La risposta degli omeopati

 

Ecco la replica dell’Associazione medica italiana di omotossicologia a un articolo pubblicato su Wired.it che mette in dubbio l’efficacia dell’omeopatia

 

11 settembre 2012 di Redazione Wired.it

Dopo aver pubblicato un articolo sui prodotti omeopatici, abbiamo ricevuto una replica dall’ Associazione medica italiana di omotossicologia. Dal nostro canto, non possiamo che ribadire che gli studi sottoposti alla comunità scientifica non siano stati finora in grado di rilevare la loro efficacia. Le esperienze dei singoli, purtroppo, non rientrano nel metodo scientifico.

“In relazione all’articolo pubblicato sul sito Web di Wired dal titolo Semplificazione in arrivo per i prodotti omeopatici, ma cosa sono?, che riteniamo screditante per la professionalità di oltre 20.000 medici di Italiani che quotidianamente prescrivono terapie omeopatiche con riscontri clinici assolutamente positivi dai pazienti, l’Aiot, l’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, la più rappresentativa a livello nazionale, ritiene opportuno offrire ai lettori una visione dell’omeopatia e dei farmaci di origine biologica non viziata da pregiudizi.

“Abbiamo usato la parola ‘ farmaci’ non a caso: contrariamente a quanto affermato nell’articolo in questione, è la parola giusta, visto che come tali li riconosce anche la Direttiva Europea sul Farmaco approvata nel 2006 e recepita nel nostro ordinamento nazionale, anche se purtroppo ancora solo in parte applicata.

“E’ corretto dire che i consumatori vorrebbero saperne di più, avere maggiori informazioni. L’esigenza nasce dal fatto che attualmente la legge italiana non permette ancora di inserire nelle confezioni dei farmaci omeopatici il foglietto illustrativo, altrimenti noto come bugiardino, dove riportare le indicazioni terapeutiche, posologia, modalità e tempi di somministrazione, esattamente come avviene per i farmaci allopatici. Semmai quindi bisognerebbe domandarsi il perché della mancata applicazione di una Direttiva Europea vincolante, anche se l’Aifa ha garantito che la situazione verrà sanata al più presto.

“Quanto alle basi scientifiche dell’omeopatia, esse esistono eccome, sono pubblicate su riviste internazionali indicizzate non solo omeopatiche, ma convenzionali, come The Lancet, British Medical Journal, etc, e sono riscontrabili in studi che sono stati condotti nel rispetto dei criteri e delle metodologie scientifiche attualmente imposte: gli studi sono stati effettuati sia verificando l’efficacia del farmaco omeopatico verso il placebo o verso l’omologo allopatico di riferimento, sia testandone l’efficacia in vitro, come dimostra la raccolta di 142 ricerche di base e l’analisi di 13 studi clinici pubblicata a questo indirizzo Internet e scaricabile da chiunque gratuitamente.

“Inoltre è davvero difficile sostenere che 11 milioni di persone in Italia che si curano efficacemente con l’omeopatia siano tutte vittime dell’effetto placebo.

Vale anche per i prodotti omeopatici che curano patologie degli animali e delle piante? Anche i vitelli, che ignorano cosa gli viene somministrato, soffrono di sistematico effetto placebo? Questo si che dovrebbe essere scientificamente dimostrato, e sarebbe assai curioso, come assai curioso sarebbe scoprire che un’edera possa farsi condizionare da un prodotto omeopatico o da chi glielo somministra. Lucietta Betti, dal 1980 apprezzata ricercatrice dell’Università di Bologna e Professore di Patologia Vegetale presso lo stesso Ateneo, ha affermato in una recente intervista al quotidiano La Stampa: ‘ Quando mi sono accorta che con trattamenti omeopatici ad altissima diluizione si potevano ottenere risultati significativi e ripetibili ho sentito traballare tutte le mie certezze scientifiche. Questo però mi ha stimolato ad andare avanti perché penso che la curiosità sia l’atteggiamento giusto per chi si occupa di scienza’. Saggia come Cristiano Rumio, Professore di Anatomia Umana presso la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Milano, il quale dopo insistenti e ripetuti test di laboratorio ha dovuto ammettere innanzitutto a se stesso, con la medesima onestà intellettuale della collega Betti, l’efficacia di bassi dosaggi di particolare molecole (le interluchine) nella cura dell’asma allergico. Il risultato delle sue ricerche è stato recentemente pubblicato su una rivista internazionale ( Pulmonary Pharmacology & Therapeutics, indicizzata in Medline).

“Ovviamente – come tutte le medicine – l’omeopatia a volte NON funziona. Ma occorre ricordare che nei soli Stati Uniti sono circa 123mila i pazienti che muoiono ogni anno per effetti iatrogeni dei farmaci allopatici (studio pubblicato nel 2000 su Jama, rivista scientifica internazionalmente nota, che classifica gli effetti collaterali dei farmaci come 3° causa di morte dopo malattie cardiovascolari ed i tumori). Allora cosa dovremmo dire?

“Vero è che ci sono state pubblicazioni negative nei confronti dell’omeopatia, per esempio The Lancet nell’agosto del 2005 pubblicò un editoriale dal titolo a effetto ‘ La fine dell’Omeopatia’, che riferiva di un’analisi comparativa tra otto studi clinici riferiti all’omeopatia e sei studi di medicina convenzionale, a seguito della quale il giornale concludeva che le medicine omeopatiche avessero un effetto meramente “placebo”, ricerca questa sfoderata ad ogni piè sospinto dai critici dell’omeopatia per confermarne l’inefficacia. Peccato che tale ricerca non rivelava i riferimenti degli studi analizzati né il dettaglio delle esatte assunzioni medicinali utilizzate per le ricerche, e l’articolo fu quindi fortemente criticato già all’epoca della pubblicazione. Un’altra pubblicazione di The Lancet, compresa proprio nella rassegna segnalata da Wired, è quella relativa alla comparazione di 110 studi clinici di omeopatia e di medicina convenzionale, ristretti poi ai soli “studi di qualità superiore.

Basandosi su questi studi, l’analisi concludeva che ‘ c’è debole evidenza sull’effetto specifico dei rimedi omeopatici’. Tuttavia, i criteri di selezione degli studi non sono stati resi noti, e molti specialisti sono convinti che si sia operata una selezione nettamente sfavorevole all’omeopatia. Il Prof. George Lewith, Ordinario di Ricerca Sanitaria dell’Università di Southampton, ha dichiarato:  ‘L’analisi pubblicata da The Lancet non presentava i riferimenti degli studi clinici analizzati, né era chiara relativamente ai dati utilizzati. Questa non è una pratica scientifica usuale. C’è una debolezza fondamentale nelle conclusioni di The Lancet : esse non sono attendibili. In questi termini “arbitrari” e parziali, il confronto con la medicina convenzionale risulta del tutto priva di significato. Questo scenario solleva seri dubbi sull’analisi pubblicata da The Lancet, e dimostra che essa era basata su una serie di giudizi occulti sfavorevoli a priori all’omeopatia’.

“Sulla citata memoria dell’acqua vogliamo solo riportare un passo dell’intervista di Science al premio Nobel per la medicina Luc Montagnier proprio sull’argomento omeopatia e segnali elettromagnetici: ‘ Non posso dire che l’omeopatia funzioni. Quello che posso dire ora è che le alte diluizioni funzionano. Le alte diluizioni di qualcosa, non sono nulla. Sono strutture d’acqua che imitano le molecole originali”.

“Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come spesso ci sia proprio una carenza di informazioni riguardo l’omeopatia, più spesso una manipolazione dell’informazione al limite dell’oscurantismo.

“L’omeopatia è una medicina centrata sulla persona, che lavora per riequilibrare con certi rimedi quello specifico organismo, non consiste in un principio attivo che agisce sulla base di un rapporto stimolo-risposta, e quindi è ben difficile paragonare il paradigma medico omeopatico con quello allopatico. Una verifica trasparente e basata sull’evidenza e non su pregiudizi suggerisce comunque che l’omeopatia è efficace in numerose situazioni patologiche, specie nelle patologie funzionali e in quelle croniche, e questi sono settori della Medicina in cui l’Omeopatia può essere considerata terapia di prima scelta, così come l’allopatia dovrà essere il primo riferimento per la medicina d’urgenza e per la cura della patologia acuta e acutissima.

“Su una cosa però siamo d’accordo: la medicina è una, e la scienza non può essere tirata per la giacchetta, e piegata a confermare solo ciò che fa piacere a noi.

“La cosa davvero importante è affidarsi a un medico esperto: sapremo noi medici se prescrivere un farmaco omeopatico, un farmaco fitoterapico, un farmaco allopatico, etc, a seconda delle esigenze del paziente e della specifica malattia da curare”.

 

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