perciò il lavoro dei ricercatori italiani potrebbe essere apprezzato da milioni di persone. “Il corretto funzionamento dell’intestino”, afferma Bruno Stefanon, professore ordinario dell’Università di Udine, dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali “non serve solo a mantenere in salute il cane, ma contribuisce anche al suo benessere complessivo”.

·UNA DIETA EQUILIBRATA
Fondamentali, oltre alla composizione, anche la biodiversità delle specie batteriche e le relazioni reciproche: dei 2-300 generi presenti nei cani, 30-40 sono rappresentati in maniera significativa e se non sono in equilibrio tra loro possono sorgere problematiche psicofisiche. “Un’alimentazione troppo selezionata, poco variabile, spinge alcune specie a prevalere sulle altre. È necessario un bilanciamento corretto di proteine, amidi e fibre”, continua Stefanon. Anche i prodotti secchi in commercio tendono a concentrare nelle cosiddette crocchette tutti i nutrienti, ma le materie prime sono sottoposte a pressatura e calore per formare veri e propri pellets commestibili: in questo processo di estrusione si perdono molti nutrienti preziosi. Inoltre, l’altissima percentuale di cereali e amido (talvolta superiore al 60%) dei tradizionali mangimi secchi è eccessiva per l’alimentazione corretta dei nostri amici a quattro zampe.

·CARNE O PESCE
“La dieta sperimentale con carne cruda, fonti amidacee, legumi e cereali, rispetto alla dieta completa estrusa commerciale, che è stata usata come dieta di riferimento, ha dato risultati migliori anche per il Ph intestinale e per un cambiamento positivo di alcune funzioni del sangue”, ribadisce Stefanon. È stata scelta la carne bovina, opportunamente congelata, perché più sicura rispetto alle altre dal punto di vista della carica batterica. Tuttavia non si esclude (anzi è auspicabile) l’alternanza con altre carni, tacchino e maiale, per esempio, “con l’accortezza di non utilizzarle totalmente crude, ma di sbollentarle per eliminare i batteri”. Cambia anche il rapporto carne-completamento che per il tacchino scende a 60%-40%, con aggiunta di olio di girasole. Anche il pesce può andar bene: ha un contenuto di grasso minore ed è meno energetico, ma contiene gli ormai noti e benefici omega 3.
barf
·COS’E’  IL ‘BARF’
Da qualche anno sta prendendo piede in Europa la dieta Barf, Biologically appropriate raw food, ossia cibo crudo biologicamente appropriato, che consiste nell’alimentare cani, gatti e altri carnivori con carne, ossa edibili e organi. Rispetto ad essa Stefanon, pur apprezzandone il valore etico, è cauto perché “rischia di essere carente di fibre e minerali, da una parte, e di eccedere con l’apporto di altri minerali presenti in grande quantità, dall’altra”. Come il ferro e rame nel fegato, uno degli organi utilizzati nel cibo dei barfisti. Il messaggio è chiaro: nell’alimentazione non c’è filosofia che tenga. Sono fondamentali i dati, con alcuni gradi di libertà: perché mangiare non è solo una questione di nutrimento, ma è anche un fatto sociale e di divertimento ed è giusto variare la dieta, di tanto in tanto, per la felicità dei nostri amici fedeli.

C’è ancora molto lavoro da fare: l’articolo scientifico si conclude auspicando “ulteriori sforzi della comunità scientifica per chiarire se possa essere valutata una composizione di riferimento per i cani sani”. Tra le future applicazioni di questi studi, anche la messa a punto di strumenti diagnostici per indagare le patologie gastroenteriche non infettive nel cane.

La ricerca sugli animali da compagnia finanziata con fondi pubblici, e perciò indipendente dagli interessi commerciali, non è molto diffusa in Italia. Il gruppo udinese è una bella eccezione: è il primo, tra l’altro, che ha considerato la relazione tra geni e alimentazione (nutrigenomica) in ambito animale, opera dal 2004 e finora si è avvalso della fondamentale collaborazione di 220 cani. All’esperimento sul microbioma hanno partecipato otto boxer adulti (5 femmine e 3 maschi) tra i 4 e i 7 anni che hanno ‘lavorato’ con l’équipe scientifica per 28 giorni consecutivi.

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