Società pet friendly, a cani e gatti apriamo sempre più la porta del cuore

Fonte: ansa.it | life style | leggi l’articolo originale (qui)
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Non chiamateli ”solo” animali. Soprattutto non chiamatevi più ”padroni”. Che sia un pelosissimo persiano, un labrador festante o un divertentissimo mix di razze e talenti, il tempo del ”io uomo, tu bestia” è finito. Lo dicono i numeri: solo nelle case italiane abitano 7 milioni di cani e 7,5 milioni di gatti, la maggior parte dei quali considerati a tutti gli effetti membri della famiglia. E lo dicono i comportamenti, con l’agenda che si affolla di appuntamenti per ”lui” e la borsa si riempie di ogni ritrovato rigorosamente eco-friendly e a impatto zero, dalla sabbietta all’antiparassitario. (di Daniela Giammusso)
”Il numero di persone che scelgono di condividere i propri spazi vitali con un animale è in costante aumento”, conferma il dottor Stefano Cattinelli, veterinario omeopata e autore del libro ‘‘Che cosa mi vuoi dire?” (ed. Macro Edizioni). ”Siamo come di fronte a un’onda che preme fuori dalla porta di casa e vuole entrare – spiega – La novità sta nel fatto che sempre più persone sono nelle condizioni d’animo, o nella necessità interiore, di aprire questa porta”. Perché, spiega, ”l’animale entra nella nostra vita attraverso il mondo emozionale. La porta che apriamo è quella fisica della nostra casa, ma anche e soprattutto quella emotiva”. Il cambiamento passa in primis attraverso un nuovo modo di approcciare il tema della salute e la qualità del tempo condiviso. Proprio al pari di un figlio o di un partner. Ecco cinque passi per rafforzare quel legame, in verità, iniziato a sbocciare non appena i ”suoi” occhi hanno incrociato i vostri.
QUESTIONE DI RAPPORTI – ”Padrone”, ”proprietario” sono tutte parole che sottolineano differenze, ruoli, una predominanza e una sottomissione. Ma ripensando al vostro primo incontro, potete davvero dire con certezza chi ha scelto chi? Nella nuova filosofia pet friendly l’animale di casa è un compagno di viaggio con cui condividere tutto, gioie e dispiaceri. Ogni volta troverà il ”suo” modo per esserci. All’umano va il compito di costruire una relazione felice, perché più è gioiosa la relazione, più gioiosa sarà l’educazione, efficace la cura e collaborativo il rapporto, anche con gli animali che ci aiutano nel lavoro, dai cani per il salvataggio alla pet therapy.
LA SUA SALUTE E’ LA MIA – Il miglior diagnosta per Fido è colui che se ne occupa e lo osserva ogni giorno: ovvero voi. Parte da qui il nuovo approccio alla veterinaria, che al primo posto pone l’ascolto. Spesso, spiega il dottor Stefano Cattinelli nel suo libro, la malattia non è nel cucciolo, ma nell’animo del suo ”compagno” umano. Se la gattina non mangia o d’improvviso non è più socievole, può aver assorbito un nostro disagio o stress. Anche per gli amici a quattro zampe, poi, l’omeopatia affianca la medicina tradizionale. Così come la chinesiologia applicata, rimedi fitoterapici, omotossicologia o ifiori di Bach, dal Mimulus che aiuta a combattere le paure (ad esempio per i cuccioli che si rintanano durante i temporali) a Star of Bethlem con proprietà altamente ricostituenti, lenitive e calmanti dopo forti traumi. Per saperne di più, in Italia opera Armonie Animali, primo network di veterinari che integrano l’approccio scientifico con le medicine non convenzionali.
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SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO – Il detto vale per noi quanto per ”loro”. Sulla scia del natural rearing, cioè della filosofia dell’allevamento naturale avviato da Juliette de Bairacli Levy (che già negli anni ’50 metteva in guardia dagli effetti del cibo industriale), nasce la dieta Barf, acronimo di Biological Appropriate Raw Food. Come racconta Swanie Simon nel suo ”Manuale di alimentazione naturale”, il principio è semplice: Madre natura ha fornito ogni animale di un diverso apparato digerente e bisogna rispettarlo. E siccome in natura i cani mangiano prede e vegetali che trovano (ovvero carne cruda, non sempre fresca e neanche tutti i giorni), lo stesso dovremmo concedere loro quando vivono con noi, riconducendo la dieta a una simulazione della posizione di predatore. Quanto cioè di più lontano da rigorose tabelle di croccantini e scatolette che vogliono ogni pasto calibrato in carboidrati, fibre e proteine. 
A ME GLI OCCHI – Al bando cliker, giocattolini nello zaino e biscottini in tasca. La comunicazione con il nostro cucciolo è gestuale ed emozionale. A dimostrarlo è anche una ricerca dell’ Università di Helsinki, secondo la quale i cani riescono a capire le nostre emozioni semplicemente osservando i nostri occhi e volto. Per costruire un legame stretto con Fido e interagire in armonia nella vita quotidiana (anche per la sua sicurezza), arriva in Italia la ”tecnica della mano vuota’‘. Ovvero, come spiega l’inventrice Liane Rauch nel volume ”Addestrare senza parole”, comunicare con il cane con il (suo) semplice tocco del palmo. Si impara facilmente, con brevi esercizi. Ma non obbligate il cane a fare niente. Deve collaborare con gioia.
SEI ZAMPE IN PISTA – Per molti più divertente dell’Agility, di certo più facile da praticare, dal Canada arriva la Dog Dance. Basta un po’ di musica, un buon affiatamento e qualche passo da inventare, senza per forza puntare a diventare campioni. Lo scopo è divertirsi, smaltire un po’ (entrambi) e condividere tempo in un lavoro di ”squadra” che aiuta il cane a sviluppare le sue qualità fisiche e mentali e l’umano a capire un po’ meglio il suo amico a quattro zampe (Info: http://www.ficss.it)
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