L’omeopatia per gli animali d’allevamento – di Carla Debenedictis

(fonte: Il Granulo >>)

Dai non posso credere che curi con l’omeopatia questi animali, come fai? non lo ritenevo possibile!!!”
E una frase che mi sento dire spesso, quando aggiungo al titolo veterinario anche quello di omeopata…
Perché cavalli, mucche, maiali, pecore, polli non potrebbero usufruire di questa terapia? Certo non è facile a volte interpretare un dolore, un trauma, un disagio, specialmente se parliamo di animali di allevamento, costretti a vivere in condizioni non naturali.
Grande importanza per una riuscita della terapia omeopatica è il miglioramento delle condizioni di vita degli animali sia che vengano usati per uso zootecnico, sportivo o ludico.
Quando vengo chiamata per visitare un cavallo prima ancora di avvicinarmi lo osservo attentamente: il cavallo parla con gli occhi, con l’espressione che assume, con la postura e ci dice, col suo linguaggio, se è triste e depresso o vivace o pauroso o schivo o poco socievole.
Chiedendo informazioni sul suo passato, sulle sue abitudini, sulle patologie che ha avuto, valutando l’ambiente in cui vive, se sta all’aperto qualche ora al giorno o sempre chiuso in box, se mangia anche cibo fresco e non solo secco, si delinea un quadro sintomatologico che ci porta alla scelta del rimedio giusto!
Anche le mucche hanno il loro carattere e l’allevatore le conosce una per una e ci sa dire abitudini e preferenze che sono determinanti, insieme ai sintomi della malattia, per la scelta del rimedio.
Quando i numeri si fanno più grossi, come per un gregge o per suini da allevamento, l’approccio omeopatico cambia un pò, prevalgono i sintomi “di gruppo” su quelli individuali.
E il rimedio come si dà? Sciolto nell’acqua di bevanda o nei pastoni liquidi e i risultati sono sorprendenti!
Con l’omeopatia si evita di stressare le bestie con trattamenti farmacologici, non si inquina con liquami contenenti molecole sintetiche come antibiotici e antiparassitari; il risparmio sui farmaci tradizionali è notevolissimo; le carni sono più sane per chi le mangia, non avendo all’interno residui dannosi alla salute; gli animali si sentono meglio anche in situazioni di costrizione, diventano più forti.
Come si può capire da queste poche righe, la visita omeopatica dura un po’ di più di quella normale perché vanno raccolti tutti i sintomi che ci permettono di individuare quell’unico rimedio omeopatico che può indurre la guarigione.
Un buon veterinario omeopata non può prescindere da una visione “olistica” del problema, cioè va valutato l’animale nel suo complesso, come vive, cosa mangia, in che ambiente sta, come viene trattato.
Quando ad esempio mi chiedono : “il mio cane si gratta, ha qualcosa di omeopatico per fargli passare il prurito?”, rispondo che l’omeopatia non lavora sul sintomo dimenticandosi in quale contesto viviamo e che il prurito è solo una manifestazione esterna di un disturbo che va indagato profondamente.
Se non si migliorano le condizioni di vita, la guarigione sarà spesso solo parziale, perché l’omeopatia non può risolvere, come spesso si pretende, problemi che non le appartengono.

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