Omeopatia, la grande illusione

(Fonte: http://www.partecipasalute.it)

Omeopatia, la grande illusione (Leggi articolo originale >>)

La copertina del numero 28 del 12 luglio 2010 di Der Spiegel, una delle più importanti riviste tedesche, non poteva essere più esplicita. Senza prove scientifiche di efficacia della dispendiosa forma di medicina alternativa, e alla luce degli attuali giri di vite nei bilanci nazionali, i politici di tutta Europa si interrogano sull’opportunità di mantenerne il sovvenzionamento da parte dei sistemi sanitari. Ecco la sintesi dell’articolo (http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-71558740.html ) che ne ha fatto la redazione di Partecipasalute

Erano le 10 e 23 del 30 gennaio di quest’anno, quando un gruppo di 300 seguaci dell’empirismo inglese hanno sfidato l’avvelenamento di massa inghiottendo intere confezioni di globuli di Arsenicum ambum, rimedio omeopatico usato nel trattamento dell’insonnia e dell’intossicazione da cibo. L’overdose pubblica, diluita con una sana parte di humour all’inglese, intendeva protestare contro le filiali della catena britannica di farmacie Boots che vende preparati omeopatici nei reparti riservati ai medicinali. Nessuno dei dimostranti è finito all’ospedale, a riprova che «i granuli omeopatici non contengono che zucchero» ha commentato Simon Singh, uno degli organizzatori della protesta, ex giornalista della BBC e autore del libro Trick or Treatment (Trucco o cura), un classico fra i critici dell’omeopatia.

Da mesi, oramai, infuria in Inghilterra la polemica che vede i sostenitori della causa omeopatica, con la famiglia reale in prima fila, contrapposti ai detrattori, che sostengono la mancanza di prove scientifiche a sostegno dell’idea che la sua efficacia sia limitata al mero effetto placebo [3]. La regina d’Inghilterra, del resto, ne è assidua cliente e suo padre, Giorgio VI, aveva provveduto a suo tempo affinché il sistema di assistenza sanitaria pubblica del National Health Service si accollasse le spese delle cure omeopatiche.

Diluizione e dinamizzazione

Due sono i principi base che governano l’omeopatia. Il primo è che il «simile cura il simile» (dal greco homois, simile e pathos, sofferenza), secondo cui il rimedio per una determinata malattia è la sostanza che induce nei soggetti sani sintomi simili a quelli osservati nel soggetto malato. Nel nostro caso l’Arsenicum album avrebbe dovuto provocare agitazione e nausea in una persona sana e curare invece questi sintomi in quella malata. Il secondo principio è quello della diluizione: maggiore è la diluizione e dinamizzazione di un ingrediente, maggiore ne sarà l’effetto. In realtà, la maggior parte dei prodotti omeopatici sono talmente diluiti da non contenere più alcuna molecola di principio attivo al loro interno.

In un’epoca in cui il paziente britannico è costretto a due settimane di attesa per una semplice appendicectomia e a sentirsi rifiutare farmaci perché troppo costosi, molti si chiedono come mai il governo continui a sostenere la spesa per sostanze la cui efficacia non è mai stata dimostrata.

La stessa House of Commons del Parlamento inglese aveva concluso in febbraio in una cospicua relazione che «per garantire la fiducia, le scelte e la sicurezza dei pazienti, il governo non dovrebbe più avvallare l’uso di cure dall’effetto placebo, omeopatia compresa. L’omeopatia non dovrebbe essere sovvenzionata dal servizio sanitario nazionale». Diversi mesi dopo la British Medical Association, l’associazione di categoria dei medici britannici, accusava l’omeopatia di stregoneria in una risoluzione rappresentativa di oltre 140.000 iscritti.

In effetti, l’armadietto dell’omeopata riserva un repertorio di rimedi a dir poco originali: dagli estratti d’afide, calabrone, veleno di rospo e saliva di cane rabbico si passa alla carne putrefatta, secrezione di moffetta, escrementi di cane fino ad arrivare alla gomma per profilattici e, addirittura, alla coca cola.

L’invenzione dell’omeopatia risale a Samuel Hahnemann che all’inizio del diciannovesimo secolo proponeva una soluzione del tutto innovativa in un’epoca in cui le cure mediche tradizionali erano praticate a suon di salassi e clistere, temuti dai pazienti e spesso non risolutivi, se non addirittura mortali. Le idee di Hahnemann venivano riprese dai nazisti in occasione del Congresso mondiale sull’omeopatia del 1937 a Berlino, per poi essere nuovamente abbandonate perché ritenute soltanto un placebo.

In tempi di ristrettezze economiche e di contingenza sfavorevole gli esperti di tutta Europa si chiedono oggi se sia opportuno continuare a sovvenzionare un sistema di cure alternative alla medicina tradizionale la cui utilità è priva di fondamento scientifico.

Concetto speculativo bocciato e movimento di tendenza

Rainer Hess, presidente del GBA (Ente supremo federale tedesco di autogestione sanitaria), che determina il catalogo delle prestazioni sanitarie a carico del sistema previdenziale nazionale, spiega che «nonostante la mancanza di prove scientifiche a supporto dell’omeopatia e agli sforzi diretti per escluderla dal ventaglio delle prestazioni gratuite, il servizio sanitario nazionale è tenuto comunque a rimborsarne le pratiche per l’ingerenza di forti interessi politici». Jürgen Windeler, che da settembre assumerà la direzione dell’IQWiG (Istituto per la qualità e la redditività del Sistema sanitario nazionale tedesco), massimo ente scientifico indipendente che analizza danni e benefici delle pratiche mediche per i pazienti, si confronta da anni con l’omeopatia. «L’omeopatia è un concetto speculativo bocciato, perché nessuno è mai stato in grado di dimostrarne gli effetti curativi» e, aggiunge, «la questione è risolta».

Sul fronte dei sostenitori in Germania c’è invece un vero e proprio movimento, difeso a spada tratta da celebrità come lo stilista Karl Lagerfeld, la moglie dell’ex cancelliere tedesco Gerhard  Schröder, che quest’anno ha patrocinato il Congresso mondiale di medicina omeopatica, e l’esponente del partito dei Verdi nel Parlamento tedesco Renate Künast, da sempre convinta sostenitrice di questi trattamenti. Un recente sondaggio condotto dall’istituto demoscopico Allensbach riporta che il 57 per cento dei tedeschi fa uso occasionale dell’omeopatia, mentre il 25 per cento si reputa «utilizzatore convinto».

Sfiducia nella medicina tradizionale

E nonostante l’esoterismo d’impronta New Age abbia perso parte dei suoi adepti accademici, l’approccio omeopatico rimane a tutt’oggi un fenomeno consolidato che molti attribuiscono alla freddezza e all’ossessione tecnologica che permeano la medicina tradizionale. Molti medici dedicano non più di cinque minuti del loro tempo ai pazienti e credono che il loro lavoro si concluda con la prescrizione della ricetta medica. Un’insoddisfazione diffusa nel pubblico che ben si rispecchia  nel  sondaggio di giugno della rivista medica Deutsches Ärtzeblatt, che stima «molto buono» o «eccellente» solo il 37 per cento del servizio sanitario.

Non c’è da meravigliarsi quindi, se oltre 3.000 farmacisti tedeschi abbiano frequentato corsi di formazione in omeopatia, vantando nei loro scaffali una vasta scelta di prodotti omeopatici, e se ben 6.712 dei medici in Germania si fregino attualmente del titolo aggiuntivo di omeopata, una cifra che si è triplicata dal 1993, come riferisce l’Associazione dei medici tedeschi.

E’ del resto impensabile concepire il sistema assicurativo tedesco senza l’omeopatia, con oltre metà delle polizze pubbliche e private che ne prevedono la copertura, e questo, nonostante i tempi più lunghi delle visite riservate dagli omeopati ai loro pazienti e il fatto che molte compagnie si trovino sull’orlo della bancarotta.

La politica, d’altra parte, si interroga sull’opportunità delle ingenti incentivazioni all’omeopatia. Le accuse giungono persino dal partito d’opposizione dei socialdemocratici tedeschi, che in passato si era battuto assieme ai verdi per l’inserimento dei trattamenti omeopatici nel catalogo delle prestazioni del servizio sanitario nazionale tedesco. «Molti pazienti credono che le assicurazioni paghino solo le prestazioni di provata efficacia» commenta Karl Lauterbach, esperto dei socialdemocratici parlamentari in tematiche di salute, «motivo per cui i pazienti sarebbero indotti  a credere che patologie serie come l’ipertensione [4] e il cancro possano essere curate con l’omeopatia». Lapidaria la richiesta del socialdemocratico di vietare alle compagnie assicurative pubbliche il pagamento delle prestazioni omeopatiche, che a suo parere sarebbero solo parte della loro strategia di marketing. Massima apertura al dialogo proviene dall’Unione Cristiano Democratica tedesca di Angela Merkel, a patto che ci sia la volontà di un cambiamento.

Il circolo virtuoso dell’omeopatia

I partiti minori, invece, rimangono fermi nei loro propositi: l’omeopatia deve rientrare nell’offerta previdenziale anche perché i pazienti che ne fanno uso tendono ad assumere stili di vita più sani, come sostiene Claudia Roth, esponente dei verdi.

L’omeopatia funge inoltre da ridistributore della ricchezza nazionale, assolvendo alla funzione solidaristica delle assicurazioni obbligatorie nazionali. «L’offerta omeopatica della Technische Krankenkasse (ndt una delle più importanti assicurazioni previdenziali obbligatorie tedesche) è una fra le prestazioni più attraenti per i clienti dalle maggiori potenzialità economiche, quelli che in effetti tengono in piedi il principio solidaristico previdenziale. Essi rappresentano un quinto della nostra clientela e si ammalano meno degli altri. Sono però anche quelli che potrebbero optare per le assicurazioni private e fra le loro esigenze vi è proprio l’omeopatia», sottolinea il portavoce della TK Hermann Bärenfänger. E, visto che l’anno scorso ne ha fatto richiesta solo lo 0,5 per cento degli assicurati, il danno economico di un cambio di rotta avrebbe ricadute economiche molto maggiori sul bilancio dell’assicurazione.

E, a detta dei sostenitori dell’omeopatia, i benefici si vedono anche nei pazienti: l’omeopata dedica in media un’ora alla visita dei suoi pazienti contro i sette minuti di un medico tradizionale, e l’approfondimento di spiegazioni e cause dei disturbi, oltre che accelerare il processo di guarigione, aumenta anche la consapevolezza dei pazienti verso stili di vita più salutari. In molti casi il consulto omeopatico risparmia il ricorso a ulteriori farmaci e indagini, e spesso si risolve in un’unica seduta. Lo sa bene Curt Kösters, uno fra gli omeopati più riconosciuti in Germania e al vertice fino a poche settimane fa della DZVhÄ (Associazione centrale dei medici omeopatici tedeschi), il quale, pur ammettendo di non avere una spiegazione chimica sul funzionamento dell’omeopatia, ne esalta i tanti pregi perché in base all’esperienza «porta i suoi frutti».

Da Spiegel Online International “Alternative Medicine or Witchcraft” del 16 luglio 2010
Tradotto e riadattato da Valentina Vecellio

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