Terapie alternative, l’unica certezza è il business

Terapie alternative, l’unica certezza è il business. Il settore cresce più di qualunque altro comparto nella sanità, e ha ormai superato i 50 miliardi di euro di giro d’affari in tutto il mondo, di Catia Barone

(Fonte: Repubblica Scienze – leggi l’articolo orginale >>)

L’ipnosi per dimagrire, la meditazione contro il dolore, pediluvi in grado di assorbire le tossine dall’organismo, gioielli e cristalli curativi, olio di serpente. E poi aghi, infusi, massaggi, pietre e magneti per combattere la depressione, lo stress e altri malesseri. Dove la medicina convenzionale non riesce a dare risposte, siamo disposti ad abbracciare qualsiasi tipo di trattamento pur di guarire. A raccontarlo è la storia, con le terapie a base di sanguisughe, salassi, erbe e radici di ogni genere. A dimostralo sono le innumerevoli soluzioni alternative sul mercato che rendono la medicina non convenzionale un business. In alcuni Paesi oltre la metà della popolazione ricorre a rimedi alternativi in una forma o nell’altra: si stima che con oltre 50 miliardi di euro di spesa globale annua sia il settore in crescita più rapida della medicina
(Trick or treatement? Alternative Medicine on Trial, 2008, di Simon Singh e Edzard Ernst). In base al Rapporto Eurispes 2010 gli italiani
che fanno uso di medicine non convenzionali sono passati dal 10,6% del 2000 al 18,5 dell’anno scorso con 11,1 milioni in tutto, ma secondo
altre stime la quota si avvicina al 25%, una buona fetta dei circa 100 milioni di affezionati europei. La terapia complementare più
diffusa, secondo l’Istat, è l’omeopatia (7%) seguita da osteopatia e chiropratica (6,4%), fitoterapia (3,7%) agopuntura (1,8 %). Solo per i
prodotti omeopatici siamo il terzo mercato in Europa, dopo Francia e Germania, con un fatturato annuale di circa 300 milioni di euro (dati
Eurispes, Omeoimprese).  Non è semplice orientarsi nella medicina complementare e alternativa. E ancor meno identificare quali rimedi siano davvero efficaci e quali semplici placebo, che funzionano solo grazie a buone strategie di marketing. C’è un uomo che ha dedicato tutta la sua vita professionale a far luce su queste zone in ombra, sottoponendo le terapie non convenzionali a test scientifici, come quelli obbligatori per tutti gli altri farmaci, con l’intento di verificarne la validità: è Edzard Ernst, il primo professore al mondo di medicina
complementare ma anche il suo più attento critico. Nel corso di ben 18 anni Ernst e il suo gruppo di ricercatori del Peninsula Medical
School in Inghilterra, hanno eseguito studi clinici e pubblicato più di 160 metaanalisi (una metaanalisi è una tecnica statistica per
estrarre informazioni da serie e blocchi di prove che non avrebbero di per sé affidabilità statistica).
Non parla a nome della lobby farmaceutica, tiene a chiarire: il professore ha riassunto le sue conclusioni nella Guide to Complementary and Alternative Medicine. I risultati sono da brivido: il 95% dei trattamenti esaminati in campi come l’agopuntura, la fitoterapia, l’omeopatia e di riflessologia sono risultati statisticamente indistinguibili da trattamenti placebo. Solo nel 5% dei casi i ricercatori ne hanno riscontrato l’efficacia (l’erba di San Giovanni, per esempio, può aiutare persone affette da depressione lieve mentre l’artiglio del diavolo per i dolori muscoloscheletri). Le conclusioni del professore sono nette: «L’agopuntura funziona quasi solo per la nausea, la chiropratica per
alcune forme di mal di schiena; l’omeopatia non è plausibile e non è riuscita a dimostrare di esserlo dopo due secoli e quasi 200 studi
clinici; la fitoterapia offre certamente alcuni rimedi interessanti, ma quelli dubbi, sconfessati e addirittura pericolosi che si trovano
in commercio sono di gran lunga più numerosi».  In un altro libro, Trick or treatement? Alternative Medicine on Trial, Ernst riporta i risultati delle sue analisi con casi concreti. Incrociando gli studi a disposizione, il professore ha rilevato una scarsa efficacia dei rimedi fitoterapici a base di mirtillo per le malattie degli occhi, le vene varicose, la flebite e i dolori mestruali, così come quelli a base di timo per la bronchite e di vischio per il cancro. Quanto alle candele auricolari, lungi da eliminare il cerume dalle orecchie, lascerebbero invece secondo Ernst un deposito ceroso che prima non c’era, e poi sono state riscontrate ustioni, occlusioni del canale uditivo, perforazioni del timpano.
Nessuna controindicazione, ma solo effetto placebo, per i Fiori di Bach, ovvero degli infusi di piante estremamente diluiti e mirati a
curare squilibri emotivi, usati per un’infinità di malattie. Identica conclusione, ovvero effetto placebo, per le diverse forme di
guarigione spirituale come le preghiere d’intercessione, il tocco terapeutico, il sistema di guarigione di Johari, il reiki, addirittura gli incantesimi per guarire le verruche praticati in certe zone della Gran Bretagna 8dove per la medicina alternativa si spendono 350 milioni di sterline l’anno). Particolarmente dura l’analisi per la pranoterapia, e in generali per i casi in cui ci sarebbe una non meglio precisata energia curativa incanalata nel corpo del paziente dal guaritore. E pericolosa viene definita la medicina ortomolecolare, l’uso in alte dosi di vitamine o minerali per prevenire il tumore.  Non è finita. Ernst ritiene potenzialmente nociva e del tutto priva di prove scientifiche l’ossigenoterapia, cioè l’applicazione diretta o indiretta di ossigeno o ozono al corpo umano utilizzata da alcuni per trattare una varietà di malattie, compresi il cancro (contro il quale ci sono anche inutili terapie a base di vischio), l’aids, le infezioni, le malattie cutanee, i  problemi cardiovascolari e reumatici. Stesse conclusioni per l’idrocolonterapia (ovvero l’uso di clisteri per ripulire l’organismo via rettale) nell’ambito delle cure disintossicanti usate nella medicina alternativa. Tra le terapie più discutibili, la magnetoterapia: «Oggi il mercato mondiale dei magneti ammonta ad oltre un miliardo di dollari all’anno – scrive il professore e comprende braccialetti, solette da scarpe, collane, guanciali: i fabbricanti vantano le proprietà terapeutiche dei magneti sistemati vicino al corpo per la cura di vari disturbi come
accelerare la guarigione di fratture, migliorare la circolazione sanguigna, alleviare il dolore, ma rigorose ricerche condotte sulla
magnetoterapia non suffragano alcuna di queste affermazioni». E poi c’è chi ricorre alla cristalloterapia, l’uso di cristalli come quarzo o altri minerali allo scopo di “curare l’energia”, ma anche a tecniche diagnostiche alternative, spesso costose, che possono portare a diagnosi erronee. Insomma, rimedi da prendere in considerazione ma con cautela e senza dimenticare di consultare il medico.

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Una risposta a “Terapie alternative, l’unica certezza è il business

  1. Credo che l’autrice di questo articolo non si sia documentata a sufficienza: esistono pubblicazioni sull’efficacia dell’omeopatia effettuate secondo i golden standards della ricerca (RCT). Inoltre si dimentica che l’omeopatia è un atto medico e che la prescrizione di medicinali omeoaptici può essere fatta solo da medici. I medici i veterinari sono laureati abilitati alla professione. Mica degli sprovveduti stregoni. Ancora: sia l’OMS che i Codici Deontologici profesisonali di medici e veterinari prevedono l’utilizzo delle medicine non convenzionali come terapia, dopo l’adegata diagnosi clinica. Quindi la cosa che emerge dall’interessante articolo è una verità sconcertante: i pazienti non hanno più fiducia nell’efficacia della medicina convenzionale e cercano altrove le risposte. Di sicuro se la medicina convenzionale avesse le risposte adeguate non ci sarebbe bisogno di trovare risposte diverse.

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