Comitato di Consenso per le Medicine Non Convenzionali

Video del Comitato Medicine Non Convenzionali su youtube (clicca QUI) di cui l’Unione Medicina Non Convenzionali Veterinaria UMNCV ne è membro.

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7 risposte a “Comitato di Consenso per le Medicine Non Convenzionali

  1. “Il paziente ha diritto di scegliere” di Renata Ortolani

    Quotidiano Nazionale Il Resto del Carlino La Nazione Il Giorno

    Dottor Paolo Roberti di Sarsina, quali sono le problematiche giuridiche, oltre che terapeutiche, legate alle Medicine Non Convenzionali (MNC) emerse dall’indagine condotta nel vostro libro?
    “Anche se queste medicine sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva d’informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, s’informino autonomamente sui diversi metodi di cura e, dall’altra, che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza approfondita, rimangano divisi tra chi è favorevole e chi è contrario. Va detto che se in Italia dagli anni ’90 alla scorsa legislatura sono state presentate a diverso livello una ventina di proposte di legge, tutte naufragate, negli ultimi venti anni solo gli enti privati di formazione hanno portato avanti la formazione medica post-laurea. Al contempo tutti sottolineano la mancanza di fondi che impedisce sostanzialmente l’impostazione di una strategia organica di integrazione reale. Pazienti di ogni estrazione sociale e affetti dalle più varie patologie utilizzano terapie MNC quotidianamente, ma le informazioni sulle modalità sono state stata integrate nelle varie strutture e istituzioni mediche accademiche sono ancora molto frammentarie”.

    Quindi manca l’informazione?
    “Non solo. Emerge l’esigenza di evitare ulteriori frammentazioni regionalistiche, in direzione di una legge nazionale che sancisca la piena e paritaria accettazione e il riconoscimento di tutte le MNC, senza discriminazioni demagogiche, per realizzare
compiutamente anche in questo campo il diritto costituzionale della libertà di scelta e di pari accesso alle cure. Libertà di scelta che non può prescindere dalla piena informazione dei possibili e diversi approcci diagnostici e terapeutici e dalla piena
disponibilità dei medicinali usati dalle diverse MNC.”

    Di conseguenza, occorreranno dei fondi…
“Certamente la sostenibilità economica del sistema dell’integrazione diventa un problema, specie se si considera che mentre sul lato sanitario sono stati determinati i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti a tutti i cittadini, il settore sociale è ancora carente per quanto riguarda la definizione dei livelli essenziali di assistenza. Quindi in previsione dell’auspicato inserimento delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario Nazionale è indispensabile ridefinire i criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza”.

    Si parla tanto di umanizzazione terapeutica: una speranza futura o una realtà che si sta già affermando?
    “Ciò che appare in gioco, oggi, è lo stesso concetto di salute come diritto garantito a ogni essere umano nell’ambito della libertà di cura sancita dalla Costituzione. La tutela della salute della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione e la sostenibilità dei trattamenti si basano sulla centralità del paziente nella scelta delle cure. Si deve, per ciascun essere umano, ricostruire un centro di gravità diagnostico-terapeutico che prenda in considerazione la globalità dell’essere umano, vale a dire l’intrinseca unità del suo essere, il piano fisico e mentale, perché è su questi livelli incessantemente interagenti che ogni persona si autostruttura spiritualmente come un unicum che come tale va interpretato per essere curato”.

    Quali sono le possibilità che si aprono all’umanità di questo inizio Terzo millennio dal punto di vista medico-sociale e assistenziale?
“E’ ineludibile la necessità di interazione e collaborazione tra diversi modi di intendere la medicina in quanto ‘ars’; è indispensabile la sinergia tra la biomedicina, quale sistema dominante e le MNC o medicine antropologiche anche in termini di equilibrio
sostenibile e di farmaco economia; sul territorio si ha sempre più la presenza di popolazioni migranti con bisogni complessi che portano diversi saperi di salute. Come richiede l’OMS è necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare,
tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi”.

    Come spiega il dottor Paolo Roberti di Sarsina, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove Medicine Non Convenzionali (MNC): agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina antroposofica, chiropratica, fitoterapia, omotossicologia, osteopatia.
    Sia nel precedente Codice di Deontologia medica (1998), sia nell’attuale (in vigore dal dicembre 2006) è dedicato un articolo (art. 15) alle Medicine Non Convenzionali.
    L’articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione della responsabilità professionale del medico, che assume carattere più incisivo laddove si tratti di Medicine Non Convenzionali.
    Il medico dovrà impegnarsi a far sì che il cittadino non si sottragga a specifici trattamenti di comprovata efficacia.
    Come è noto, le prestazioni sanitarie e l’esercizio professionale delle medicine non convenzionali sono un argomento che ha investito direttamente la Federazione degli Ordini dei Medici, il cui Consiglio Nazionale nel 2002 emanò “Le Linee Guida delle Medicine e Pratiche Non Convenzionali”.
    In Italia – pur in assenza di una legge quadro nazionale sulle MNC, richiesta a tutti gli stati membri dell’Unione Europea da specifiche risoluzioni del Parlamento Europeo (n. 75/1997) e del Consiglio d’Europa (n. 1206/1999) –, sia la Suprema Corte di Cassazione sia la Corte Costituzionale hanno emanato sentenze inequivocabili sia sulle responsabilità professionali e sulla esclusività dell’esercizio delle Medicine Non Convenzionali dei soli laureati in medicina.

    Renata Ortolani

  2. Inchiesta “Medicine non convenzionali. Serve una normativa chiara” di Steno Sari
    Libero

    L’uscita del libro “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”, prefazione di Edwin L. Cooper; post-fazione Amedeo Bianco, presidente della Federazione dei medici (FrancoAngeli Edizioni), che ha promosso e che ha curato assieme a Bruno Silvestrini e Guido Giarelli, sta stimolando anche il dibattito sulla loro integrazione e sulla necessità di una normativa che vada a chiarire e definire una situazione alquanto ingarbugliata e diversificata. Ne parlo con il dott. Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra e psicoterapeuta, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità. Mi precisa che «dopo cinque anni dall’ultima rilevazione (1999), ben otto milioni di italiani confermano definitivamente la validità e l’utilità di questi percorsi terapeutici». Eppure, tanto per fare un esempio, nel nostro Paese ad oggi manca la concreta attuazione della Direttiva Europea per gli articoli relativi ai medicinali omeopatici. Dal 1995 non è infatti possibile immettere in Italia nuovi medicinali Omeopatici, in quanto non sono mai state attuate procedure relative di autorizzazione. La normativa attuale vieta ai medicinali omeopatici esistenti di riportare sull’etichetta e sulle confezioni indicazioni terapeutiche e posologia. Si tratta di informazioni di base fondamentali la cui mancanza crea un grave danno all’utente finale. Per di più è vietata qualunque forma di pubblicità di medicinali omeopatici.
    Qual è lo “status” delle Medicine Non Convenzionali nel nostro Paese? «La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove medicine non convenzionali (MNC): agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina antroposofica, chiropratica, fitoterapia, omotossicologia, osteopatia. Sia nel precedente Codice di Deontologia Medica (1998), sia nell’attuale (in vigore dal dicembre 2006) è dedicato un articolo (art. 15) alle medicine non convenzionali. Questo articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione della responsabilità professionale del medico, che assume carattere più incisivo laddove si tratti di medicine non convenzionali. Il medico dovrà impegnarsi a far sì che il cittadino non si sottragga a specifici trattamenti di comprovata efficacia, perseguendo illusorie speranze di guarigione».
    Perché avete adottato il termine di “Medicine Non Convenzionali”? «“Medicine Non Convenzionali”è la definizione che preferiamo e che abbiamo scelto di mantenere nella attuale situazione italiana per almeno tre ragioni: è quella che appare meno carica di valenze ideologiche sia positive che negative e, quindi, più scientificamente neutrale; ha il pregio di ricordare, per converso, il carattere convenzionale della ortodossia medica ufficiale e del suo processo storico di legittimazione; definisce in modo dinamico e relativo una serie di medicine la cui identità non può che essere indicata in maniera negativa rispetto alla medicina convenzionale. Si tratta infatti di medicine al momento escluse dall’organizzazione formale dei servizi sanitari e dall’insegnamento delle facoltà di Medicina: e, in questo senso, il “non convenzionale” è sinonimo di “non ortodosso” e di “altre” rispetto all’identità della biomedicina. Metà degli italiani ritengono che, a prescindere dall’utilizzo soggettivo, tali medicine abbiano una loro utilità e dignità».
    Cosa affronta nel suo nuovo libro appena uscito per la FrancoAngeli “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali” (prefazione di Bruno Silvestrini) di cui è curatore con Costantino Cipolla? «Nel panorama attuale delle medicine non convenzionali si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali. Il volume intende contribuire a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e, soprattutto, sociali che investono le medicine non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale. La tematica è affrontata secondo una visione internazionale, con approfondimenti sul caso italiano per dare ragione del fenomeno in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche in particolare. I contributi offerti sono principalmente volti all’analisi del contesto storico attuale, senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito che possa continuare, secondo linee di azione già in atto, l’integrazione o, più propriamente, l’interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale; il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione delle pratiche e delle cure mediche. Il volume si rivolge sia a specialisti e studiosi dei vari campi coinvolti, sia a chi approccia la materia da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi il complesso e articolato rapporto tra la società e le medicine non convenzionali».
    Quali sono le principali problematiche legate alle MNC in Italia che sono emerse nell’indagine condotta nel vostro libro? «Anche se queste medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente sui diversi metodi di cura e, dall’altra, che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza approfondita, rimangono intrappolati nel pregiudizio di chi è favorevole e di chi è contrario. In previsione dell’auspicato inserimento delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario Nazionale è indispensabile ridefinire i criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza». STENO SARI

  3. ADNKRONOS SALUTE
    MEDICINA ALTERNATIVA: L’ESPERTO, USATA DA 23% ITALIANI CON RISPARMI SSN PER 40 MLN
    Omeopatia, fitoterapia, agopuntura. Sono solo alcune delle medicine alternative scelte nel 2008 da oltre il 23% degli italiani, secondo dati Censis. Una fetta importante di cittadini che, convinti dell’efficacia delle cure non convenzionali (MNC), le utilizzano nonostante debbano pagarle di tasca propria. “Proprio perché sia le terapie che le visite non sono rimborsate dal Servizio sanitario nazionale e dunque non gravano sui bilanci pubblici, si stima che ciò possa far risparmiare al Ssn, in termini di ricoveri e altre prestazioni evitate, ben 40 milioni di euro, come risulta da dati di Omeoimprese”. Ad affermarlo è lo psichiatra e psicoterapeuta Paolo Roberti di Sarsina, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità, co-direttore del Corso di Alta Formazione in “Sociologia della salute e medicine non convenzionali” dell’università di Bologna, fondatore e coordinatore del Comitato per le MNC in Italia.
    “Secondo l’Ispo – fa notare l’esperto all’ADNKRONOS SALUTE – ormai il 65% della popolazione ha dimestichezza col termine medicine non convenzionali e le conosce; per il Censis poco meno del 50% le considera utili, più del 70% vorrebbe che fossero rimborsate dal Ssn. Per quanto riguarda gli operatori, sono circa 12.000 i medici e i veterinari che fanno parte delle 25 associazioni e società scientifiche che compongono il Comitato per le MNC in Italia, che rappresenta tutte le Medicine Non Convenzionali riconosciute dalla Federazione dei medici (FNOMCeO) e dalla Federazione dei veterinari (FNOVI). Ed è fondamentale sottolineare che molti sono i ‘camici bianchi’ che hanno completato un iter formativo pluriennale post-laurea a profilo definito per acquisire specifiche competenze in una o più delle MNC riconosciute come di esclusiva competenza del medico e dell’odontoiatra, e cioè: agopuntura, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia-medicina fisiologica di regolazione, osteopatia e chiropratica”.
    Eppure, ancora c’è ancora molto scetticismo nei confronti delle cure alternative: ingiustificato, secondo l’esperto, dato che “i medicinali omeopatici e antroposofici si trovano esclusivamente in farmacia e sono presenti nella quasi totalità dei presìdi italiani: la spesa per le cure con medicinali omeopatici nel 2007 in Italia è stata di circa 300 milioni di euro. Nel nostro Paese operano nel settore omeopatico circa 30 aziende che impiegano oltre 1.200 dipendenti e l’Italia è il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania. Il settore continua a crescere, con una media del 6-7% annuo nell’ultimo decennio”.
    “L’Organizzazione Mondiale della Sanità – continua Roberti di Sarsina, autore con Costantino Cipolla del nuovo volume “Le peculiarità sociali delle medicine non convenzionali” (FrancoAngeli edizioni), scritto per fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e sociali che investono le discipline e le pratiche mediche non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale – l’8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale in cui si richiede, tra l’altro, la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonché dei professionisti e degli operatori sanitari, per assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le leggi dei singoli paesi. Le istituzioni italiane non hanno finora voluto né sono state capaci di mettersi al passo con questa realtà sociale ampiaente diffusa, disattendendo anche la Risoluzione sulle Medicine Non Convenzionali emanata sia del Parlamento Europeo (1997) che del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il Piano strategico sulle medicine tradizionali, complementari e alternative dell’OMS (2002)”.
    “Le MNC – prosegue l’esperto – sono state incluse nel Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo dell’Unione Europea emanato dal Parlamento Europeo. Se inoltre consideriamo che almeno quattro milioni di italiani cercano informazioni sulla salute in Internet e che, nel giro di tre anni, le persone che usano il web come principale fonte di notizie mediche sono passate dal 2,8% al 13% del totale, è fondamentale garantire al cittadino professionisti competenti e debitamente registrati in appositi albi. Va quindi riconosciuta la ‘doppia libertà’ di scelta terapeutica del singolo e di cura da parte dei medici, adempiendo compiutamente allo spirito dell’art. 32 della Costituzione. E’ quindi urgente e indifferibile l’intervento legislativo del Parlamento, al fine dell’approvazione, dopo venti anni di attesa, di una legge quadro nazionale sulle MNC”.

  4. E’ boom delle medicine alternative… ma ci sono ancora troppi praticoni.
    Intervista a Paolo Roberti di Sarsina

    Affaritaliani.it
    http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/scienza-boom-delle-medicinealternative110209_pg_1.html

    In Italia è boom delle medicine alternative, circa 8 milioni di persone ne fanno uso. E da qualche tempo anche il mondo dell’università e le organizzazioni di categorie se ne sono accorte, decidendo finalmente di intervenire per regolare l’impiego di tecniche preziose, ma che per essere efficaci necessitano di essere usate con cura e perizia. Affaritaliani.it ha intervistato Paolo Roberti di Sarsina, medico psichiatra, Esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità.

    Ecco l’intervista

    Domanda: L’uscita del libro “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”, prefazione di Edwin L. Cooper; post-fazione di Amedeo Bianco, presidente della Federazione dei medici (FrancoAngeli Edizioni), che ha promosso e che ha curato assieme a Bruno Silvestrini e Guido Giarelli, sta stimolando anche il dibattito sulla loro integrazione e sulla necessità di una normativa che vada a chiarire e definire una situazione alquanto ingarbugliata e diversificata. Il panorama delle Medicine Non Convenzionali nel nostro paese quali visioni offre?
    Risposta: La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove medicine non convenzionali (MNC): Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Ayurvedica, Medicina Omeopatica, Medicina Antroposofica, Chiropratica, Fitoterapia, Omotossicologia, Osteopatia. Sia nel precedente Codice di Deontologia Medica (1998), sia nell’attuale (in vigore dal dicembre 2006) è dedicato un articolo (art. 15) alle Medicine Non Convenzionali. Questo articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione della responsabilità professionale del medico, che assume carattere più incisivo laddove si tratti di medicine non convenzionali. Il medico dovrà impegnarsi a far sì che il cittadino non si sottragga a specifici trattamenti di comprovata efficacia, perseguendo illusorie speranze di guarigione. Come è noto, le prestazioni sanitarie e l’esercizio professionale delle medicine non convenzionali sono un argomento che ha investito direttamente la Federazione degli Ordini dei medici, il cui Consiglio nazionale nel 2002 emanò “Le Linee Guida delle Medicine e Pratiche Non Convenzionali”. In Italia – pur in assenza di una legge quadro nazionale sulle MNC, richiesta a tutti gli stati membri dell’Unione europea da specifiche risoluzioni del Parlamento europeo (n. 75/1997) e del Consiglio d’Europa (n. 1206/1999) –, sia la Suprema Corte di Cassazione sia la Corte Costituzionale hanno emanato sentenze inequivocabili sia sulle responsabilità professionali e sulla esclusività dell’esercizio delle MNC da parte dei soli laureati in medicina, sia con riguardo al fatto che le regioni non possono legiferare su nuovi profili sanitari non normati e riconosciuti da preesistente legge nazionale. Innanzi tutto va precisato che in questo contesto ci stiamo riferendo al gruppo di Medicine oggetto della delibera emanata ad hoc dalla FNOMCeO nel 2002 per quanto riguarda la medicina umana e dalla FNOVI nel 2003 per quanto riguarda la medicina veterinaria. Nel nostro paese dal 2003 esiste il Comitato di Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia (fondato nel 2003 a seguito della Conferenza di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali in Italia) ente no-profit, multidisciplinare e multi professionale, che rappresenta 25 tra associazioni, società medico-scientifiche, federazioni delle MNC – di tutte le MNC riconosciute dalla FNOMCeO e dalla FNOVI – per un totale di circa 12.000 fra medici e veterinari rappresentati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità identifica da molti anni le MNC con la definizione di “Medicine Tradizionali” in rispetto a quelle nazioni e a quelle culture ove queste medicine fanno parte integrante del patrimonio culturale e medico di quelle civiltà e culture, basti pensare alla cultura tradizionale cinese e alla cultura tradizionale indiana. Va quindi riconosciuta la “doppia libertà”, di scelta terapeutica del singolo e di cura da parte dei medici, adempiendo compiutamente allo spirito dell’art. 32 della Costituzione.

    Domanda: Il riconoscimento delle MNC all’interno di un sistema sanitario che sino ad oggi si è dimostrato alquanto centralizzatore e spersonalizzante nei confronti del paziente, non espone al pericolo dell’estinzione dello scopo finale dell’autogestione della salute che era uno dei principi attivi che dirigevano la linea concettuale delle medicine non convenzionali al loro sorgere nella cultura occidentale degli anni Sessanta-Settanta?
    Risposta: A dare ulteriore senso a quanto sopraesposto, vanno fatte le seguenti considerazioni sull’ultima Indagine Istat sulle Medicine non Convenzionali. Una quota assai rilevante della popolazione italiana, dopo anni di “sperimentazione”, continua con convinzione ad utilizzare percorsi terapeutici non convenzionali, sia in modo esclusivo, cioè come prima scelta terapeutica (alternative medicine) sia, come seconda scelta terapeutica ovvero come scelta terapeutica in associazione (complementary medicine). Il termine adottato dalla letteratura internazionale è infatti quello di “Complementary and Alternative Medicine”. “Medicine Non Convenzionali” è la definizione che preferiamo e che abbiamo scelto di mantenere nell’attuale situazione italiana per almeno tre ragioni: è quella che appare meno carica di valenza ideologiche sia positive che negative e, quindi, più scientificamente neutrale; ha il pregio di ricordare, per converso, il carattere convenzionale della ortodossia medica ufficiale e del suo processo storico di legittimazione; definisce in modo dinamico e relativo una serie di medicine la cui identità non può che essere indicata in maniera negativa rispetto alla medicina convenzionale. Si tratta, infatti, di medicine al momento escluse dall’organizzazione formale dei servizi sanitari e dall’insegnamento delle facoltà di Medicina: e, in questo senso, il “non convenzionale” è sinonimo di “non ortodosso” e di “altre” rispetto all’identità della biomedicina.” Per le ragioni sopraesposte noi manteniamo il termine “Medicine Non Convenzionali (MNC)” anche perché socialmente più diffuso, più conosciuto e comprensibile nella glossa italiana, già utilizzato dalla FNOMCeO nel Documento di Terni del 2002, dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa (1997-1999) nella traduzione in lingua italiana delle due deliberazioni suddette inerenti le MNC, utilizzato nel Documento di Consenso sulle MNC in Italia (2003). Tanto più che l’uso del termine MNC è legato anche al fatto che tali discipline non sono inserite a pieno titolo nel piano di studi obbligatorio del corso di laurea in medicina e chirurgia e veterinaria in Italia, a differenza di quanto accade in vari paesi dell’Unione Europea. Infatti per l’Organizzazione Mondiale della Sanità i termini “complementary medicine”, “alternative medicine” o “unconventional medicine” sono intercambiabili col termine “traditional medicine” riferendosi a quell’ampio insieme di discipline che non fanno parte della tradizione di un dato paese e che non fanno parte del sistema sanitario dominante, come è il caso dell’Italia (General Guidelines for Methodologies on Research and Evaluation of Traditional Medicine, WHO, Geneva, 2000). Ecco perchè l’OMS assume, espressamente, l’uso del termine “non convenzionale” in riferimento a quei Paesi (come l’Italia) in cui queste medicine e i relativi sistemi di salute da un lato non sono inseriti nel piano formativo curriculare obbligatorio del corso di laurea in medicina e chirurgia, e dall’altro non fanno parte del sistema sanitario nazionale dominante. Come richiede l’OMS e` necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare, tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi. Metà degli italiani ritengono che, a prescindere dall’utilizzo soggettivo, tali medicine abbiano una loro utilità e dignità. Persiste e si consolida temporalmente una connessione molto evidente tra utilizzatori di tali terapie ed alto livello di istruzione personale. Cosa significa tutto ciò? Che anche dopo cinque anni dall’ultima rilevazione (1999), l’ultima rilevazione Istat, che si riferisce al 2005 e pubblicata nel 2007, condotta su un campione di circa 60mila famiglie, conferma che ben otto milioni di italiani confermano definitivamente la validità e l’utilità di questi percorsi terapeutici. Il dato macroscopico che è emerso è che il 13,6% della popolazione italiana (circa 8 milioni) ha dichiarato di aver utilizzato medicine non convenzionali nei tre anni precedenti l’intervista. L’influenza del fattore economico di costo per le famiglie: La costante erosione del potere d’acquisto medio degli ultimi anni rende sempre più oneroso seguire una filiera sanitaria non convenzionale (dal medico, ai medicinali, alle terapie accessorie) che grava per intero sulle spalle del borsellino familiare, fatto salvo quelle categorie di lavoratori con casse assistenziali autonome (come giornalisti, dirigenti ed altri) che ammettono a rimborso tali cure (ed infatti le statistiche rilevano proprio tra queste categorie professionali gli utilizzi più accentuati). Accadono sempre più frequentemente casi di famiglie in cui i genitori rinunciano solo per motivi economici a tali cure, riservandole unicamente ai figli. Il presente ed il futuro: E’ patrimonio comune, ampiamente consolidato a livello nazionale e internazionale, che le Medicine Non Convenzionali hanno definitivamente acquisito un ruolo stabile di innovazione nel campo della salute. Ciò è oggi dimostrato anche dall’enorme interesse teorico e pratico che si manifesta sempre più in ambito universitario, ospedaliero e di assistenza sanitaria territoriale. Si costituiscono infatti numerose esperienze ufficiali in questo senso, che corrispondono ai primi segni concreti della fase di maturità e di consolidamento che oggi in Italia le Medicine Non Convenzionali devono compiere, in nome di un contributo dialettico e democratico alla salute individuale e collettiva, anche in termini di emancipazione culturale, libertà di scelta, salutogenesi e sostenibilità.

    Domanda: Quali sono le principali problematiche legate alle MNC in Italia che sono emerse nell’indagine condotta nel vostro libro?
    Risposta: Anche se queste medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente sui diversi metodi di cura e, dall’altra, che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza approfondita, rimangono intrappolati nel pregiudizio di chi è favorevole e di chi è contrario. La Corte di Cassazione, come sopracitato, ha promulgato sentenze sulla titolarità e responsabilità professionale dell’esercizio delle MNC ascritte al solo medico. Va detto che se in Italia dagli anni ’90 fino alla scorsa legislatura sono state presentate a diverso livello una ventina di proposte di legge, tutte naufragate, negli ultimi venti anni sono solo gli enti privati di formazione che hanno portato avanti la formazione medica post-laurea. Al contempo tutti sottolineano la mancanza di fondi che impedisce sostanzialmente l’impostazione di una strategia organica di integrazione reale. Pazienti di ogni estrazione sociale e affetti dalle più varie patologie utilizzano terapie MNC quotidianamente, ma le informazioni sulle modalità con le quali la MNC è stata integrata nelle varie strutture e istituzioni mediche accademiche sono ancora molto frammentarie. L’avvio del federalismo, a seguito della modifica del titolo V della Costituzione, introdotta dalla Legge n. 3 del 2001, ha portato a una marcata e specifica regionalizzazione della sanità sia in termini di programmazione sia in termini di gestione delle risorse: ne è conseguita una maggiore centralità del ruolo regionale nei confronti del governo e del parlamento. L’esperienza di questi ultimi anni, dopo la modifica costituzionale, ha evidenziato le criticità dei rapporti tra i due livelli. Emerge l’esigenza di evitare ulteriori frammentazioni regionalistiche in direzione esclusivamente di una legge nazionale che sancisca la piena e paritaria accettazione e il riconoscimento di tutte le MNC, senza discriminazioni demagogiche, per realizzare compiutamente anche in questo campo il diritto costituzionale della libertà di scelta e di pari accesso alle cure. Libertà di scelta che non può prescindere dalla piena informazione dei possibili e diversi approcci diagnostici e terapeutici e dalla piena disponibilità dei medicinali usati dalle diverse MNC. I pilastri di tale normazione dovrebbero fondarsi su una puntuale definizione dei criteri e delle rigorose procedure di accreditamento dei soggetti formativi, che dovranno essere esenti da conflitti di interesse, nonché dei curricula formativi, ovvero delle regole e norme di regolamentazione dell’esercizio professionale e dell’autorizzazione di farmaci, rimedi e presidî non convenzionali. La sostenibilità economica del sistema dell’integrazione diventa pertanto un problema, specie se si considera che mentre sul lato sanitario sono stati determinati, come fondamentale elemento di unitarietà, i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti a tutti i cittadini, il settore sociale è ancora carente per quanto riguarda la definizione dei livelli essenziali di assistenza. Quindi in previsione dell’auspicato inserimento delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario Nazionale è indispensabile ridefinire i criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza.

    Domanda: Umanizzazione terapeutica: una speranza futura o una realtà che si sta già affermando?
    Risposta: Ciò che appare in gioco, oggi, è lo stesso concetto di salute come diritto garantito a ogni essere umano nell’ambito della libertà di cura sancita dalla Costituzione. La tutela della salute della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione e la sostenibilità dei trattamenti si basano sulla centralità del paziente nella scelta delle cure per una diversa percezione sociale della qualità di esse e dell’attenzione che le istituzioni debbono essere capaci di rivolgere al bisogno sociale di umanizzazione della medicina, quindi per una medicina umanistica, ancorché scientificamente fondata, cioè la medicina centrata sulla persona. Si deve per ciascun essere umano ricostruire un centro di gravità diagnostico e terapeutico che prenda in considerazione la globalità dell’essere umano, vale a dire l’intrinseca unità del suo essere, il piano fisico e mentale, perché è su questi livelli incessantemente interagenti che ogni essere umano si autostruttura spiritualmente come un unicum che come tale va interpretato per essere curato. Da quanto sopraesposto possiamo ricavare alcuni punti chiave: emerge in tutta evidenza il divario tra il ”sistema sanitario” e il ”sistema di salute” che si vuole considerare per affrontare e riprogrammare la sanità alla luce anche delle sempre maggiori difficoltà economiche della nazione.

    Domanda: Come si può costruire la Medicina Centrata sulla Persona? Quali sono le possibilità che si aprono all’umanità di questo inizio terzo millennio dal punto di vista medico-sociale e assistenziale?
    Risposta: Il sistema sanitario non esaurisce tutto l’ambito tematico proprio della salute: si devono invece prendere in considerazione tutti i fattori che sono gli elementi significativi e significanti di un sistema di salute; è ineludibile la necessità di interazione e collaborazione tra diversi modi di intendere la medicina in quanto “ars”; è indispensabile la sinergia tra la biomedicina, quale sistema dominante (come ricorda l’OMS) e le MNC o medicine antropologiche anche in termini di equilibrio sostenibile e di farmaco economia; sul territorio si ha sempre più la presenza di popolazioni migranti con bisogni complessi che portano diversi saperi di salute. L’ambiente sociale influenza i processi psicologici che, a loro volta, hanno influenza su quelli biologici secondo l’ormai noto “gradiente sociale nella e della salute”. Vi è stato un vuoto nella comunicazione sulle MNC da parte delle autorità sanitarie statali. Il SSN deve avviare un percorso virtuoso con l’obiettivo centrale della presa in carico globale del singolo paziente per una medicina centrata sulla persona, per una lettura e comprensione dell’essere umano nella sua interezza. Come richiede l’OMS è necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare, tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi. È necessario riformulare lo statuto epistemologico della medicina quale “medicina centrata sulla persona”.

    Domanda: Cosa affronta nel suo nuovo libro appena uscito per la FrancoAngeli “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali” (prefazione di Bruno Silvestrini) di cui è curatore con Costantino Cipolla?
    Risposta: Nel panorama attuale delle medicine non convenzionali, si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali. Il volume intende contribuire a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e, soprattutto, sociali che investono le medicine non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale. La tematica è affrontata secondo una visione internazionale, con approfondimenti sul caso italiano per dare ragione del fenomeno in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche in particolare. I contributi offerti sono principalmente volti all’analisi del contesto storico attuale, senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito che possa continuare, secondo linee di azione già in atto, l’integrazione o, più propriamente, l’interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale; il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione delle pratiche e delle cure mediche. Il volume si rivolge sia a specialisti e studiosi dei vari campi coinvolti, sia a chi approccia la materia da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi il complesso e articolato rapporto tra la società e le medicine non convenzionali. Il volume nasce anche alla luce del Corso di Alta Formazione in “Sociologia della Salute e Medicine Non Convenzionali” dell’Università di Bologna che condirigo assieme al prof. Costantino Cipolla. Il Corso è la più recente e innovativa offerta formativa universitaria post-laurea nel campo delle Medicine Non Convenzionali; è l’unico del suo genere in Italia, è alla sua seconda edizione; ha riscosso grande successo e interesse a livello nazionale viste le numerose preiscrizioni ricevute nella prima edizione. E’ organizzato in collaborazione col Comitato di Coordinamento per le MNC in Italia ed è aperto anche alle lauree triennali (triennale, vecchio ordinamento o specialistica) in Scienze Politiche, Sociologia, Psicologia, Giurisprudenza, Statistica, Economia e Commercio, Medicina e Chirurgia, Veterinaria, Odontoiatria, Infermieristica, Ostetricia, Farmacia, CTF, Biologia per creare quell’alleanza tra le professioni indispensabile per una Medicina Umanistica Centrata sulla Persona.
    Il Corso di Alta Formazione ambisce a creare quell’alleanza tra le professioni indispensabile per una Medicina Umanistica Centrata sulla Persona grazie a una formazione di natura interdisciplinare e multidimensionale, avente come finalità prioritarie quelle di consentire ai diversi operatori del settore, ma non solo, di acquisire conoscenze e competenze per un approccio centrato sulla persona e promuovere una riflessione su tematiche salienti del mondo sanitario quali, tra le altre, il consenso correttamente informato, i dilemmi della bioetica, le interazioni tra psiche e corpo, le relazioni uomo-ambiente, l’empowerment del paziente. In quest’ottica sono presentate le Medicine Non Convenzionali maggiormente diffuse, le loro peculiarità e gli ambiti del loro utilizzo. Sono previsti moduli di: Sociologia della Salute, Sociologia delle MNC, Psicologia della Salute, Deontologia Medica, Bioetica delle MNC, Consenso Informato nelle MNC, Status Giuridico delle MNC, Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Omeopatica, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica, Omotossicologia-Medicina Fisiologica di Regolazione, Fitoterapia, EBM, NBM, ECAM e Metodologia della ricerca nelle MNC, Rapporto medico-paziente nelle MNC.
    Il Corso, che la Regione Emilia-Romagna sostiene formalmente tramite l’Osservatorio per le Medicine Non Convenzionali, è ospitato dall’Ordine dei Medici di Bologna.
    Gli obiettivi del Corso di Alta Formazione sono: a) incrementare la conoscenza specifica e quella socio-psicologica inerente il vasto e complesso mondo delle MNC; b) tendere a colmare la carenza di offerta formativa sul tema delle MNC da parte del sistema universitario italiano, differentemente da quanto accade nei contesti formativi accademici dell’Unione Europea; c) inserire i discenti nella prospettiva propria indicata dal VII Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo dell’Unione Europea, che ha posto le MNC nel processo del miglioramento della qualità della vita dei cittadini; d) approfondire alcuni aspetti culturali e scientifici propri delle MNC, secondo prospettive teoriche e pratiche di natura interdisciplinare; e) collocare lo sviluppo recente nei Paesi occidentali delle MNC nei contesti sociali di riferimento e darne conto a partire dalle istanze avanzate dai cittadini; f) includere le MNC nello schema proprio della relazione medico-paziente, delle responsabilità conseguenti, del consenso informato specifico e della consapevolezza delle aspettative; g) contribuire al processo di umanizzazione della moderna medicina, nell’ottica del riconoscimento costituzionalmente compiuto della libera scelta dei propri percorsi di salute, anche in termini di farmaco economia e sostenibilità; h) promuovere l’inserimento nel SSN di questi sistemi medici, che hanno come comune denominatore il senso della complessità e l’inclusività, secondo logiche proprie della sociologia della salute alla luce del dato dell’ultima indagine multiscopo dell’ISTAT, relativa al 2005 e condotta su circa 60.000 famiglie, in base al quale il 13,6% della popolazione italiana (circa 8 milioni) ha fatto uso nell’ultimo triennio di Medicine Non Convenzionali

  5. “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali”

    a cura di Costantino Cipolla e Paolo Roberti di Sarsina

    Prefazione di Bruno Silvestrini

    FrancoAngeli Edizioni 2009, Collana “Salute e Società”, sezione “Teoria e Metodologia”, pp. 256 € 22,00

    Indice

    1. Identità epistemologica e medicine non convenzionali, di Costantino Cipolla e Veronica Agnoletti
    2. Le politiche sanitarie e formative delle medicine non convenzionali nell’Unione Europea, di Paolo Roberti di Sarsina ed Ilaria Iseppato
    3. La valorizzazione sociale delle medicine non convenzionali, di Annamaria Perino
    4. Il consenso informato nelle medicine non convenzionali, di Stefania Florindi
    5. La relazione medico-paziente, di Veronica Agnoletti
    6. Qualità della morte e medicine non convenzionali, di Roberto Battilana
    7. Sistema Sanitario Nazionale e medicine non convenzionali, di Guido Giarelli
    8. La responsabilità del medico nelle medicine non convenzionali, di Angelo Villini
    9. La bioetica nelle medicine non convenzionali, di Carla Faralli e Fabio Lelli
    10. Economia delle medicine non convenzionali, di Rosella Levaggi e Cristina Mancini
    11. La metodologia della ricerca nelle medicine non convenzionali, di Alfredo Vannacci
    12. Salutogenesi, di Mauro Alivia

    Nel panorama attuale delle medicine non convenzionali, si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali. In questo contesto, il volume intende contribuire a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e, soprattutto, sociali che investono le discipline e le pratiche mediche non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale. La tematica è affrontata secondo una visione internazionale, con approfondimenti sul caso italiano per dare ragione del fenomeno in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche in particolare. I contributi offerti sono principalmente volti all’analisi del contesto storico attuale, senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito che possa continuare, secondo linee di azione già in atto, l’integrazione o, più propriamente, l’interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale; il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione delle pratiche e delle cure mediche. L’argomento trattato è ben documentato e affrontato in modo approfondito, intendendo rivolgersi sia a specialisti e studiosi dei vari campi coinvolti, sia a chi approccia la materia da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi il complesso e articolato rapporto tra la società e le medicine non convenzionali.

    Costantino Cipolla, è ordinario di Sociologia Generale e di Sociologia della Salute, presidente del Corso di Laurea Specialistica in Sociologia, Politiche Sociali e Sanitarie presso la Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” di Forlì; direttore del Master di I livello “e-Health e Qualità dei Servizi Socio-Sanitari” e del Corso di Alta Formazione in “Sociologia della Salute e Medicine Non Convenzionali” dell’Università degli Studi di Bologna. Dirige, inoltre, la rivista Salute e Società edita dalla FrancoAngeli. E’ presidente della sezione “Sociologia della Salute e Medicina” dell’Associazione Italiana di Sociologia. Ha pubblicato varie opere, tra le quali ricordiamo: Cipolla C., Maturo A., (a cura di, 2008), “Scienze sociali e salute nel XXI secolo: nuove tendenze, vecchi dilemmi?”, per la FrancoAngeli.

    Paolo Roberti di Sarsina, è Esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità; co-direttore del Corso di Alta Formazione in “Sociologia della Salute e Medicine Non Convenzionali” dell’Università di Bologna; fondatore e coordinatore del Comitato per le MNC in Italia (www.fondazionericci.it/comitato); psichiatra e psicoterapeuta, omotossicologo, componente dell’Osservatorio per le MNC della Regione Emilia-Romagna, giornalista pubblicista, socio della Società Italiana di Sociologia della Salute. E’ presidente dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona. E’ componente del comitato scientifico di Evidence-based Complementary and Alternative Medicine Journal. E’ consigliere, responsabile della commissione per le MNC e direttore del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Bologna. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Giarelli G., Roberti di Sarsina P., Silvestrini B. (a cura di), “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”, FrancoAngeli 2007.

    Bruno Silvestrini nasce a Faenza. Si laurea in Medicina a Bologna, dove muove i primi passi di ricercatore nell’Istituto di Fisiologia sotto la guida di Paolo Crepax. Vince una borsa di studio dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, dove consolida la sua formazione nel Laboratorio allora diretto da Daniel Bovet, Premio Nobel per la Medicina. In seguito dirige prima l’Istituto di Ricerca F. Angelini, realizzandovi diversi farmaci originali tra i quali il trazodone, poi l’Istituto di Farmacologia e Farmacognosia dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove fonda il primo Dipartimento italiano dedicato alla Farmacologia delle sostanze naturali. E’ presidente della Fondazione di Noopolis (www.noopolis.eu), che persegue programmi di ricerca scientifica, puntando sul coinvolgimento e sulla valorizzazione dei talenti giovanili. Autore di circa 600 pubblicazioni e libri, l’ultimo dei quali “Medicina Naturale” per i tipi della FrancoAngeli. E’ stato componente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Nel 2007 ha curato insieme a Paolo Roberti di Sarsina e Guido Giarelli il libro “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione” FrancoAngeli Edizioni 2007.

  6. “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”

    A cura di Guido Giarelli, Paolo Roberti di Sarsina, Bruno Silvestrini

    Prefazione di Edwin L. Cooper (Fondatore e Direttore di eCAM Journal)

    Postfazione di Amedeo Bianco (Presidente FNOMCeO)
    FrancoAngeli, Milano, 2007, (pp. 416, € 25,00)

    RECENSIONE

    Quando ci si trova di fronte ad un libro come questo la prima rassicurante considerazione, gravida di speranze, che sorge naturale, è che anche in Italia finalmente esiste e si sta sempre più rafforzando – lontano da ogni conflitto di interessi – una vera, seria, reciproca, attenta collaborazione di altissimo livello tra esperti di Medicine Non Convenzionali e mondo accademico e della ricerca.

    Se poi si aggiunge che il risultato di questo lavoro riceve il suggello della più importante rivista biomedica di MNC, quale è eCAM Journal, e della Federazione dei Medici si comprende bene quanto l’iniziativa rappresenti una pietra miliare nel panorama delle pubblicazioni sulle MNC in lingua italiana.

    Questo libro ha le sue radici antiche anche nella storica audizione che il Comitato Nazionale per la Bioetica concesse il 18 giugno 2004 al Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia.

    In quella occasione infatti si costituì attorno al prof. Bruno Silvestrini un gruppo di autorevoli componenti dell’alto consesso, tra cui vanno ricordati Carlo Flamigni e Luisella Battaglia, aperti e responsabilmente consapevoli della necessità del dialogo, sulla base di pari dignità e reciproco ascolto, con la parte più autorevole e rappresentativa di quelle nove Medicine Non Convenzionali che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri aveva riconosciuto col famoso Documento di Terni del maggio 2002 di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico. A tale proposito il nuovo Codice Deontologico emanato dalla FNOMCeO il 16.12.06 ha confermato la posizione di Terni con l’articolo 15 il cui terzo comma così recita: “E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.”

    Il 20 ottobre 2003 a Bologna, nell’ambito del 43° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria, venne tenuta a battesimo dalla FNOMCeO la storica Conferenza di Consenso sulle MNC in Italia che portò alla firma, per la prima volta in Italia e in Europa, del Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali, a tutt’oggi sottoscritto da ben 41 sigle, tra cui il Tribunale per i Diritti del Malato dell’Emilia-Romagna e dalle associazioni di pazienti di MNC.

    Da quell’evento scaturì il 5 dicembre 2003 la costituzione del Comitato per le MNC in Italia che da quel momento ha assunto sempre più il ruolo di riferimento unitario, multidisciplinare e multiprofessionale, no-profit, delle MNC nei confronti delle istituzioni sia nazionali che regionali e locali. Attualmente il Comitato è composto da 23 tra associazioni, società medico scientifiche, federazioni e associazioni di pazienti, rappresentando circa 12.000 tra medici, odontoiatri e veterinari.

    Dalla collaborazione tra Paolo Roberti di Sarsina e Guido Giarelli è nato il progetto di questa opera collettanea, nella quale ritrovare quale altro curatore e autore dell’opera il farmacologo Bruno Silvestrini, il primo ad avere fondato un dipartimento dedicato alle sostanze naturali (alla Sapienza di Roma), è il naturale effetto del rapporto di stima e continuità di collaborazione a sua volta nato e consolidatosi con il coordinatore del Comitato fino dal 2004.

    Frutto dell’incontro tra la sociologia della salute e la componente più aperta della Medicina italiana che ricerca da tempo nelle Medicine Non Convenzionali lo stimolo e l’occasione per un ripensamento profondo nella direzione della Medicina Centrata sulla Persona, il libro nella prima parte analizza le “questioni aperte” sulla strada della realizzazione della Medicina Centrata sulla Persona: la domanda di MNC da parte dei cittadini, i suoi profili di prevalenza e le modalità di utilizzo; l’offerta pubblica e privata di MNC in Italia e le sue caratteristiche organizzative e professionali; il ruolo del sistema politico, a livello statale e regionale, e degli ordini professionali nei processi di regolamentazione e autoregolamentazione delle MNC; il problema della ricerca scientifica e dei metodi e degli strumenti per valutare l’efficacia delle MNC; i percorsi formativi di base a livello di didattica universitaria; il problema dei valori e dei principi morali sia delle MNC, sia delle concezioni del mondo ad esse sottese.

    La presenza autorevolissima del mondo accademico con alcuni dei suoi rappresentanti più impegnati nella costruzione di un percorso comune e condiviso con gli esperti di MNC di insegnamento di queste discipline nell’università è un altro degli aspetti qualificanti dell’opera.

    Nella seconda parte del volume, alcuni dei più qualificati esponenti delle diverse MNC operanti in Italia presentano la loro disciplina nel nostro paese partendo da una sua ricostruzione storica per descrivere poi i principali strumenti formativi, professionali e di ricerca scientifica che ogni MNC si è data, concludendo con una riflessione sulle principali problematiche che l’integrazione delle MNC comporta nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale. In questa seconda parte dell’opera è trattato anche lo Shiatsu che pur non essendo, a differenza delle altre, una disciplina sanitaria ha uno status a profilo professionale di alto livello formativo e tecnico.

    Quello che emerge è un quadro dello stato dell’arte delle MNC ricco e variegato, mai tentato prima, che riflette la tendenza verso un pluralismo sanitario reale, anche se incompiuto e non ancora pienamente legittimato, ricco di forti potenzialità e di tutti gli elementi e le condizioni richieste per un profondo rinnovamento del mondo sanitario e della cultura della salute.

    Finalmente è quindi a disposizione non solo del ricercatore, dell’esperto, del professionista, dello studioso ma altresì dei cittadini che vogliano conoscere e comprendere, attraverso un’esposizione semplice, chiara e completa, il libro di riferimento delle Medicine Non Convenzionali in Italia.

    Speriamo che l’uscita di questo libro sia il migliore viatico tecnico per l’auspicata e da troppo tempo attesa, ormai venti anni, legge quadro nazionale sulle MNC che il Governo si è impegnato ad emanare.

    Roberta Nuzzi, Specialista in Ginecologia, Medico Antroposofo della Società Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA

    Le Medicine Non Convenzionali in Italia.
    Storia, problemi e prospettive d’integrazione.
    a cura di Guido Giarelli, Paolo Roberti di Sarsina, Bruno Silvestrini

    Indice

    Prefazione
    Prospettive presenti e future delle MNC: una sfida alla biomedicina Edwin L. Cooper

    Introduzione
    Verso una “medicina integrata”? Lo stato dell’arte e un’ipotesi di lavoro Guido Giarelli

    PARTE I. LE QUESTIONI APERTE

    1. La domanda di MNC in Italia: profili di prevalenza e modalità di utilizzo Guido Giarelli
    2. L’offerta di MNC tra SSN e mercato e le sue forme organizzative e di coordinamento Paolo Roberti di Sarsina
    3. Regolamentazione statale, politiche regionali e ruolo degli ordini professionali Elio Rossi, Mariella Di Stefano
    4. La ricerca in medicina non convenzionale: verso un nuovo modello di evidenza Andrea Valeri
    5. Modelli di integrazione a livello di didattica universitaria Alfredo Vannacci, Carlo Maria Giovanardi, Pierangelo Geppetti, Alessandro Mugelli, Gian Franco Gensini
    6. Una riflessione non convenzionale in chiave bioetica Bruno Silvestrini

    PARTE II. LE DISCIPLINE

    7. Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese Carlo Maria Giovanardi, Renato Crepaldi, Francesco Longo
    8. Fitoterapia Fabio Firenzuoli
    9. Medicina Antroposofica Giancarlo Buccheri
    10. Ayurveda, la Medicina Tradizionale Indiana Antonio Morandi, Guido Sartori, Carmen Tosto
    11. Medicina Omeopatica Giuseppina Bovina, Renzo Galassi, Antonella Ronchi
    12. Omotossicologia Ivo Bianchi
    13. Osteopatia Eduardo Rossi
    14. Chiropratica Ignaas Meersseman
    15. Shiatsu Fabio Zagato

    Postfazione: l’integrazione possibile? Amedeo Bianco

  7. Qualche dato sulle medicine non convenzionali
    Kataweb.it – Blog – Benessere Verde » Blog Archive »
    http://valeriapini.blog.kataweb.it/2009/02/13/qualche-dato-sulle-medicine-non-convenzionali/

    E’ appena uscito un libro che stimola la discussione sulla medicina alternativa. “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”. Il testo fa riflettere sulla necessità di una normativa in materia. Ne parliamo con Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra e psicoterapeuta, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità. E’ autore del libro insieme a Costantino Cipolla.
    Quanti italiani utilizzano le medicine non convenzionali e di quale tipo, principalmente?
    “L’Istat ha presentato i dati relativi all’ultima indagine multiscopo “Le terapie non convenzionali in Italia”. L’indagine, che si riferisce all’anno 2005, è stata condotta su un campione di circa 60mila famiglie. Il 13,6% della popolazione italiana,circa 8 milioni, ha dichiarato di aver utilizzato medicine non convenzionali nei tre anni precedenti l’intervista. Tra le varie medicine non convenzionali la Medicina Omeopatica è risultata essere la più diffusa”.
    Quanti medici, invece, si dedicano a questo settore?
    “Sono circa 12.000 i medici e veterinari che fanno parte delle 25 associazioni e società scientifiche che compongono il Comitato per le Medicine Non Convenzionali in Italia che rappresenta tutte le MNC riconosciute dalla Federazione dei Medici e dalla Federazione dei Veterinari. I medici italiani prescrittori di medicinali omeopatici e antroposofici sono oltre 20.000. Alcune migliaia sono i medici e veterinari agopuntori iscritti nel registro della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA). E’ fondamentale sottolineare che molti sono i medici e i veterinari che hanno completato un iter formativo pluriennale post-laurea “a profilo definito” per acquisire specifiche competenze in una o più delle MNC riconosciute. In Italia sono migliaia i medici e i veterinari che praticano le Medicine Non Convenzionali. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove (9) Medicine Non Convenzionali di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico e dell’odontoiatra. Queste nove MNC sono: Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Antroposofica, Medicina Ayurvedica, Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia-Medicina Fisiologica di Regolazione, Osteopatia e Chiropratica. A loro volta la Chiropratica e la Osteopatia essendo professioni sanitarie e primarie sono esercitate autonomamente anche da professionisti non medici che hanno seguito un rigoroso percorso formativo pluriennale secondo standards internazionali”
    E’ importante però affidarsi a medici che abbiano un’abilitazione in materia.
    “La posizione, espressa dal massimo organismo della professione medica, ribadisce che le uniche figure abilitate ad esercitarle sono i medici chirurghi e odontoiatri resi esperti attraverso rigorosi e specifici percorsi formativi. Per quanto riguarda la Federazione degli Ordini Veterinari (FNOVI) sono riconosciute dal 2003 cinque (5) MNC di competenza del medico veterinario: Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Omeopatica, Omotossicologia-Medicina Fisiologica di Regolazione, Fitoterapia. Sia il Codice di Deontologia Medica, sia il Codice Deontologico Veterinario dedicano un articolo specifico alle Medicine Non Convenzionali”.
    Secondo alcuni medici ed esperti queste medicine non funzionano. Ma il settore è in crescita. Mi può fornire dei dati?
    “I medicinali omeopatici e antroposofici si trovano esclusivamente in farmacia e sono presenti nella quasi totalità delle farmacie italiane. In Italia operano nel settore omeopatico circa 30 aziende che globalmente impiegano oltre 1.200 dipendenti. La spesa per le cure con medicinali omeopatici nel 2007 in Italia è stata di circa 300 milioni di euro. L’Italia è il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania. Il settore continua a crescere, con una media del 6-7% annuo nell’ultimo decennio. Attraverso l’IVA, l’IRES e l’IRAP, il gettito dello Stato nel 2007 è stato di 40 milioni di euro. Poiché sia le cure omeopatiche sia le visite presso medici omeopatici non gravano sul bilancio dello Stato, il comparto omeopatico fornisce quindi un attivo netto a favore dello Stato Italiano, escluso il risparmio sulle visite mediche, di 40 milioni di euro”.
    Come dare impulso all‘interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale?
    “L’Organizzazione Mondiale della Sanità il giorno 8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la “Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale” in cui si richiede, tra l’altro, “la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonchè dei professionisti e degli operatori sanitari al fine di assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le capacità, le priorità e le leggi attinenti dei singoli paesi”. Bisogna creare quell’alleanza tra le professioni indispensabile per una Medicina Umanistica Centrata sulla Persona grazie a una formazione di natura interdisciplinare e multidimensionale, avente come finalità prioritarie quelle di consentire ai diversi operatori del settore, ma non solo, di acquisire conoscenze e competenze per un approccio centrato sulla persona e promuovere una riflessione su tematiche salienti del mondo sanitario quali, tra le altre, il consenso correttamente informato, i dilemmi della bioetica, le interazioni tra psiche e corpo, le relazioni uomo-ambiente, l’empowerment del paziente”.
    E’ vero che le medicine non convenzionali ormai si utilizzano anche sugli animali domestici?
    “Certamente. Tra l’altro la legislazione europea richiede sia l’alimentazione biologica sia le terapie biologiche tanto per gli animali da reddito che per gli animali da compagnia”.

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