Scienza e diritti umani: omeopatia e vaccinazioni pediatriche

Fonte: Come Don Chisciotte | leggi l’articolo originale (>>)

Conversazione con Marco Mamone Capria sui pericoli di una scienza e di una tecnologia al di fuori delle regole democratiche

Norberto Bobbio, uno dei pensatori del XX secolo che con maggiore attenzione e con maggiore acutezza si è dedicato alla riflessione filosofica in merito alla natura, alla genesi e al futuro dei diritti umani, l’aveva capito benissimo: dopo aver lottato per difendere l’integrità, la sicurezza, la libertà, la dignità della persona umana dal potere ecclesiastico prima, da quello politico dopo e, successivamente, da quello economico, ci saremmo trovati sempre più ad affrontare l’invadenza e l’arroganza crescenti del potere scientifico-tecnologico.

In una intervista del 1991 (I diritti dell’uomo oggi, 14/6/1991,http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=529), così, infatti, ebbe ad esprimersi:

“L’età post-moderna è caratterizzata dalla trasformazione tecnologica e tecnocratica del mondo. Dal giorno in cui Bacone disse che la scienza è potere, l’uomo ha fatto molta strada. Mai come oggi, vale il tema di Bacone secondo cui chi più sa più ha potere; oggi però l’uomo sa molto di più di quello che si sapeva ai tempi di Bacone. La conoscenza è diventata la principale causa e la condizione, se non sufficiente, necessaria, del dominio dell’uomo sulla natura e sugli altri uomini. Dopo i diritti tradizionali, quelli alla vita, alla libertà ed alla sicurezza, su cui si incontrano le tre correnti principali del nostro tempo, vengono i diritti che nascono tutti dalle minacce alla vita, alla libertà, e alla sicurezza provenienti dall’accrescimento del progresso tecnologico.”

Sta di fatto, però, che sono pochi, anche nel campo degli “addetti ai lavori”, coloro che hanno una adeguata percezione della complessità e della problematicità della nuova stagione di lotte che attende tutti coloro che hanno a cuore il destino dei diritti umani, ovvero quello dell’intera umanità. L’informazione adeguata scarseggia, le competenze necessarie per comprendere la giusta dimensione delle questioni e delle loro implicazioni non può certamente essere alla portata di tutti, e, nello stesso tempo, il mito positivista di scienza e tecnica come forze benefiche e salvatrici, ancora fortemente radicato nel nostro immaginario collettivo, ci induce ad una fiducia che, troppo spesso, sfocia nel fideismo.
Proprio per questo, abbiamo ritenuto di fare cosa utile nel cercare di contribuire ad avviare un dibattito aperto e senza pregiudizi in merito a simili tematiche, servendoci dell’ autorevole disponibilità del prof. Marco Mamone Capria, docente universitario, ricercatore ed epistemologo, con cui abbiamo avuto la fortuna di poter intavolare una ampia discussione su tutta una serie di questioni (quali, ad esempio, il rapporto tra scienza e democrazia, tra scienza e industria bellica, l’efficacia dei vaccini, la legittimità dei trapianti e della vivisezione) in merito a cui, a nostro avviso, occorre che l’opinione pubblica sia informata nella maniera più libera e accurata possibile.

Se è vero, come affermava il già menzionato Bobbio, che “ La conoscenza è diventata la principale causa e la condizione, se non sufficiente, necessaria, del dominio dell’uomo sulla natura e sugli altri uomini” , è altrettanto vero che, per sottrarci al dominio sempre più occultamente tirannico di alcuni pochi uomini su tutti noi (e sulle generazioni che verranno), è più che mai necessario che si difenda e si diffonda una conoscenza vera, non filtrata, non manipolata, non censurata.
In questa prima parte della conversazione, ci si soffermerà sul problema della cosiddetta “ortodossia scientifica”, con particolare riferimento al caso dell’omeopatia.

PARTE I – OMEOPATIA

- Professore, prima di ogni altra cosa, penso che sarebbe opportuno fornire alcune informazioni in merito a cosa sia Science and Democracy e a come e quando essa sia nata.

L’idea di organizzare un convegno internazionale sul nesso tra scienza e democrazia è nata nel 2000 da conversazioni tra me e alcuni miei amici, in particolare Ermenegildo Caccese, un fisico matematico dell’università della Basilicata. Ne parlammo allora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ci appoggiò, con quella generosità intellettuale e quello spirito di promozione culturale che sono tipici di questa prestigiosa istituzione. Il risultato sono stati 5 convegni, tutti tenuti a Napoli nella sede dell’Istituto: nel 2001, nel 2003, nel 2005, nel 2008 e nel 2011. Vi hanno preso parte studiosi provenienti da paesi di tutto il mondo: Argentina, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Sud Africa, Zambia — oltre che italiani, naturalmente. C’erano però stati due eventi precedenti, pure appoggiati dall’Istituto, che mi avevano indotto a riflettere sulla questione di quanto sia libero il dibattito all’interno delle discipline scientifiche e sui rapporti tra scienziati e cittadini.

Uno di questi si era verificato nel 1996, quando avevo organizzato, insieme a due matematici dell’Università di Perugia, un convegno internazionale intitolato Cartesio e la scienza. Lo scopo era di celebrare il quarto centenario della nascita di Cartesio in modo da resuscitare lo spirito del Discorso del Metodo, piuttosto che per imbalsamarlo con l’approccio “storicizzante” di cui gli accademici sono maestri. Avevamo invitato alcuni notissimi storici della scienza e della filosofia, ma, insieme a loro, sia scienziati attivi con idee “non allineate”, sia quelli che, in seguito, ho deciso di chiamare “laici”: cioè studiosi non professionisti che, però, spesso avanzano argomenti e critiche che meritano di essere presi sul serio, al contrario di come per lo più li si tratta. A prenderli sul serio, in effetti, si è costretti a mettersi nei panni di chi guarda a una certa teoria dall’esterno, piuttosto che in quelli dello scienziato praticante: e questo, per uno scienziato, significa al tempo stesso scendere da un piedistallo e uscire da una gabbia concettuale — esercizi entrambi molto salutari ma poco praticati.

Mi è spesso capitato, sia prima che dopo, di incontrare scienziati di un certo prestigio che non si erano mai posti i problemi che un laico appassionato della scienza trova naturale porsi a proposito di certe teorie, e che non sapevano come trarsi d’impaccio di fronte a una sua domanda. È vero che l’esercizio mentale di mettersi nei panni di chi non conosce argomenti e nozioni che a noi sono invece familiari dovrebbe essere abituale per chi di una certa disciplina è anche insegnante, ma, in effetti, la capacità didattica — questa sintesi di competenza, intuizione psicologica e generosità — è una virtù piuttosto rara tra gli accademici.

- Come la presero gli ospiti accademici a trovarsi in quell’insolita compagnia?

Be’, alcuni non la presero molto bene a vedersi accostati in uno stesso programma a perfetti sconosciuti, e arrivarono fino a rifiutare di concedere il proprio contributo per la pubblicazione nel volume degli atti. Ricevemmo dalla stampa anche due recensioni estremamente negative, una scritta da un professore, oggi molto più noto di allora, che aveva tenuto una relazione su invito, e un’altra di un giornalista “marxista” che ci accusò niente meno che di… fascismo, o qualcosa del genere. Retrospettivamente questi episodi mi fanno sorridere, seppure non senza amarezza, ma all’epoca mi sconcertarono, anche se risposi pubblicamente per le rime a entrambi i “critici”. Il secondo caso mi sembrò e tuttora mi sembra surreale, perché avrebbe dovuto essere evidente che la nostra operazione culturale si situava inequivocabilmente a “sinistra”, almeno per quel tanto che le si poteva attribuire una coloritura politica in senso tradizionale. Ma chiaramente già allora una certa “sinistra” aveva perso la bussola.

- Ma non è forse vero che, per trattare certi problemi, sono necessarie competenze specialistiche?

Certamente, anche se non per ogni problema il massimo livello di profondità oggi accessibile agli specialisti è quello necessario per trattarne significativamente. Per esempio, nei manuali di scuola secondaria superiore si trovano esposte teorie e fatti scientifici a un livello che permette di parlarne sensatamente, di capire una buona parte dei discorsi degli specialisti, e di porre loro domande valide. Inoltre, ci sono molti temi che non richiedono, per essere trattati e compresi, nozioni tecniche particolarmente ardue, e che pure sono di grande interesse per la collettività. Spesso, un’analisi di tipo storico, o nello stile del giornalismo investigativo, del conflitto tra opinioni su una certa questione scientifica, è in grado di scoprire i condizionamenti in atto e quindi individuare l’opinione più probabile, per così dire “al netto dei conflitti di interesse”. “Report”, la trasmissione di Rai 3 a cura di Milena Gabanelli, ha, nel corso degli anni, fornito numerosi ottimi esempi di tali indagini. È estremamente importante che su questioni scientifiche con ricadute sociali ci sia un confronto il più possibile schietto e paritetico tra specialisti e laici, almeno se si vuole dare alla nozione di democrazia un significato sostanziale e non fittizio.

- Può elaborare questo punto?

Il cittadino vive immerso in una realtà sociale fissata in larga misura da decisioni prese sulla base di pareri di scienziati: che senso avrebbe dire che la “sovranità” gli appartiene se si assumesse che su queste decisioni non abbia vera voce in capitolo? I tentativi di convincere i cittadini che non hanno le “competenze” per pronunciarsi su energia nucleare, grandi opere (come la TAV o il ponte sullo stretto di Messina), sanità ecc. sono frequentissimi, anche se oggi sempre meno creduti — e sempre meno credibili, dato che vediamo, si può dire ogni giorno, che movimenti di cittadini riescono a impadronirsi di competenze sufficienti per contrastare opinioni ufficiali con importanti componenti scientifiche.

Del resto, la formazione scientifica permanente dovrebbe essere un obiettivo in qualsiasi società in cui la tecnoscienza entra in maniera così rilevante come nella nostra. Se si finisce in un ospedale per qualcosa di serio, è probabile che ci venga chiesto, prima o poi, di sottoscrivere una dichiarazione di “consenso informato”: ma che valore può mai avere una tale dichiarazione se l’informazione su cui si basa è quella frettolosamente sciorinata al capezzale di un malato? Il contesto socio-culturale che rende il consenso informato un atto di reale partecipazione alle scelte mediche va creato prima, non quando anche i più razionali tra di noi avranno difficilmente il sangue freddo per assorbire, con il necessario senso critico, nozioni del tutto nuove sulle proposte terapeutiche e i rischi connessi…

- Lei prima diceva che c’è anche un problema rispetto a quanto sia libero il dibattito all’interno delle discipline: che cosa intendeva?

Sì, il problema non è solo quello di aprire e proteggere un canale di comunicazione tra scienziati e laici, ma anche di liberare il dibattito all’interno della comunità scientifica. Uno dei meriti dello storico ed epistemologo Thomas Kuhn è stato appunto di divulgare, introducendo i concetti di “paradigma” e “scienza normale”, ciò che chi lavora nella comunità scientifica impara molto presto: e cioè che, se vuole fare carriera o conservare la propria rispettabilità scientifica, è bene che eviti di assumere una posizione troppo critica nei riguardi dei dogmi vigenti nel suo settore. Peggio ancora se queste critiche le presenta in contesti non “protetti”, per esempio su un giornale destinato al grande pubblico o in una conferenza stampa. E badi che non sto pensando solo a scienziati di prestigio medio o basso, ma anche di quelli ai vertici di tale classifica — un premio Nobel, poniamo. Anche loro, se deviano dall’ortodossia, possono ritrovarsi coperti di contumelie dall’oggi al domani, e anche persone nemmeno lontanamente al loro livello sono libere di insultarli — con tutte le conseguenze professionali, tutt’altro che insignificanti, che ciò comporta.

- Può farci qualche esempio?

Qui ne farò uno, e riguarda proprio un “premio Nobel”.1 Luc Montagnier, premio Nobel per la fisiologia e medicina nel 2008, ha, da un paio d’anni, cominciato una rivalutazione degli esperimenti di Jacques Benveniste sulla supposta “memoria dell’acqua”, che erano stati oggetto di una pubblicazione su Nature nel 1988. A lui, sembra che questi esperimenti, che sono stati ferocemente ridicolizzati fino al punto di costare a Benveniste prestigio e finanziamenti, abbiano colto proprietà dell’acqua meritevoli di ulteriore approfondimento. In particolare, secondo gli esperimenti di Montagnier stesso, in acqua estremamente diluita precedentemente entrata in contatto con DNA virale o batterico, sono presenti modifiche strutturali che producono segnali elettromagnetici misurabili. Ebbene, Montagnier è stato fatto segno di attacchi personali, è stato costretto, lui francese, a stabilire il suo laboratorio per queste ricerche a Shanghai — sì, in Cina –, e mi è stato raccontato da persona informata che quest’anno una sua conferenza prevista in una certa università italiana è stata disdetta perché alcuni professori avevano protestato contro l’“assurdo” nuovo indirizzo delle sue ricerche. Non so quanti di questi professori potessero paragonarsi scientificamente con Montagnier, ma, come sono solito dire, a chi voleva portare legna al rogo di un eretico non si chiedeva certo di esibire una laurea in teologia.

- A che si deve, a suo parere, la particolare virulenza di questa reazione?

In effetti, nel caso di Montagnier, come anche in quello di Benveniste, l’acredine delle critiche non si potrebbe spiegare invocando esclusivamente il dogmatismo della formazione degli scienziati (dogmatismo, beninteso, sulla cui esistenza non c’è alcun dubbio, come Kuhn ha sottolineato). In più ci sono due circostanze.

La prima e più ovvia è che gli esperimenti di Benveniste furono interpretati come una specie di riscatto scientifico della medicina omeopatica. Quindi, oggi il prenderli sul serio significa rifiutare l’argomento chimico-fisico tradizionale contro l’efficacia delle diluizioni omeopatiche. È un argomento a priori che permette una delegittimazione dell’omeopatia senza bisogno nemmeno che se ne discutano le credenziali empiriche. Per capirci: se è certo che i maiali non possono volare, non vale la pena perdere tempo ad esaminare le fotografie di sagome suine in mezzo alle nuvole… Naturalmente la differenza con la questione delle proprietà aerodinamiche dei maiali sta nel fatto che qui non è vero l’assunto, e cioè che dell’acqua sappiamo abbastanza da poter escludere a priori effetti come quelli che Montagnier ritiene di aver confermato. In apparente contrasto con il suo essere il composto più comune sulla superficie terrestre, l’acqua è in realtà una sostanza enormemente complicata.

Del resto, se un Montagnier riesce a convivere intellettualmente con l’ipotesi che gli effetti da lui esaminati siano reali, sarebbe come minimo arrogante supporre che gli manchino le conoscenze di base per capire la pretesa assurdità di quell’ipotesi — assurdità che, invece, sarebbe evidente a chiunque abbia seguito appena un corso elementare di chimica… Invece, è perfettamente chiaro che chi prospera sulla vendita di farmaci non omeopatici — un’industria, come è ben noto, dai fatturati multimiliardari — tema lo sdoganamento scientifico dell’omeopatia, e induca i propri rappresentanti nel mondo scientifico a fare terra bruciata attorno a chiunque avanzi argomenti che potrebbero toglierle una grossa fetta di mercato. Questo è un buon esempio di come la scienza, soprattutto in campi come quello medico-sanitario, sia attualmente ostaggio di interessi che con la ricerca della verità hanno davvero molto poco a che fare.

- Ma, secondo Lei, l’omeopatia funziona?

Non ho un’opinione perfettamente definita al riguardo, anche se alcuni esperimenti, come quelli di Vittorio Elia, dell’università di Napoli, sembrano indicare proprietà chimico-fisiche dell’acqua omeopatica che si differenziano nettamente da quelle dell’acqua “normale”. Direi, quindi, che da un punto di vista chimico-fisico le tradizionali obiezioni alla possibilità che le alte diluizioni si comportino in maniera nettamente distinta dalla semplice acqua distillata abbiano ricevuto una confutazione sperimentale abbastanza convincente. È anche il caso di notare quello che non molti sanno, e cioè che merceologicamente è definito “medicinale omeopatico” anche un prodotto, come ad esempio la pomata all’arnica, che contiene una dose non infinitesimale di principio attivo; per inciso, quando alcuni anni fa la comprai per la prima volta e feci notare la stranezza al farmacista che me la vendeva, anche lui apparve sorpreso. Questa pomata, almeno nel mio caso e di alcuni conoscenti, sembra funzionare abbastanza bene contro le contusioni e vari tipi di dolori articolari. Di qui all’efficacia clinica in senso scientifico ce ne corre, ovviamente, ma se, sulla base della mia personale esperienza, ho verificato che un certo rimedio funziona, non darei prova di razionalità se ci rinunciassi perché ne manca una validazione scientifica.

In generale, non credo probabile che un’analisi rigorosa riscatterebbe l’omeopatia, in tutte le sue applicazioni (e, del resto, anche la medicina convenzionale non è tutta raccomandabile). Tuttavia, se ci sono, come ci sono, milioni di persone che utilizzano con soddisfazione prodotti omeopatici, allora sarebbe opportuno che la ricerca su quanto di valido possa esserci in questa pratica fosse lasciata il più possibile libera da divieti aprioristici. Un’affermazione scientifica vale né più né meno delle sue credenziali, e queste includono, in maniera cruciale anche se troppi scienziati fanno finta di non capirlo, il grado di libertà da condizionamenti esterni con cui sono state fatte le ricerche volte a stabilirla o a infirmarla. Ora, se anche un Montagnier diventa “persona non grata” per il fatto di avvicinarsi all’omeopatia, è evidente che scienziati di minor prestigio si guarderanno bene dal prendere anche remotamente in considerazione, nel loro lavoro di ricerca, la possibilità che, per certi aspetti, l’omeopatia sia valida (ciò che pensano o fanno nel loro privato è un’altra questione, e spesso ben diversa). A me sembra chiaro che, dal punto di vista della ricerca scientifica, come di quello della tutela della salute dei cittadini, ciò crea un’atmosfera malsana.

- Aveva detto che, nel caso di Montagnier, c’erano due circostanze…

Sì, l’altra è che Montagnier ha infranto un secondo tabù, e cioè ha ipotizzato che l’autismo (e anche malattie degenerative come il Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi multipla) potrebbe essere legato a una infezione le cui tracce elettromagnetiche nel sangue egli si dice in grado di rilevare. Così molti bambini autistici, nel cui sangue ha rilevato l’“impronta” di DNA batterico, potrebbero, secondo la sua ipotesi, essere curati con cicli ripetuti di antibiotici. E che questa terapia funzioni intende dimostrarlo, con una prova clinica su una trentina di bambini autistici. Probabilmente, molti stanno tremando al pensiero che, se fosse stabilita la correttezza dell’ipotesi di Montagnier, ci si chiederebbe se l’incremento dei casi di autismo negli ultimi decenni in tutti i paesi occidentali non possa essere legato a una causa diffusa di infezione: e quale candidato migliore si potrebbe immaginare se non le campagne di vaccinazioni infantili?

1D. Butler, “Trial draws fire — Nobel laureate to test link between autism and infection”, Nature, vol. 468. p. 743;
M. Enserink, “French Nobelist Escapes ‘Intellectual Terror’ to Pursue Radical Ideas in China”, Science, vol. 330, p. 1732.

PARTE II – VACCINAZIONI PEDIATRICHE

- Sta suggerendo che le vaccinazioni di massa sono una causa ignorata dell’aumentata incidenza di gravi malattie nell’infanzia?

La questione è complicata perché sono tanti sia i contesti socio-sanitari sia le stesse vaccinazioni, che non sono basate tutte sullo stesso principio e non contengono, ad esempio, tutte gli stessi additivi. Sto però dicendo che, se Montagnier ha ragione, una tale ipotesi riceverebbe una rinnovata plausibilità, e che basta questa semplice associazione concettuale a creare nei difensori dello status quo un’immediata e aggressiva reazione di difesa. Comunque sia, che alcune campagne vaccinali abbiano provocato epidemie di malattie di vario tipo, comprese quelle stesse contro cui si cercava di immunizzare, è un fatto storico riconosciuto. 1 Ci sono poi casi discussi, come quello delle vaccinazioni antipolio tra il 1955 e il 1961 che hanno diffuso un virus delle scimmie, SV-402 (come si scoprì nel 1960), tra centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di un virus provato cancerogeno in alcune scimmie. E tanto per anticipare un tema su cui torneremo, quello della sperimentazione animale come pretesa base per estrapolazioni agli umani, solo nel 2004 il National Cancer Institute ha dichiarato ufficialmente, in base a studi epidemiologici, che esso non è cancerogeno nell’uomo; la International Agency for Research on Cancer (IARC) deve ancora decidere 3. In ogni caso che un virus, patogeno o no, di una specie sia inoculato in un’altra specie va considerato un esperimento, dagli esiti imprevedibili: però nella fattispecie nessuna autorità sanitaria è mai stata portata in tribunale per averlo fatto. Aggiungo che questa problematica — cioè la contaminazione dei vaccini con virus che potrebbero provocare cancro — è tuttora molto attuale 4.

- Ma ventilare l’ipotesi che iniziative sanitarie come le vaccinazioni di massa possano in qualche modo annidare seri pericoli non rischia di creare una diffidenza tra i cittadini con conseguenze potenzialmente gravi?

Sono d’accordo che tali ipotesi dovrebbero essere discusse approfonditamente prima di darle ufficialmente per vere o probabili, ma, come abbiamo visto, si tratta di ipotesi ben confermate in vari casi. Peraltro, anche le campagne di vaccinazioni, come tutte le altre iniziative sanitarie (per esempio gli screening per qualche particolare malattia), dovrebbero essere discusse e vagliate col massimo rigore, trasparenza e assenza di conflitti di interesse tra i consulenti delle autorità sanitarie.

Purtroppo, ci sono forti ragioni per ritenere che tutto ciò spesso non avviene. Il caso del vaccino dell’influenza suina, quella dovuta al virus H1N1, è a questo proposito esemplare, e ha suscitato all’inizio del 2010 violente accuse anche da parte del Parlamento Europeo 5, che ha criticato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per come ha affrontato la presunta “pandemia”. Com’è noto, il primo passo era stato modificare il significato stesso di “pandemia” 6: l’OMS aveva eliminato dalla definizione le condizioni di alta incidenza e alto tasso di mortalità. Però i media continuavano a parlare di pandemia con le stesse connotazioni di gravità associate al significato tradizionale del termine… Quanto alla sicurezza ed efficacia della vaccinazione “anti-suina” di massa, le parole più sensate mi sono parse quelle pronunciate il 5 novembre 2009 dal ministro della Sanità polacco 7, che ha subodorato e denunciato la «truffa», come l’ha definita, in tempo8 perché il suo paese non sperperasse enormi cifre per l’acquisto di milioni di dosi di vaccino, poi rimaste in altri paesi (come il nostro) largamente inutilizzate 9. Per inciso, a proposito della normale vaccinazione antinfluenzale, non solo ci sono seri dubbi sulla sua efficacia 10, ma sono emersi dati che suggeriscono che vaccinare ogni anno i bambini possa ridurre la resistenza 11 del loro sistema immunitario ad altri ceppi di virus influenzali.

Insomma, va sottolineato che l’adesione a un’iniziativa sanitaria sbagliata può avere conseguenze negative (la più ovvia è lo spreco di risorse) né più né meno del rifiuto diffuso di aderire a un’iniziativa sanitaria giusta. Non è che l’intenzione buona renda automaticamente corretta un’azione! Per non dire che nemmeno la “bontà” dichiarata di un’intenzione può sempre essere data per genuina: è strano che le autorità (politiche, scientifiche ecc.) e i loro amplificatori nei media pretendano che i cittadini omettano nei loro riguardi quei minimi controlli e cautele che ognuno di noi applica quotidianamente nelle più semplici operazioni, quando è in gioco infinitamente di meno che la nostra salute — come ad esempio quando compriamo un elettrodomestico. In ogni caso, bisogna ricordare, e sottolineare con forza — perché i principali media cercano in tutti modi di farcelo dimenticare — che le vaccinazioni possono causare malattie gravissime.

- Ma questo è un fatto riconosciuto o sostenuto da una minoranza, diciamo così, “eretica”?

È ufficialmente riconosciuto. Lo è a tal punto che in Italia esiste da quasi vent’anni una legge, la n. 210 del 199212, che prevede il risarcimento per i danni da vaccino: il suo titolo è “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni”. Ce n’è poi un’altra, più recente, intitolata “Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie”, che è la n. 229 del 200513. La frequenza di tali gravi danni da vaccino è materia controversa, ma l’approccio razionale e umanitario sarebbe di calcolare il rapporto costi/benefici per ogni vaccinazione, per ogni comunità e per ogni individuo. Capisco che per chi i vaccini li produce è molto meglio essere sicuro di poterne vendere decine di milioni di dosi, ma il suo interesse non dovrebbe avere la priorità nel decidere se promuovere o no una campagna vaccinale. Certo, è paradossale che in questi tempi, in cui tanto si parla di medicina personalizzata 14, si possano proporre gli stessi trattamenti vaccinali a decine o centinaia di milioni di individui…

Bisogna poi tenere presente che i vaccini, in particolare quelli destinati all’infanzia, non sono somministrati in base alla stessa logica che presiede alla somministrazione dei normali farmaci. Un farmaco viene prescritto a una persona che sta male, quindi è in linea di principio ragionevole che accetti il rischio di effetti collaterali in cambio della promessa di guarire o almeno di stare sostanzialmente meglio. Un vaccino, invece, lo si somministra a una persona sana, che potrebbe non entrare mai in contatto con il fattore patogeno pertinente e che, in molti casi, può adottare semplici misure per proteggersi da tale contatto: si pensi proprio all’influenza, e all’importanza preventiva della semplicissima regola del lavaggio delle mani ed eventualmente di bocca e faccia. Ora trasformare una persona sana, anche fosse una su un milione, in un cadavere o in un disabile a vita, come purtroppo è avvenuto…

- Scusi se La interrompo, ma vi sono stati realmente casi del genere, intendo “certificati”?

Sì, anche se i media ne parlano rarissimamente, e comunque astenendosi rigorosamente dal tornare sul tema se per caso l’hanno toccato una volta. Uno dei migliori testi al riguardo, sebbene datato, è ancora Vaccinazioni – l’altra faccia della medaglia, una rassegna stampa “ragionata” pubblicata da Macro nel 1991, e curata da Paolo Bigatti, un genitore che aveva rifiutato di vaccinare la figlia. Aggiornamenti si trovano in un articolo da me pubblicato di un professore di storia e filosofia 15. Un caso tragicamente celebre tra chi si occupa di questa problematica, ma non così noto come meriterebbe, è quello dei figli del signor Giorgio Tremante 16, al quale è stato necessario uno straordinario impegno personale per ottenere il riconoscimento dei gravissimi danni vaccinali subiti da tre dei suoi figli, due dei quali hanno perso la vita in seguito alle vaccinazioni antipolio mentre un terzo ne ha derivato una disabilità permanente. Dicevo che trasformare una persona sana, anche fosse una su un milione, in un cadavere o in un disabile a vita, è qualcosa che si dovrebbe fare ogni sforzo per evitare. Come minimo si dovrebbe elaborare per ogni vaccino un test preliminare per stabilire l’eventuale vulnerabilità dell’individuo da vaccinare rispetto ai principi attivi e/o agli altri ingredienti del vaccino stesso. Invece, ai genitori che vanno a far vaccinare i propri figli (parlo sulla base di numerose testimonianze) non si fa vedere nemmeno il “bugiardino” del vaccino che sta per essere somministrato — cioè non si permette di visionare la lista delle controindicazioni che la stessa ditta produttrice è tenuta ad allegare alla confezione. Questo è sicuramente inaccettabile, anche se attualmente accettato, credo non molto consapevolmente, dalla stragrande maggioranza dei genitori. Dire che questo tipo di conformismo è un bene per la comunità è non solo cinico, ma contraddice il carattere individuale del diritto alla salute, esplicitamente enunciato nell’articolo 32 della nostra Costituzione. Quanto ai tribunali, le sentenze attuali tendono a riconoscere ai genitori che non intendono vaccinare i propri figli (ovviamente per timore di danni, non per dimenticanza o trascuratezza) la legittimità della loro precauzione 17.

- Qual è la stima dei bambini che oggi in Italia sono stati vittime di danni da vaccino?

È molto difficile fare una stima precisa, perché le autorità sanitarie, per non dire delle industrie farmaceutiche, non si sono mai impegnate in un monitoraggio aggiornato e pubblico dei danni da vaccino gravi e dei decessi. Tuttavia un vero esperto dell’argomento, il dottor Dario Miedico 18, di Medicina Democratica, ipotizza che la cifra si aggiri sui 100-150.000 casi. Ovviamente senza considerare i danni meno gravi, e molto più diffusi, come allergie, intolleranze, eczemi ecc.

- Ma come mai i medici sono riluttanti a dare informazioni in merito?

Be’, una prima risposta è che a volte lo fanno, direttamente e indirettamente. Ci sono libri specifici che sono stati scritti da medici, come quello di Gerhard Buchwald, Vaccinazioni – Il business della paura (CIVIS, 2000), che secondo me dovrebbe essere una lettura obbligata per i pediatri. Poi, per citare un esempio recente 19, la metà dei medici di base si sono rifiutati di vaccinare i propri pazienti contro l’influenza “suina”, e solo il 40% di loro si è vaccinato: e si noti che questa percentuale è il triplo di quella di quanti si sono vaccinati tra i medici ospedalieri, cui si direbbe debba premere ancor più la propria incolumità durante la stagione influenzale. Mi sembra un messaggio abbastanza chiaro…

- Pensavo però a prese di posizione più ufficiali…

Su queste è difficile aspettarsi granché, anche se qualche presa di posizione individuale, ispirata a cautela, ogni tanto capita di trovarla 20. Aspettarsi molto di più, però, sarebbe ingenuo. Il caso del dottor Wakefield è da questo punto di vista chiarificatore. Oggi lo si sente citare a sproposito 21 come un tipico esempio di ricercatore fraudolento, ma la sua storia getta in realtà un’ombra cupa sull’operato dell’intero sistema medico-sanitario internazionale.

- Può parlarcene?

Andrew Wakefield è un gastroenterologo inglese che lavorava presso il Royal Free Hospital di Londra. Nel 1998 pubblicò sulla prestigiosa rivista The Lancet un articolo 22 insieme a 12 collaboratori, nel quale riportava i casi di 12 bambini che, dopo aver ricevuto la vaccinazione trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (MMR, dalle iniziali inglesi), avevano mostrato sintomi di infiammazione intestinale e di autismo. Data la natura della ricerca, del tipo “descrizione di una serie di casi analoghi”, l’articolo si limitava a suggerire, come possibilità degna di studio, che il vaccino trivalente fosse implicato nella patogenesi dell’autismo in quei bambini. La sera del giorno della pubblicazione ci fu una conferenza stampa nel corso della quale un giornalista chiese a Wakefield che cosa consigliava ai genitori di fare, al momento, in relazione alla vaccinazione trivalente. Wakefield rispose che come misura precauzionale, e finché nuovi studi non avessero confermato o confutato l’ipotesi, sarebbe stato opportuno utilizzare i vaccini univalenti, come si faceva in passato. Insomma, non certo l’arringa di un arruffapopoli.

- In effetti non sembrerebbe….

Ebbene, secondo quello che a mio parere è il massimo esperto del caso Wakefield, lo scrittore britannico Martin Walker23, più volte intervenuto ai convegni di “Scienza e Democrazia”, fu proprio l’indicazione di Wakefield di preferire i vaccini univalenti contro quelli multipli a segnare la fine della sua carriera. Da allora in poi cominciò nei suoi riguardi una vera e propria persecuzione, con il taglio dei finanziamenti e l’interruzione del contratto con il Royal Free Hospital. Nel 2002 Wakefield si vide costretto a emigrare, con la famiglia, negli Stati Uniti. Nel febbraio del 2004 un giornalista del Sunday Times lo attaccò in un lungo articolo. Tra le accuse, c’era quella di aver eseguito procedure pericolose su bambini; quella di aver effettuato una sperimentazione non autorizzata da un comitato etico; quella di aver manipolato i dati clinici, perché i bambini in osservazione sarebbero stati sì autistici, ma senza infiammazioni intestinali; quella di non aver dichiarato un duplice conflitto di interessi: essere perito di parte per genitori che avevano intentato una causa per risarcimento di presunti danni provocati dal vaccino, e aver brevettato un suo vaccino in concorrenza con quello sotto accusa; eccetera eccetera. Il giornalista del Sunday Times invocava un’azione giudiziaria contro Wakefield, e di fatto questa ci fu: il General Medical Council iniziò il processo nel 2007 a carico suo e di due altri autori dell’articolo di Lancet, muovendogli un’ottantina di capi d’accusa. Il processo durò il tempo record di 3 anni e si concluse nel febbraio 2010 con una sentenza di colpevolezza su tutta la linea. Wakefield fu radiato dall’ordine dei medici e il famoso articolo, insieme ad un altro collegato, fu marchiato con una scritta d’infamia in rosso “RETRACTED” nei siti delle corrispondenti riviste. Ovviamente in questi tempi di internet il rogo dei libri in versione informatizzata è impossibile, ma lo spirito era quello. Ora, per i dettagli della questione giudiziaria e le scorrettezze del processo, inclusi pesanti conflitti di interesse a carico dei giudici, rinvio ai numerosi contributi di Martin Walker, che fu presente a ogni seduta del processo, e anche al libro di Wakefield stesso (Callous Disregard, 2011), che, pur essendo ovviamente “di parte”, contiene molta documentazione oggettiva, sicuramente sufficiente perché ognuno possa farsi un’opinione per conto proprio — direi che questi sono scritti di cui prescrivere la lettura a tutti i giornalisti che si occupano di medicina. Quello che qui mi preme sottolineare, e che a un osservatore senza pregiudizi appare evidente, è il carattere clamorosamente “esemplare”, nel senso peggiore del termine, di questa sentenza: si è cioè voluto punire Wakefield in maniera tale da soffocare a tempo indefinito qualsiasi tentativo di riproporre in sede scientifica un nesso causale tra vaccinazioni e malattie infantili — e anche da rendere più difficile le cause di richiesta di risarcimento per danni da vaccino. In effetti, dopo quello che è successo a lui, quale ricercatore oserà puntare un dito accusatorio contro un vaccino? Ecco perché il fatto che sul numero del 10 novembre scorso di Nature si dia ufficialmente notizia dell’emergere di seri dubbi circa le accuse di frode a carico di Wakefield 24 non mi colpisce più di tanto: il più è ormai già avvenuto, e anche una riabilitazione di Wakefield non modificherà gli effetti di questa vittoriosa prova di forza dell’establishment medico-farmaceutico.

1 http://en.wikipedia.org/wiki/Polio_vaccine#Iatrogenic_.28vaccine-induced.29_polio

2 http://en.wikipedia.org/wiki/SV40

3 http://monographs.iarc.fr/ENG/Meetings/vol104-participants.pdf

4 http://www.i-sis.org.uk/fluVaccinesCancerRisks.php

5 http://www.wodarg.de/english/2948146.html

6 http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,637119,00.html

7 http://www.disinformazione.it/influenza_morti.htm

8 http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2009/11/06/01011-20091106FILWWW00529-la-pologne-refuse-les-vaccins-h1n1.php

9 http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=5153

10 http://www.bmj.com/rapid-response/2011/10/31/how-useful-are-flu-vaccines

11 http://abcnews.go.com/blogs/health/2011/11/29/flu-shots-may-build-fewer-antibodies-in-kids/

12 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1556_allegato.pdf

13 http://www.parlamento.it/parlam/leggi/05229l.htm

14 http://www.medicina-personalizzata.it/?pid=3

15 http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_1/debernardi_rev.pdf

16 http://www.tremante.it/

17 http://www.comilva.org/public/data/csi004/2011109174759_SENTENZA_C.App.NAPOLI_sett._2011.pdf

18 http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_2/miedico.pdf

19 http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/nuova-influenza-5/medici-vaccino/medici-vaccino.html

20 http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/ci-faremo-influenzare-dai-vaccini/165947/

21http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/sono-inventato-tutto-fallito-confessione-luminare-imbroglione/170688

22 http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(97)11096-0/fulltext

23 http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_2/walker_wakefield.pdf

24 http://www.nature.com/news/2011/111109/full/479157a.html

*Marco Mamone Capria (www.dmi.unipg.it/mamone), dottore di ricerca in matematica, è ricercatore presso l’Università di Perugia. Insegna Meccanica Superiore per il Corso di Laurea in Matematica, dove ha anche insegnato Epistemologia, e ha insegnato Storia ed Epistemologia della Matematica e delle Scienze per tutti e 9 i cicli della SSIS (Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario) dell’Università di Perugia. Ha fatto parte per due trienni del Comitato Etico di questa università. Ha organizzato diversi convegni internazionali.

È autore di studi su questioni di fondamenti della fisica, di metodologia e applicazioni delle scienze biomediche, di epistemologia e di storia della scienza; su questi temi ha tenuto numerose conferenze. Coordina il progetto “Scienza e democrazia” ed è dal 2007 presidente della Fondazione Hans Ruesch per una Medicina senza Vivisezione.

Tra i libri usciti a sua cura:
Scienza e democrazia, Napoli, Liguori (2003)
Scienza, poteri e democrazia, Roma, Editori Riuniti (2005)
Physics Before and After Einstein (Amsterdam, IOS)
Hans Ruesch, La medicina smascherata, Roma, Editori Riuniti (2005)
Hans Ruesch, La figlia dell’imperatrice, Viterbo, Stampa Alternativa (2006)

Vaccinazioni mirate nel cane (vaccinare solo i cani che ne hanno bisogno)

Fonte: Clinica Veterinaria Privata San Marco | leggi l’articolo (>>)

Per decenni, la fine di proteggere i cani dal cimurro e dalla parvovirosi sono stati utilizzati i richiami annuali. Tale approccio però non è più da considerare corretto se consideriamo che la maggioranza dei cani, dopo una singola vaccinazione, è da considerare protetto per anni. Effettuare una profilassi vaccinale non necessaria è una procedura medica superflua, pericolosa in animali immunosoppressi e potenzialmente pericolosa in soggetti predisposti a sviluppare malattie immunomediate e/o che ne sono stati affetti nel passato (WSAVA Guidelines for the Vaccination of Dogs and Cats, 2010), . Abbiamo adesso a disposizione un test sierologico che permette di valutare l’effettiva presenza di un titolo anticorpale protettivo.

Il test fornisce i seguenti risultati:
• Titolo anticorpale ELISA positivo per Cimurro: indica che sono presenti anticorpi in quantità superiore al livello minimo protettivo, che corrisponde ad un titolo sieroneutralizzante ≥ 1:16. Se il cane è stato vaccinato da un anno possiamo prevedere che il cane sarà protetto per almeno altri due anni. In caso di negatività il cane non è protetto ed è indispensabile la vaccinazione.
• Positivo anticorpale ELISA positivo per Parvovirosi: indica che è presente un titolo anticorpale superiore al limite minimo protettivo, corrispondente ad un titoloemoagglutinante > 1:80. Il cane è da considerare protetto (vedi sopra). In caso di negatività è indispensabile una nuova profilassi vaccinale.

In quali situazioni si può suggerire l’esecuzione di questo test ? In base a quanto indicato dalle WSAVA Guidelines:

Per confermare la buona riuscita del ciclo iniziale di vaccinazioni: dopo 2 settimane circa dall’ultima vaccinazione (da eseguire alla 14-16a settimana). Se il cane è protetto possiamo prevedere una durata dell’immunità di almeno 3 anni. Se il titolo è negativo il cane deve essere ancora vaccinato. Tale approccio è particolarmente utile nelle razze come il Rottweiler che hanno dimostrato una particolare sensibilità all’infezione da Parvovirus.
• Negli animali immunosoppressi (per presenza di malattie concomitanti o a seguito di terapie) o che sono stati affetti in passato da malattie immunomediate, ad esempio anemia emolitica immunomediata o meningiti. Se è presente un titolo anticorpale protettivo la vaccinazione può essere evitata.

In linea più generale l’esecuzione del test, in qualsiasi cane, permetterebbe di eseguire la profilassi vaccinale solo in quei cani che ne hanno necessità. Ci si allineerebbe, per quanto riguarda le vaccinazioni, con tutte le altre buone pratiche che i medici veterinari realizzano nella loro attività quotidiana. In conclusione, grazie a questo nuovo test è possibile offrire ai nostri pazienti un trattamento vaccinale mirato, evitando profilassi inutili e potenzialmente pericolose.

Shock al sistema! – Catherine O’Driscoll

Autore: Catherine O’Driscoll
Titolo: Shock al sistema!
Edizione: Impronte di Luce -  Collana: amore in azione, vol. 2
Euro: 17,50

È uscito fresco di stampa, per i tipi di Impronte di Luce, Shock al sistema!, l’ultimo libro di Catherine O’Driscoll: una straordinaria guida che, partendo dalla dolente questione della necessità o meno di somministrare vaccini agli animali, si addentra nel sistema industriale, economico, medico e governativo che sta alla base dell’attuale modello di prevenzione e gestione della salute per cani, gatti e cavalli. L’autrice, esperta animalista, ha purtroppo sperimentato da vicino le conseguenze nefaste dell’ipervaccinazione sulla pelle dei suoi amici a quattro zampe.
La vaccinazione è prassi normale per i nostri animali domestici, si fa e basta, spesso senza tenere conto delle situazioni e della storia patologica del singolo paziente. Ma i vaccini contro le malattie più comuni (cimurro, epatite, parvovirus, parainfluenza, leptospirosi) sono veramente così efficaci e innocui?
L’opinione scientifica convenzionale ritiene che i vaccini abbiano eradicato le epidemie e vinto malattia e morte. Ma la loro sicurezza non è stata ancora dimostrata, e sconosciute sono le conseguenze a lungo termine, soprattutto nel caso degli animali da compagnia, per i quali è invalso l’uso del “richiamo annuale”, decretato superfluo e dannoso da numerosi studi in quanto, come per l’uomo, i vaccini veterinari di norma garantiscono l’immunità per tutta la vita. Da alcuni anni le associazioni veterinarie statunitensi stanno promuovendo nuovi protocolli vaccinali che non prevedono più i richiami annuali, ma le nuove informazioni stentano a tradursi in una nuova pratica.
Questo libro, fondato su precise analisi e inchieste internazionali, spiega come l’ipervaccinazione, unita all’alimentazione industriale di scarsa qualità e ai prodotti chimici (antiparassitari ecc.), esponga gli animali al rischio di gravi patologie fra cui disordini autoimmuni, cancro e perfino morte. Ma altrettanto deleteri sono lo stress e l’assimilazione di emozioni negative proprie dell’uomo, tanto è vero che l’autrice dedica alcuni capitoli alla gestione dell’emotività e a come individuarne le cause profonde in noi stessi.
«Io credo che sia possibile vivere nel mondo in modo tale che il nostro sistema immunitario combatta le sfide poste dalle malattie», afferma l’autrice «Possiamo farlo con la conoscenza dei nutrienti e modificando il modo in cui guardiamo il mondo.»
Di fronte a una scelta difficile come quella se vaccinare o meno il proprio animale e con quali tempi e modi, Shock al sistema! ha il merito di spiegare un tema critico in modo semplice ma approfondito, lasciando a ciascuno la libertà di fare delle scelte ragionate e opportune.

La vaccinazione del cane e del gatto: da una vaccinazione “obbligatoria” ad una profilassi consapevole – di Stefano Cattinelli

Il nuovo libro di Stefano Cattinelli (>>)

Le vaccinazioni dei nostri “compagni di viaggio” sono da sempre un argomento difficile da trattare per diversi motivi: un primo motivo  è rappresentato dalla reale scarsità di studi scientifici seri in merito; un secondo motivo è determinato dal fatto che quei pochi articoli scientifici che affrontano questo tema vengono di solito ritenuti troppo tecnici e quindi non fruibili al grande pubblico.Così facendo, tuttavia, si rischia di essere accusati di autoprotezionismo e cioè di voler nascondere delle verità che possono aumentare la capacità di ogni singola persona di farsi una sua idea riguardo a questo importante tema che coinvolge direttamente tutte le persone che vivono con un animale.E poi c’è  il legame che il veterinario crea con il “suo” cliente proprio nel momento in cui annualmente propugna la quasi obbligatorietà di quest’atto di profilassi immunologica.Il libro: La vaccinazione del cane e del  gatto: da una vaccinazione “obbligatoria” ad una profilassi consapevole si muove  affrontando in maniera completa tutti i diversi  piani della questione.Il libro prende spunto da un manoscritto, anonimo, che ho ricevuto personalmente parecchi anni fa e che mi è servito per rivedere e ridefinire il senso di quegli atti terapeutici che, anno dopo anno,  ripetevo, sempre uguali a se stessi, nei confronti degli animali che a me affidavano la loro salute.(nella prima parte del libro).
Nella seconda parte ho fatto tradurre, pagando i relativi diritti d’autore, e pubblicato il più recente studio sull’immunità vaccinale nei cani.Tale studio è preceduto da una breve presentazione che “traduce” ai non adetti ai lavori il contenuto del suddetto articolo.Onestamente penso che sia un libro importante per tutte le persone che vivono con un animale non solo perchè è di fatto l’unico  libro in Italia di questo genere scritto da un veterinario, non solo perchè contiene una ricerca scientifica ufficiale e quindi inconfutabile ma anche perchè propone, inglobandolo in un percorso più articolato e profondo, una nuova visione del rapporto uomo-animale.E così che, dopo il tema della morte naturale e dell’accompagnamento consapevole, affrontati nei precedenti scritti, ho pensato che era proprio giunto il momento di colmare anche questo ulteriore vuoto conoscitivo.

Dal secondo capitolo:

«
Ma erano veramente liberi i consigli che davo al mio cliente? Liberi da qualunque vincolo che non fosse il bene dell’animale?

Quel “mio fare” era veramente un atto del quale il mio cliente  si poteva fidare?
E chi era lui, il mio cliente, colui il quale riponeva piena fiducia nelle mie azioni?
Era una persona che era in grado di scegliere, liberamente, in base alle informazioni che riceveva o era qualcuno che semplicemente si fidava di me? Che delegava a me l’intero percorso sanitario del suo animale?
Ho sempre pensato  che il veterinario avesse la possibilità di crescere soprattutto grazie alle esperienze e alle iniziative dei propri clienti; che vivesse grazie a questo scambio; l’ho sempre pensato e l’ho sempre voluto applicare.
Io facevo una diagnosi, prescrivevo una terapia e poi e il cliente, attraverso le sue osservazioni su come stava andando il percorso terapeutico del suo animale, mi donava la possibilità di imparare a fare diagnosi e terapie sempre migliori.
Attraverso questo mio miglioramento l’animale che viveva con lui, e tutti gli altri,  ne avrebbero tratto  beneficio.
Veterinari, certo, non si nasce… si diventa.
Un giorno venne da me un ragazzo di circa trent’anni; venne perché il cane zoppicava.
Alla fine della visita, per curiosità, chiesi se il cane aveva il libretto delle vaccinazioni.
Lui mi guardò e, con un sorriso un po’ orgoglioso, mi disse che il cane non era mai stato vaccinato e che lui non aveva mai vaccinato i suoi cani e che comunque erano stati sempre bene e che quelli che erano morti se n’erano andati per vecchiaia.
Così capitò… che  un giorno mi trovai di fronte ad un cane mai vaccinato e che frequentava  un ambiente  a rischio di contrarre quelle malattie nei confronti delle quali io  ero solito vaccinare  e nonostante il fatto che non avesse avuto mai nessuna copertura vaccinale, questo cane non aveva contratto  mai  nessuna malattia… ecco…, come dire,  io mi sentii in dovere  di andare in crisi.
Mi sentii in dovere di mettere in crisi quello che avevo imparato; quello che mi avevano insegnato.


E se poi, con il passar del tempo,  questo cane invece di essere uno sarebbero diventati due o tre o quattro o più…? »

Il prezzo di copertina è di 13 euro

Ad un anno dalla pandemia dell’influenza suina H1N1

(Fonte: www.nvic.org)

Ad un anno dalla paura della pandemia suina e dei vaccini: riassunto dei temi salienti della tentata manipolazione sulle vaccinazioni di massa. Allerta e informazione per la prossima stagione influenzale. MEMORANDUM pandemia e vaccini.
Intervista speciale del dr Mercola a Barbara Loe Fisher, la Fondatrice del Centro Nazionale Informazione Vaccini, la miglior fonte di informazione sul pianeta sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini. Il suo sito: www.NVIC.org (Leggi l’articolo originale >>) [English version]

DM= dr Mercola
BF= Barbara Fisher


Introduzione:

Oggi siamo ad un anno dall’anniversario in cui fu resa pubblica l’influenza suina, di quel momento in cui tutti venimmo allertati sulle conseguenze potenziali e catastrofiche della pandemia che avrebbe potuto uccidere milioni di persone se non addirittura decine di milioni di persone. Questo creò enorme paura nella popolazione mondiale. Quel che andremo a fare ora è un breve riassunto di ciò che effettivamente accadde un anno fa, ma porremo poi attenzione particolarmente sulla preparazione per la nuova stagione.  Per coloro che sono nell’emisfero sud del mondo, come l’Australia, questa stagione è adesso, ma per la maggior parte di chi ci sta ascoltando sarà nel prossimo autunno. Ci sono degli sviluppi nuovi ed incredibili che sia voi che le vostre famiglie dovete sapere. Ma prima di parlare di questi sviluppi voglio darvi un riassunto perché mettiate tutto nel contesto appropriato. Gli USA fecero dei contratti per la produzione di oltre di 170 milioni di dosi di vaccino per l’influenza suina. Noi come sito probabilmente abbiamo raggiunto il dato più significativo: siamo stati in grado di contribuire al fatto che solo 90 milioni di dosi sono state usate negli USA, questo è meno di 1/3 della popolazione statunitense qualcosa tra 25% e 30% della popolazione che ha ricevuto una dose di vaccino influenza suina. Ci sono quindi 70 milioni dosi non usate, solamente negli USA. Siamo quindi molto grati per aver potuto contribuire a questo processo informando le persone, dicendo loro la verità, ossia che si trattava di una malattia molto mite e che non avrebbe ucciso persone in cosi grande numero.  Queste le mie premesse. Perché ora non entra in alcuni dettagli e facciamo un po’ una revisione e quindi entriamo nel vivo del vaccino influenzale per il 2010?
BF:
Credo che tutti ricorderanno la primavera scorsa è stato un evento così drammatico nel momento in cui la WHO (= Organizzazione Mondiale Sanità) annunciò di aver identificato in Messico un nuovo virus H1N1 un tipo di ibrido umano-suino-aviario. Molto molto velocemente, questo ente poi dichiarò una emergenza per una influenza pandemica internazionale. I centri (statunitensi) per il Controllo delle Malattie (CDC) e il governo americano dichiararono cosi una emergenza nazionale di pandemia influenzale. Da quel momento in poi accaddero moltissime cose perché, dall’11.9. 2001 sono state passate una serie di legislazione che consentono il verificarsi di ogni genere di cose, nel momento in cui viene dichiarata una emergenza per la salute pubblica. Tra queste incluso anche il fatto di proteggere le aziende produttrici di vaccini, quando questi vaccini da loro creati venissero usati per la salute pubblica ed eventualmente uccidessero le persone o le danneggiassero gravemente. Questo è stato un evento eccezionale. Mi posso ricordare benissimo, si andava dal droghiere e si vendevano le persone con le maschere, le scuole vennero chiuse e le pareti trattate con disinfettanti. Le perone erano molto molto spaventate. Venivano fatti loro degli screening sugli aerei, altri erano detenuti in hotel sia in Asia che in Europa. Tutti avevano paura che questa H1N1, questo nuovo tipo di virus influenzale A, sarebbe diventata una cosa terribile come quella della influenza spagnola del 1918. Questo è quel che ci è stato fatto credere. Quindi immediatamente le aziende si misero in allerta e il governo chiese loro con sollecitudine di creare un vaccino H1N1. Nel giugno-luglio 2009 l’emisfero del sud, ossia l’Australia, fece l’esperienza delta stagione influenzale; questa nazione è quella che poté rivelare la più parte delle informazioni e divenne chiaro che virus pandemico H1N1 non era cosi serio e grave come originariamente detto. Voglio dire che ci fu una proiezione di questo tipo: che 60-90mila persone, solo negli USA, avrebbero potuto morire di questo virus. Ci fu invece un rapporto che uscì dall’Australia, credo fosse giugno o la prima settimana di luglio, che diceva che questo virus poteva essere di 40 volte meno letale della stima originariamente temuta. Bene, in capo ad una settimana da questo annuncio la WHO disse ai vari Paesi del mondo di fermare i casi di laboratorio che venivano sospettati come H1N1. Il Centro Controlli Malattie (CDC), disse agli stati di non confermare i casi H1N1 che finivano negli ospedali e negli studi medici. Quindi questo alla fine pose tutto in una categoria di “stima”.  Significa che da quel momento in poi dovevano fare una stima di quanti veramente di questi casi di tipo influenza erano veramente di questa influenza suina H1N1. Ricordatevi che solo il 20% di tutte le malattie che assomigliano alla influenza e che avvengono in ogni stagione influenzale, sono veramente influenze di tipo A o B. Solo il 20 per cento di questi casi. Significa che nell’80 per cento dei casi, quando abbiamo brividi, febbre, raffreddore intenso o diarrea o anche vomito, tutto quanto ci farebbe pensare ad una influenza, in realtà non si tratta di influenza. Molti di questi sintomi, arrivarono negli studi medici, molte persone arrivarono dai medici con questi sintomi simili alla influenza. Ma erano tutti degli H1N1?. Il CDC e la WHO dissero che la maggior parte delle malattie nel 2009 assomigliavano alla H1N1 e cosi vennero trattate.

DM
Grazie per questo riassunto. La sto ascoltando mentre dice queste cose e mi accorgo molto chiaramente, come molti altri probabilmente, ossia mi rendo conto di quanto velocemente dimentichiamo. Infatti non ricordavo cosi precisamente fino a quando non l’ho sentita. Davvero questa era la situazione, le persone erano veramente nel panico. C’era questa enorme paura e le persone diventavano matte e disinfettavano tutto ciò che era a portata di mano; sì… ed anche tutte le problematiche negli aeroporti. Era come se la follia stesse girando nel mondo. Non c’era nessuna giustificazione razionale per tutto questo. È veramente impressionante rendersi conto di quello che fu fatto in quel momento. L’altra componente che volevo commentare con lei in questa intervista è il numero delle morti che veramente sono avvenute. Questo dal 2003. Io La lascerei discutere più ampiamente su questo perché Lei ha avviato questa indagine in modo più accurato. Per quel che ne so io dal 2003, se dovessimo tornare indietro e guardare ognuno degli ultimi 6-7 anni prima di questo ultimo anno, e dovessimo guardare quante persone sono morte per influenza, troveremmo che 36mila persone sono il numero statistico che il governo ha ufficialmente comunicato. 36mila persone morte per influenza. E nulla di questo potrebbe essere più lontano dalla verità! Voglio dire: è cosi che dal 2003 al 2009 sono morte ogni anno le persone? L’anno scorso sono stati un pochino più attenti ma tutto è stato piuttosto complicato nello scenario che lei ha appena descritto, complicato con la WHO e anche con il CDC, ma loro hanno ratificato 12mila morti, questo è stato il numero ufficiale di morti causa influenza.

BF
12mila è veramente la stima

DM
Si è una stima ma una stima che è 2/3 meno del precedenti 9 anni.

BF Esattamente così.

DM
E questo è veramente molto shockante. C’è stato questo enorme panico promosso sul pubblico americano e nel mondo e veramente delle persone sono morte perché muoiono ogni anno, non è un mistero. Ma questo anno sono diventati un pochino più incisivi nel proporre dei numeri statistici; quando appunto sono stati più incisivi nel fare questo hanno avuto 2/3 di meno di persone che sono morte di questa malattia. E questo include sia l’influenza che la suina H1N1.

BF
Si è giusto, quello che molti non sanno, ciò di cui non si rendono conto è che la categoria della influenza, nel 2009 non include solo l’H1N1 ma anche la polmonite e malattie simili all’influenza. È una categoria molto grande quella della influenza, non è solo quel tipo di influenza confermata dai laboratori. Ricordate che solo il 20% di ciò che accade in ogni stagione influenzale è veramente una influenza di tipo A o B. Quindi ho fatto un passo indietro e guardato a questa cifra 36mila. Da dove viene questa cifra?  Tornando al 2003, prima del 2003, la stima del CDC per quel che riguardava l’influenza era di 21mila morti associati ad influenza, questo ogni anno e negli Usa e la maggioranza accadeva per l’80% in un pubblico di anziani. Come lei ha già evidenziato le persone muoiono ogni anno causa infezioni e complicazioni respiratorie. Le persone anziane sono particolarmente suscettibili a malattie respiratorie, questo è quello che uccide molta parte delle persone anziane. Prima o poi dobbiamo morire tutti e morire di qualche cosa e nelle persone anziane spesso la causa è un problema respiratorio. Voglio dire, non siamo qui per vivere in eterno. Ma questo non è per diminuire il fatto che possono esservi stati da 21mila a 36mila morti in relazione alla influenza, ogni anno nel pubblico anziano. Ma cerchiamo di essere realisti. Se facciamo un passo indietro e guardiano agli studi che sono stati fatti, l’influenza non è il problema che troviamo in adulti e bambini sani. Chiunque abbia un problema di salute, è a rischio per ogni tipo di infezione, ma la grande maggioranza di persone sane non lo è. Molto di noi, quando siamo sollecitati da una infezione batterica o da un virus o dei batteri, quando la nostra resistenza è bassa, voglio dire, convivono con virus e batteri ogni giorno. Ogni giorno siamo circondati da batteri e virus e quindi e perché ci ammaliamo alcune volte? Perché la nostra resistenza è bassa. E ci sono delle discussioni in corso sul perché alcuni si ammalano ed altri no, perché alcuni possono riprendersi da alcune infezioni e altri no, anche se non sorgono complicazioni. Per quanti anni Lei dr Mercola ha evidenziato che essere in buona salute soprattutto nella stagione influenzale ha molto a che fare con il tipo di vita che si conduce? Se si prende o meno la vitamina D.. Che tipo di vita state conducendo? Di che tipo di situazioni ambientali vi state circondando? Piuttosto che dipendere completamente da medicine e vaccini per stare in salute… Forse un pochino questo va fuori tema rispetto all’argomento che stiamo discutendo ma credo che le persone veramente non comprendano che le cifre di cui abbiamo parlato, cifre enormi causati dalla influenza, si basano su alcune stime piuttosto ampie.

DM
Penso che questa è una tangente importante perché mette ogni cosa al suo posto. La questione principale è che, come Lei ha citato, noi non viviamo in eterno e alla fine moriamo. Tipicamente uno dei meccanismi più comuni di morte sono le infezioni respiratorie, questo come lei ha detto quando l’età avanza. L’influenza non ammazza le persone, lo fa la polmonite secondaria; si, vivere con uno stile di vita sano, questo è proprio quello che noi abbiamo cercato di insegnare alle persone, come educarle su come vivere una vita sana e come evitare le manipolazioni, le distorsioni, le falsità che queste grandi aziende multinazionali mettono davanti a loro per fare dei loro profitti. Ma se si fa questo: se ci si espone sufficientemente al sole, se si fa esercizio regolarmente se si evitano gli zuccheri e le tossine e si beve acqua pura, cose semplici, si possono ampliare il proprio stile di vita, migliorare la qualità della propria vita e aumentare la resistenza verso queste malattie. Detto chiaramente, quello che l’industria farmaceutica ardentemente vuole che ognuno di voi creda, è che questa iniezione magica di vaccino in qualche modo, magicamente vi protegga dal fatto di morire per l’influenza, ma l’evidenza non potrebbe essere più chiara: non funziona proprio nelle persone adulte, è una frode con complicazioni. C’è solo questo tentativo enorme di ingannare le persone per generare profitti. Per fortuna siamo in grado di penetrare questo velo di disinformazione, come abbiamo fatto con efficacia l’anno scorso e quest’anno vogliamo cominciare per tempo, avvisando le persone che c’è un nuovo progetto che sta arrivando. Io penso dobbiamo fare questo adesso e avvisare le persone di cosa sta arrivando sulle loro teste nel prossimo autunno. La notizia è che stanno mettendo insieme i vaccini di influenza suina e quelli di influenza regolare e che non sarà possibile averli singolarmente. L’unico modo per avere la dose di iniezione influenzale è averla unita al vaccino della suina. Può darsi che Lei adesso possa ampliare un pochino questo tema.

BF
Si, giusto. Nel febbraio 2009 il CDC annunciò che ogni americano dall’età di 6 mesi fino alla sua morte, dovrebbe avere una iniezione annuale di vaccino antinfluenzale. Ognuno di noi sia che siamo sani o malati. Nel marzo 2009, fu scoperto questo virus misterioso H1N1, questo ibrido umano-aviario-suino. Ecco che quindi ognuno di noi, americano (ndt), deve avere ogni anno la sua dose di vaccino antiiinfluenzale. Adesso stiamo entrando nella stagione influenzale 2010-2011. Lei ha ragione: quello che loro hanno fatto è che nella dose antiinfluenzale questo anno ci saranno i 3 virus: del tipo A o B e uno dell’H1N1. Lo scorso anno era possibile avere la trivalente, ovvero un vaccino influenzale composto da 3 virus, chiamato dell’influenza stagionale, oppure il vaccino dell’influenza H1N1 e in singole dosi. Quindi l’anno scorso ci sono state 2 dosi. Quest’anno stanno mettendo insieme l’H1N1 nella formula trivalente. Quando andate dal medico vi sarà detto di fare una iniezione trivalente ed in questa sarà contenuto il composto H1N1. Cosa stiamo sentendo adesso sul vaccino trivalente che è usato nell’emisfero sud? Ovvero Australia, dato che stanno avendo la loro stagione influenzale. Dunque circa 1 mese fa il governo australiano ha sospeso l’uso del vaccino influenzale che contiene l’H1 N1. Lo ha sospeso nei bambini sotto i 5 anni perché veniva riscontrato che molti di loro avevano poi febbri alte, vomito, convulsioni. Hanno deciso che questo poteva essere troppo pericoloso in questi bambini. Quello che io capisco è che non si tratta solo dei bambini, ma che chiunque usi quella formula trivalente, in cui ci sia il componente H1N1, ha più reazioni del solito. Non sappiamo proprio quel che sta succedendo. Quello che sappiamo in questo Paese è che alcune settimane fa, un comitato speciale, è stato creato dal governo perché vigili sul vaccino monovalente H1N1, quello che abbiamo usato l’anno scorso, perché ci sono segni che possono essere associati a certi tipi di reazioni, che sono ad un livello di stima maggiore del solito. Quello che il comitato ha riscontrato temporaneamente, è che ci sono 3 segnali di H1N1, il vaccino influenzale suino usato lo scorso anno. Uno di questi segnali è la sindrome di Guillain-Barre (GBS): che sappiamo essere associata al vaccino influenzale dal 1976, quando è stato usato il primo vaccino della influenza suina. C’è un altro segnale con una malattia del sangue denominata trombocitopenia, che si manifesta quando il sangue non può produrre abbastanza piastrine ed è un tipo di reazione autoimmune. L’altro segnale è la paralisi di Bell: si tratta di una paralisi facciale. È una reazione neuroimmune. Il governo sta dicendo che non sa se questi sono segnali veri o no, ma ci sono state alcune bandiere rosse innalzate su questi 3 punti. Dunque, ora stiamo entrando nella stagione influenzale 2010-2011 con un vaccino che può essere molto reattivo. Sono preoccupata se questo viene portato avanti in questo Paese dove abbiano oltre 300milioni di persone e il governo dice che ognuno di questi 300milioni dovrebbe ricevere questo vaccino influenzale. Ed abbiamo una spinta molto aggressiva anche nei media ed altri che stanno seguendo direttive del governo, ed altri che dicono che potremmo avere una brutta situazione.

DM
Si appunto, una brutta situazione. Questo è un po’ come parlare per “understatement” (sottintesi) … Io penso che è veramente il caso e la ragione di mettere in allerta le persone molto precocemente, perché la più parte di loro non lo sa proprio; non è stato per nulla annunciato, non ha ricevuto una pubblicità cosi ampia. Sospetto, capisco sia difficile dirsi a questo punto, ma forse può ragionare sul fatto che … insomma non so se veramente lo comunicheranno cosi apertamente nella sostanza. In qualche modo è come se lo faranno scivolare un po’ dietro le quinte.

BF
Si abbiamo la politica in luogo che dice che ogni americano deve farsi una dose di vaccino influenzale per il prossimo anno e questo dai 6 mesi di età fino alla morte. Questo significa che ogni medico e ogni clinico che ha questo vaccino farà molta pressione e anche sulle donne incinta. Sono molto preoccupata e molto attenta a questo tema delle donne incinta che ricevono un vaccino influenzale, particolarmente questo tipo di vaccino, perché non abbiamo abbastanza studi scientifici che abbiano osservato gli effetti della somministrazione di questo vaccino influenzale, particolarmente questo dell’H1N1 a delle donne incinta. Ora l’anno scorso, la scorsa estate, l’istituto Nazionale Sanitario (NIH), annunciò che stava facendo degli studi in bambini, adulti e donne incinta in merito al vaccino H1N1 e 120 donne incinta dovevano essere parte di questo studio nel settembre scorso, ai primi di settembre. Sono state impiegate seguite per 7 mesi, questo era il progetto. Dobbiamo ancora vedere e sentire una affermazione, una dichiarazione dei risultati di cosa sono stati questi studi. Francamente penso è shockante che stiamo chiedendo a donne incinta di farsi il vaccino, senza avere una base scientifica, non abbiano fatto quei tipi di studio che è necessario fare per scoprire se questa è una politica sicura per i loro futuri bambini che si stanno sviluppando nel loro utero. Si tratta di scienza: ma quanta scienza abbiamo? Ma quanto è bene? Quando si tratta di dare ad ogni singola persona nel Paese ogni anno una dose influenzale, incluse le donne incinta…

DM:
Non potrei darle più ragione! La domanda che ho tuttavia, non l’abbiamo discussa precedentemente, ma l’abbiamo citata precedentemente sul fatto che 90milioni di dosi di H1N1 sono state somministrate al pubblico. Per caso Lei ha le statistiche di quante dosi di vaccino stagionale sono state somministrate?

BF
No, non le ho. So che regolarmente in questo Paese abbiamo da circa 30 al 35% di assunzioni di vaccino influenzale, che è una cifra molto bassa.

DM
Quindi non molto di più che l’influenza suina?

BF
No. E qui è la mia preoccupazione con queste 70 milioni di dosi di H1N1 non usati e il vaccino stagionale che non è stato usato. Molti di questi vaccini contengono il thimerosal, che è un conservante che contiene mercurio, perché molti di loro sono in fiale multidose e c’è solo una piccola quantità in monodose esente da mercurio o tracce di mercurio. Qui abbiamo molte dosi NON usate di vaccino influenzale e questo ogni anno e la maggior parte contiene timerosal. Lei sa che i vaccini che contengono questo ingrediente NON possono essere smaltiti regolarmente negli spazi normali dove si smaltiscono queste sostante e nemmeno essere buttate negli scarichi dei lavandini, perché viene considerato come materiale pericoloso. Non si possono buttare delle sostanze che contengono mercurio in siti di smaltimento normali o buttarli negli scarichi. Questo è scioccante: non si possono smaltire regolarmente come altre sostanze ma si possono mettere dentro le persone..

DM
Dunque si possono iniettare in un bambino innocente o un neonato ma non si possono buttare nella spazzatura.

BF
No

DM
Dunque è una osservazione interessante quella che lei sta facendo rispetto alla realtà, a quello che sta realmente accadendo qui. Ci sono ca 70milioni di dosi H1N1 che non sono stati usati lo scorso anno. Lei sa se sono state smaltite in maniera appropriata o se stanno usando questo vaccino per incorporarlo e combinarlo con il vaccino della stagione influenzale?

BF
Beh dipenda da quando questo vaccino H1N1 lo scorso anno è stato fatto. Perché c’è ovviamente una data di scadenza. Io penso che un numero di queste è scaduto a giugno 2010. E non so quanti e come eventualmente sono finiti nella produzione di questo vaccino H1N1, forse alcuni possono essere usati nella formula trivalente di questa stagione. Non ho la risposta per questo.

DM
Potrebbe essere interessante se Lei potesse scoprire e vedere questa questione e quindi potremo poi in futuro dare un resoconto di quel che sta succedendo. Perché io ho la preoccupazione che stiano facendo in modo di disfarsi di questo mettendolo in nuovi vaccini. Anche se in alcuni casi, non ha molta importanza perché l’incentivo per fare questo sarebbe solo per accertarsi di non sprecarlo, ma se di fatto il governo l’ha già acquistato, allora non c’è nessun incentivo ulteriore per fare questo. Penso infatti che loro hanno acquistato tutta la partita di vaccini e non sono in un inventario in giacenza magazzino delle aziende farmaceutiche.
Quindi l’incentivo sarebbe l’opposto. Fare nuovi vaccini perché possano essere venduti.

BF
Si, quello che penso è che dobbiamo osservare molto seriamente questa questione del vaccino influenzale. Dobbiamo certamente richiedere che siano fatti degli studi scientifici appropriati, intendo per color che vogliono usare questo vaccino, questo è assolutamente dovuto. Sembra che ogni volta che il CDC raccomanda un vaccino per uso universale, sia su bambini e ora su adulti, ci sia la questione se sia o meno veramente richiesto, necessario. Io sono molto preoccupata di questo perché tutti dovremmo avere il diritto di fare delle scelte libere sulla cura medica che vogliamo. Incluso il tipo di prodotti che vogliamo usare e questo deve valere anche per i vaccini.

DM
Può far sapere ai nostri ascoltatori qual è lo stato attuale del vaccino influenzale?. Precedentemente Lei ha menzionato che vene raccomandato per ogni persona dai 6 mesi al tempo della sua morte. Ma questa raccomandazione è stata trasformata in politica obbligatoria per bambini in età scolastica? In altre parole: se non fanno la vaccinazione stagionale annuale, possono non essere ammessi a scuola?

BF
So che in molti stati negli ultimi anni hanno cercato di avere questo come obbligatorio o lo hanno ottenuto. Confesso di non aver fatto di recente una revisione degli stati che hanno aggiunto questa clausola, lo farò. So che genitori di diversi stati stanno cercando di fare pressione sui loro legislatori perché non sia richiesto il vaccino influenzale nel momento in cui il bambino va a scuola. Come Lei sa, negli ultimi 25 anni c’è stata questa incredibile spinta ad avere questo tipo di vaccini in forma obbligatoria. Mi ricordo nel 2007, 6 mesi dalla licenza del vaccino Gardasil, avvenuta nel 2006, che le aziende e le lobby si comportarono in modo molto aggressivo perché i legislatori mettessero questo come obbligatorio per le ragazze dal loro 6 grado scolastico. Quindi questa è la tendenza sia delle aziende che producono vaccini che vogliono avere il mercato stabile che possono prevedere, perché i mandati sono fatti rispettare dai funzionari pubblici della salute che vedono ogni microrganismo come potenzialmente sradicabile con i vaccini. Loro sono filosoficamente molto a favore di queste leggi. Nel frattempo le persone stanno perdendo il loro diritto di poter fare delle scelte; ogni volta che viene richiesto per legge un vaccino, perdiamo ogni volta un po’ della nostra libertà di fare delle scelte su un tipo di prodotti che invece siamo obbligati ad usare. Prodotti come i vaccini che contengono degli additivi come il mercurio e l’alluminio che possono causare dei danni cerebrali e morte. Ogni vaccino ha un rischio implicito per danneggiare o creare morte. Se per caso avete dei fattori di alto rischio biologico o genetico, questo vi porta ad avere un rischio ancora maggiore rispetto ad altri. Possono crearvi un danno ancora maggiore di altri nell’uso dei vaccini. Possono causarvi un danno ancora peggiore e se siete obbligati a farlo, poi non avete speranza, perché fondamentalmente quello che lo stato vi sta dicendo è che o vi allineate e allineate a queste direttive i vostri figli oppure essi non possono andare a scuola ed avere alcuna preparazione scolastica. E queste regole continuano anche nel college: non sarà possibile avere una formazione scolastica perché non avete fatto un vaccino che però potenzialmente può danneggiarvi. E le funzioni sociali collegabili a questo fatto in futuro possono essere molto più grandi come non avere il permesso per un lavoro, una patente,non poter salire su un aereo, non poter entrare in un ospedale o avere una assistenza infermieristica a casa perché non potete mostrare prova di essere stati vaccinati ogni anno con vaccino influenzale. In tutta questa visione c’è qualcosa di veramente sbagliato.

DM
Si assolutamente. È qualcosa di spaventosamente sbagliato La vera difficoltà è che non sappiamo la conseguenza a lungo termine di tutte queste vaccinazioni. Come abbiamo evidenziato precedentemente studi per la sicurezza a lungo termine non sono stati fatti. E Lei ha citato anche la questione dello squalene, e dei metalli pesanti e leggeri come mercurio e alluminio, ma abbiamo anche la questione della contaminazione e del rotavirus recente, che può contaminare potenzialmente questi vaccini. Non c’è una comprensione di quali siano veramente le implicazioni acute nel lungo termine, sia nella seconda che nella terza generazione. I figli dei figli che ricevono questi vaccini… non sappiamo proprio…sono semplicemente inseriti nel nostro DNA e non abbiamo nessuna comprensione di tutto questo. È veramente shockante. Fortunatamente, voglio terminare questa intervista con una nota positiva, e ricordare ad ognuno che possiamo veramente fare la differenza. Chiunque stia ascoltando questa intervista sta svolgendo un ruolo veramente importante ; per esempio per il contributo dato al fatto che solo il 25-30% degli americani siano caduti preda l’anno scorso di questa follia e si sono fatti vaccinare. Questo è un dato che Noi stiamo vincendo. Quel che mi sono dimenticato di evidenziare è che il vaccino H1N1 l’anno scorso NON era obbligatorio e per questo è stata una vittoria maggiore. Come Lei ha anche citato, ed è stata la questione più importante: non vogliamo perdere la nostra libertà. Educando le persone, informandole, dando loro dei fatti che le fonti convenzionali non danno loro per esempio e facendo in modo che possano fare una scelta intelligente ed informata: continueremo su questa strada. Incoraggerei ognuno di voi che sta ascoltando questa intervista a fare cosi e passare questa parola, ad essere informato ed educare amici e parenti perché sarà impossibile che vengano a sapere tutte queste cose dai media convenzionali. La verità vien continuamente celata. Non possono perciò fare una scelta informata se non hanno questa possibilità. Ci sono molte persone che non si stanno vaccinando ora. Stiamo veramente facendo la differenza. Ognuno di voi che sta ascoltando, può svolgere un ruolo molto importante nel conservare la nostra libertà e proteggere i nostri bambini.

BF
Vero. È giusto perché Lei sa che questi vaccini saranno autorizzati nel libero mercato e soggetti quindi a leggi di domanda e offerta. Significa che se le persone li vogliono, saranno usati. Se le persone vengono convinte e la scienza è lì a dire loro che sono dei prodotti efficaci e sicuri, loro li useranno. Ma se la scienza lì non c’è, allora ci saranno persone come abbiamo visto lo scorso anno che avranno più attenzione e cercheranno prove se questi vaccini sono effettivamente sicuri ed efficaci. Qual’è la prova che la H1N1 era necessario e sia stata una pandemia letale? Quali le prove che tutti avremmo dovuto metterci in file e avere il vaccino? Queste persone hanno visto, hanno visto l’evidenza che non era convincente e hanno cosi avuto il diritto di fare una scelta. Quindi facciamo il possibile perché in questo Paese non si finisca mai in una situazione in cui essere obbligati ad avere un vaccino influenzale che non sia stato adeguatamente studiato e non dia prove di essere sicuro, efficace e necessario.

DM
Assolutamente! Io penso abbiamo dato abbastanza informazioni e abbiamo dato un resoconto e riassunto di ciò che è accaduto lo scorso anno e che sta per accadere. Spero che abbiamo dato sufficiente ispirazione e incoraggiamento perché ognuno possa continuare questo buon lavoro e diffondere il messaggio. Facciamo in modo che le persone sappiano che possono essere degli evangelisti di salute e proteggere persone innocenti da danni che possono derivare dall’esporsi a questo processo cosi dannoso che sta per essere riproposto e che appare nella più parte dei casi essere un bieco profitto per le case farmaceutiche. io sarei molto in ascolto e manterrei veramente il buon lavoro fatto.

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